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Cenni storici su Santa Barbara |

Santa Barbara
Jacopo Palma il Vecchio - Venezia
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Premessa
Agli inizi del IV secolo il Cristianesimo non era stato
ancora riconosciuto ufficialmente dagli imperatori
romani. Esso era sorto come una ventata, d’improvviso.
La sua diffusione, soprattutto nelle classi inferiori
dei centri urbani, era stata di una rapidità miracolosa.
In un mondo abbruttito dallo schiavismo e dalle
violenze, il Cristianesimo significava la bontà
misconosciuta; era una forza nuova che negava e
rovesciava, i valori terreni ed umani esaltando la
semplicità, la purezza, la carità: un’altissima etica
alle cui basi stavano gli umili, gli afflitti. |
Le persecuzioni di Nerone, Domiziano, Traiano, Marc’Aurelio,
Settimo Severo e Massimiano non lo avevano incrinato.
Sublimato, anzi, dai sacrifici dei martiri e dei
perseguitati, si era cementato in un blocco che nessuna
forza umana aveva potuto sfaldare.
Duri agli stenti, alle torture, ai sacrifici quotidiani,
costretti a vivere sottoterra in buie catacombe, schiavi
e proletari, dall’Oriente all’Occidente, cercavano
conforto alle persecuzioni ed alla loro miseria
rifugiandosi nella religione nuova di Cristo.
Fino al terzo secolo, gli stessi Papi di quel tempo non
sfuggirono alle persecuzioni. In questo stato di cose si
deve far risalire la nascita della nostra Patrona.
Bisogna giungere al 313 con la proclamazione dell’editto
di Milano da parte dell’Imperatore Costantino perché i
Cristiani potessero professare la loro fede e fu
permessa la libertà di culto.
Per quanto riguarda la nostra Santa esistono molte
redazioni in greco e traduzioni latine della vita e
della passione di Barbara; si tratta, però, di
narrazioni leggendarie, il cui valore storico è molto
scarso, anche perché vi si riscontrano non poche
divergenze. In alcune, infatti, il suo martirio è posto
sotto l’impero di Massimino il Trace (235-238) o di
Massimiano (286-305), in altre, invece, sotto quello di
Massimino Daia (308-313). |
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Santa Barbara
Francisco Goya - Madrid
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Né maggiore
concordanza esiste sul luogo di origine, poiché si parla
di Antiochia, di Nicomedia e infine, di una località
denominata “Heliopolis” distante dodici miglia da
Euchaita, città della Paflagonia.
Nelle traduzioni latine, la questione si complica
maggiormente, perché per alcune di esse Barbara sarebbe
vissuta nella Toscana e infatti nel Martirologo di Alone
si legge: “In Tuscia natale sanctae virginis et
martirys sub Maximiano imperatore”. Barbara Ci si
trova, quindi, di fronte al caso di una martire il cui
culto fino all’antichità fu assai diffuso, tanto in
Oriente quanto in Occidente; invece, per quanto riguarda
le notizie biografiche, si possiedono scarsissimi
elementi: il nome, l’origine orientale, con ogni
verosimiglianza l’Egitto ed il martirio. La leggenda,
poi, ha arricchito con particolari fantastici, a volte
anche irreali, la vita della martire: si tratta di
particolari che hanno avuto un influsso sia sul culto
come sull’iconografia.
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La vita
Gli storici non sono d’accordo circa l’anno preciso
della nascita di Barbara. (N.d.R: Barbara cioè
straniera, non romana). Secondo notizie raccolte dalla
“Leggenda Aurea” di Jacopo da Varazze, Arcivescovo di
Genova (1292_1298) e secondo gli agiografi più
attendibili, S. Barbara nacque nel periodo dell’impero
di Massimiano, nel III secolo, verso il 217 d.C., a
Nicomedia di Bitinia (l’odierna Ismid a sud – est di
Scutari d’Asia), nell’interno del Bosforo, da padre
Dioscoro (per molti Dioscuro) e dalla madre della quale
non è pervenuto neanche il nome. Il Cristianesimo era
ancor giovine, e sul trono dei Cesari, Massimiano, l’illirico
Massimiano, rozzo quanto lussurioso, non smentiva i suoi
predecessori nella ferocia delle persecuzioni,
metodiche, accanite. Tormentare i Cristiani per lui era
diletto. |

Santa Barbara
Jacopo da Empoli - Firenze |
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Tutte le astuzie, tutti gli accorgimenti erano buoni se
in conclusione riuscivano a nuocere. Dominava in tutto
l’Impero un grido rosso di sangue: Christianos ad leones
(i cristiani alle fiere).
Dioscoro nato nel paganesimo, cresciuto ed educato in
ambiente ostile non poteva perciò portar su una famiglia
se non secondo le sue credenze religiose.
Di Barbara, ormai prestante giovinetta, Dioscoro voleva
farne una moglie ricca e mondana di un giovane di nobile
famiglia, anche cresciuto ed educato secondo le credenze
del paganesimo.
Il tempo, però, sovvertì i disegni di Dioscoro. Questi,
ricco mercante, preoccupato dell’avvenenza della figlia,
oggetto di molteplici richieste di matrimonio da parte
di molti giovani della città, fece costruire una torre,
per rinchiuderla, onde sottrarla agli sguardi cupidi dei
troppi pretendenti.
Quando i lavori di costruzione stavano per essere
ultimati, egli dovette partire per un giro d’affari,
avendo cura però di precisare i particolari delle
rifiniture, ordinando ai costruttori di attenervisi
rigorosamente.
La buona novella del Cristianesimo, in quel periodo,
tramite l’insegnamento del Vescovo di Origine,
incomincia a penetrare nell’anima della giovane Barbara. |
Durante
l’assenza del padre, la fanciulla si recò a controllare
i lavori, ed avendo constatato che due sole finestre
erano state aperte nella parte orientale della torre,
insistette tanto che ottenne che i maestri d’opera ne
aprissero una terza, nonostante il loro timore di
contravvenire alle disposizioni del padre.
Tornato questi dal suo viaggio, notò la modifica
apportata al suo progetto. Ne domandò conto ai
costruttori, che riferirono la richiesta della figlia.
Questa chiamata a rendere ragione della sua
interferenza, rispose: ”Tre sono le sorgenti di luce,
che illuminano ogni uomo che viene in questo mondo, il
Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo”.
Dioscoro comprese che la giovane era diventata cristiana;
cercò allora di farla recedere dalla sua fede, con tutti
i mezzi: con le minacce, con le blandizie, con le
fustigazioni, con le promesse, con le percosse. Vistala
irremovibile, la segregò nella torre, privandola di ogni
conforto; ma ogni volta che tornava, per trovarla
disposta a rinunciare alla sua fede, la sorprendeva
immersa nell’orazione.
Esasperato dall’incrollabile ed invincibile costanza
della figlia e perduta ogni speranza di un suo
ravvedimento, Dioscoro stesso si presentò al
prefetto-giudice Marziano, accusandola di essere
cristiana e richiedendone la morte, dopo crudeli
tormenti. Marziano mandò allora il notaio Geronzio a
prelevarla, per essere tradotta al suo cospetto:
La meravigliosa bellezza della giovane stupì il
prefetto-giudice, e quanti poterono ammirarla,
disponendo benevolmente nei suoi confronti. Ma dopo
reiterate ed insistenti pressioni, per indurla a fare
sacrifici agli dei, visti frustrati i suoi tentativi
della forza convincente degli argomenti e delle
citazioni bibliche della Santa, in difesa della verità
della sua fede, tanto da provocare attenzioni ammirate e
commosse tra la folla presente e qualche conversione (
ad esempio S. Giuliana), Marziano, punto dalla
indifferenza della fanciulla alle proprie attenzioni per
la sua bellezza, ordinò che fosse denudata, fustigata,
ustionata e buttata in carcere:
L’indomani, richiamatala in giudizio e constatata la
perfetta guarigione delle ferite, come se non fossero
state inferte, accecato di furore, le fece amputare le
mammelle ed esporla, nuda, al ludibrio della folla
circostante; quindi, permanendo Barbara al suo santo
proposito, la condannò alla pena capitale.
Il padre stesso avocò a sé il privilegio di esserne il
carnefice e, trascinata sul monte delle esecuzioni la
decapitò:
Questo avvenne il 4 dicembre dell’ Anno 305 d.C.
Narra la leggenda che mentre Dioscoro, padre - carnefice
della Santa, discendeva dal monte del supplizio, ad
esecuzione avvenuta, fu colpito dal fulmine, che lo
incenerì ed il vento disperse le sue polveri.
Il culto
La fine così raccapricciante della giovinetta, aveva
lasciato una traccia troppo vivida nella coscienza dei
cristiani che erano sì, abituati a piangere i loro
morti, ma mai avrebbero pensato che sulle carni di una
piccola vergine si potesse abbattere tanto disumano
furore.
E’ chiaro che ogni brandello di quella storia fu
conservato nella memoria della gente, gelosamente
custodite tramandato fino al giorno in cui fu possibile,
finalmente, poterne celebrare liberamente la gloria. E
fu un trionfo!
Come un’epidemia quella storia si diffuse fin nelle più
lontane propaggini dell’impero restando miracolosamente
intatta e anzi, trovando sempre ulteriori stimoli di
affermazione e di crescita.
Il culto di Santa Barbara fu culto forte, che lasciò le
sue impronte, ancora oggi visibili e verificabili. |

Teschio della Santa nel Reliquiario della Chiesa
di San Pietro Apostolo di Montecatini Alto |
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Esso, per la prima volta, si manifestò a Nicomedia, poco
dopo il suo martirio e si estese gradualmente, ben
presto a Costantinopoli, nell’Asia Minore, in Italia e
nell’intera Europa.
Il culto della Santa ebbe fra i cristiani forme di
origini varie. Nel medio evo infatti S. Barbara fu
ritenuta protettrice dei lebbrosi e degli storpi. Ebbe
anche forme strane che talvolta rasentavano il
feticismo: a Marolles les Bains, per esempio, gli
affetti dal morbillo e dalla scarlattina erano certi di
essere guariti bevendo della polvere raschiata dai muri
della cappella di S. Barbara sciolta nell’acqua.
In oriente i copti del Cairo si ungevano il viso con
olio, detto di Santa Barbara e ciò per prevenire o
curare una affezione della pelle chiamata appunto “male
di Santa Barbara”.
In occasione del 4 dicembre, i contadini rumeni
spalmavano il viso dei loro bambini con olio benedetto o
con succo di vitalba per preservarli del vaiolo; a
Barasie, nel passo di Calais, il primo venerdì di ogni
mese le donne conducevano le loro creature alla cappella
della Santa perché imparassero a camminare e evitare
loro cadute; in Alzsazia era invocata per qualsiasi
specie di malattia dei bambini.
Era invocata anche per facilitare la gestazione, contro
la sterilità e contro la formazione di calcoli. |
Infatti
anche il Vescovo Dati di S. Leone calabro, negli ultimi
mesi (versi da lui dedicati a S. Barbara), ha scritto
che essendo sofferente di un enorme calcolo vescicole,
si raccomandò alla Santa: et in spatio forse di tre hore
/ gittai la pietra, et senza medicina / cessò tutto il
mio male et grande dolore.
E’ anche Protettrice dei raccolti: in molte campagne
d’Italia e della Francia, il 4 dicembre, vi è ancora
l’uso di mettere i semi di frumento in un piatto con
acqua e poca terra: il frumento germoglia a Natale se ne
veggono gli effetti dai quali si deducono i presagi sul
raccolto. |
Una secolare tradizione, accettata in tutto il mondo, ha
fatto considerare, come è noto, la Vergine Martire come
Protettrice di tutti coloro che maneggiano gli esplosivi
per usi di guerra - artiglieri, marinai, genieri - o che
ne adoperavano per scopi di carattere industriale –
minatori, fabbricanti di artifizi – o di coloro che
contro il fuoco agiscono per difesa di persone e di beni
– vigili del fuoco.
Inoltre dopo la scoperta della polvere pirica – nel 1320
– i minatori, i “bombardieri”, i genieri e tutti quelli
che col fuoco e le polveri avevano dimestichezza
elessero Santa Barbara a loro Patrona.
Sulla porta delle polveriere, infatti, e a prua delle
navi, accanto alle polveri da cannone fu collocata
l’immagine di Santa Barbara a significare che dov’è la
sua presenza non divampava il fuoco. Da ciò è facile
arguire che, per gli stessi motivi, anche i minatori e i
vigili del fuoco si sono messi sotto la protezione di
Santa Barbara.
Numerosi furono nel XIV secolo i manuali di Artiglieria
che stabilivano che “prima di accendere le micce” si
invocasse il nome di Santa Barbara facendosi il segno di
croce.
Da ricordare, ad esempio quelli di Luigi Colloquio,
“ingegnero” del Real Esercito di Sua Maestà Cattolica in
Italia, o i documenti ufficiali di Re Carlo V di
Sicilia, o le istruzioni di rito, nelle varie Suole di
Artiglieria. |
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Santa Barbara
Santa Maria in Traspontina - Roma
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Documenti
notevoli sono le celebri Ordinanze di Carlo V, dettate
per la scuola di artiglieria di Burgos, nelle quali
viene esplicitamente dichiarato “dover l’artigliere,
quando la palla viene introdotta e invocare l’aiuto di
Santa Barbara”.
Il capitano Strenno Zaccaria Schiavina, parlando ai suoi
artiglieri, diceva che bisognava “temere Iddio ed amare
Santa Barbara”. Eugenio Gentilizi da Este, nella sua
Instrutione de’ bombardieri raccomandava alle truppe di
tenere “buona ed onesta condotta in onore di Santa
Barbara”.
La mistica tradizione di considerare Santa Barbara
protettrice dell’artiglieria, genio e marinai è ormai
consacrata dalla millenaria consuetudine; tale è anche
considerata dai chimici-esplosivi, dai minatori, vigili
del fuoco, depositi polveri e munizioni, stabilimenti di
artiglieria e artificieri in genere, fortezze e
polveriere delle navi (sulle navi da guerra la
polveriera è denominata ancor oggi “santabarbara”).
Le leggende, scaturite dalla fantasia dei popoli intorno
alla forma del suo martirio, varie nella forma, non
differiscono nelle regioni tutte attendibili, per le
quali alla Santa attribuita la protezione degli
artiglieri, minatori e marinai.
Unica cosa è che Barbara è adorata fin dal secolo IV,
come Protettrice di quanti fossero in imminente pericolo
di morte e più specialmente da coloro che fossero
esposti al fuoco, comunque prodotto, da incendio o da
folgore.
Le reliquie
Se non abbiamo certezze storiche sulla vita della Santa
Barbara, figuriamoci se ce ne sono sulle fonti relative
all’autenticità storiche delle varie reliquie. Gli
studiosi, al riguardo, hanno navigato per secoli nel
mare delle ipotesi. In mancanza di documenti
storicamente inoppugnabili, è difficile ricostruire le
vicende delle reliquie, anche perché molte sono le
divergenze sul luogo d’origine, così come sulla data del
martirio. |
Si dice che un cristiano di nome Valentino, richiese a
Marziano il corpo di S. Barbara, che seppellì
riverentemente nel luogo chiamato “Sole” (probabilmente
Etiopoli), in una piccola abitazione dove si rinnovarono
frequentemente i miracoli, ottenuti da Dio, per
intercessione della Santa.
E’ certo che esso rimase a Nicomedia sino al IV secolo,
epoca in cui l’imperatore Giustino lo fece trasportare a
Costantinopoli dove Leone, verso la fine del IX secolo,
fece erigere una chiesa nella quale venne custodito il
corpo della Santa. Moltissime città nel mondo reclamano
il possesso delle reliquie di Barbara. Ci sono infatti
versioni molto discordi circa le città e i luoghi dove
si troverebbe il corpo della Santa, alcune di queste
vantano documentazioni storiche. |
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Cappella di Santa Barbara - Rieti
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Nel mondo
Il Cairo, Costantinopoli e Kiev rivendicano il possesso
delle reliquie, mentre la testa è venerata a Novgorod,
in Russia, che ne possiede anche il seno pietrificato in
PomeraniaIn Italia
- RIETI >>> Molti affermano che intorno al
286-287 Barbara si trasferì presso la villa rustica
di Scandriglia, oggi in provincia di Rieti, al
seguito del padre Dioscoro, collaboratore
dell’Imperatore Massimo Erculeo. La conversione alla
fede cristiana di Barbara provocò l’Ira di Dioscoro
e che , come abbiamo visto portò al suo martirio.
La tradizione narra che terrore per l’efferato
delitto commesso dal padre Dioscoro pervase il
popolo di Scandriglia. Un pio uomo fece dare alle
spoglie della Martire onorata sepoltura nei pressi
di una fonte, che divenne ben presto memorabile per
miracoli ottenuti per intercessione della Santa.
Cessate le persecuzioni contro i cristiani, nella
stessa località sorse una piccola edicola dedicata
alla gloriosa Martire. Quella edicola fu
trasformata, dopo l’editto di Costantino, in chiesa,
e quivi i cristiani si riunivano per venerare la
Santa e ricordarne il martirio. Durante il secolo IX
i Saraceni, chiamati per liberare la Sicilia dalla
dominazione greca e divenuti in breve tempo padroni
di tutta l’isola, di là si spinsero a saccheggiare
le province della penisola.
Anche la Sabina fu devastata, ad eccezione della
città di Rieti e della abbazia di S. Maria di Farla.
Il territorio di Scandriglia, su cui sorgeva la
città di Defila /chiamata anche Numadia o Vesbola)
subì la stessa sorte e dell’antica villa di Dioscoro
e della chiesetta di S. Barbara non rimasero che le
rovine.
Solo più tardi, nei pressi della polla d’acqua
miracolosa, fu costruita una cappella che conserva
ancora oggi il titolo di “Ecclesia Martyrii Sanctae
Barbarae”.
In seguito i reatini, già da tempo devoti alla
grande Eroina, per sottrarre la serenata salma alle
rovine e alla desolazione di quei luoghi, la
trasportarono a Rieti.
Le sacre spoglie prima furono sistemate sotto
l’altare maggiore della stessa Cattedrale, tra i
sacri corpi di S. Giuliana vergine e martire, e di
S. Felice martire; quindi, tra il sec. XII e XIII,
cioè parecchi anni prima che fosse onorata con la
consacrazione che ne fece Papa Onorio III nel 1225,
furono sistemate sotto l’altare maggiore della
moderna Cattedrale; infine, il 27 aprile 1806, sotto
il rinnovato altare maggiore della stessa
Cattedrale.
Rieti vuole e proclama sua Santa Barbara e ne venera
le spoglie. Al riguardo la leggenda narra che mentre
si tentava di rapire le spoglie della Santa tutte le
campane della città si mettessero spontaneamente a
suonare a stormo e che i rapitori, paralizzati dallo
spavento, avrebbero desistito alla sacrilega
impresa. Questo miracolo parve ai repentini prova
manifesta della volontà della Santa di rimanere
sepolta a Rieti.
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Santa Barbara Piacenza |
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- PIACENZA >>> Carlo Magno, re d’Italia e
conquistatore di Nicomedia, avrebbe ottenuto dal
Pontefice Formoso che la venerata spoglia di S.
Barbara, fosse donata alla di lui sorella Angilberga,
vedova dell’imperatore Lodovico II e fosse sepolta
nella cripta della monumentale Basilica di S. Sisto
in Piacenza.
E’ accertato che il Vescovo di Piacenza in unione
con l’artigliere Duca d’Aosta, comandante della III
armata, sulla base, pare, di documenti
inoppugnabili, verso il 1915 abbia desunto in modo
equivocabile che il corpo di S. Barbara di Nicomedia
sia effettivamente quello conservato nella chiesa di
S. Sisto in Piacenza, nella cripta dedicata ai
Caduti e solennemente inaugurata alla presenza del
Re Vittorio Emanuele III dopo la grande guerra
vittoriosa. Sul medesimo altare, in un quadro del
Raffaello, la Santa è raffigurata in atto di
venerazione ai piedi della Vergine.
Durante la guerra 1915-1918, pur essendo Piacenza
circondata da numerose polveriere e depositi di
munizioni, i piacentini ricevansi tranquilli essendo
S. Barbara entro le mura della città; ed infatti
nulla accadde di eccezionale.
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BURANO >>> Nel 991 Giovanni
Orseolo, figlio del Doge di Venezia, trovandosi a
Costantinopoli chiese in sposa la nipote dell’imperatore
Basilio II, che era cattolicissimo. L’imperatore acconsentì
e le nozze furono celebrate con sfarzo. Quando il giorno
della partenza fu prossimo , l’augusta sposa prima di
abbandonare la patria volle con sé le reliquie di S.
Barbara, di cui era particolarmente devota. Le sacre
spoglie, trasportate a Venezia e deposte dapprima nella
basilica di S. Marco furono depositate nel 1009 a Torcello,
nella chiesa di San Giovanni Evangelista, mentre la reliquia
del cranio, custodita prima in un busto di legno poi in uno
di metallo, era stata collocata nella chiesa di S. Barbara
dei Librari.
Con soppressione della parrocchia, il 15 settembre 1594,
l’insigne reliquia fu portata a S. Lorenzo in Damaso. Il
reliquario, parte in argento, parte argento e bronzo dorato,
è da attribuirsi alla prima metà del XVI secolo. Le sacre
spoglie sarebbero state poi trasportate nell’isola di Burano
(1810), e collocate in un altare della chiesa di S. Martino,
dove tuttora sono venerate.

Burano - Chiesa di San Martino che
custodisce l'Urna di Santa Barbara
Ad avvalorare che le spoglie della Santa
riposano nel sacello di Burano sta nell’atto di fede
compiuto dal patriarca di Venezia, Card. Roncalli (poi Papa
Giovanni XXIII), che designò S. Barbara, quale una dei sette
Patroni della città. I buranesi sostengono che il vero corpo
di S. Barbara sia quello conservato nella loro chiesa di S.
Martino e nel 1926, quasi per rendere ufficiale
l’autenticità della reliquia, trasportarono il glorioso
corpo della Santa con grande pompa nella cappella costruita
per i Caduti in guerra. I pescatori di Burano, quando il
mare è grosso e minaccia burrasca ancora oggi la loro antica
invocazione: Santa Barbara del canon / Protegeme da sto ton
/ Protegeme da sta saeta, / S. Barbara benedetta.
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MONTECATINI E PISA >>> Mancano
notizie precise su come si sia sviluppato il culto di S.
Barbara in terra toscana e come possa essere giunta
l’importante reliquia con il prezioso reliquario.
La distruzione di Montecatini nel 1554 fu davvero fatale,
perché Cosimo dei Medici, presumendo di cancellare perfino
la memoria del Castello, fece bruciare tutti gli archivi.
Osservando il teschio di S. Barbara, conservato nello
splendido reliquario della Chiesa di S. Pietro Apostolo di
Montecatini Alto, ci si può porre la questione di come e per
quale ragione si trovi al Castello una reliquia così
importante della vergine e martire di Nicomedia.
Tralasciando il problema dell’autenticità delle reliquie dei
santi, stabilita dalla Chiesa, si deve constatare che queste
memorie di devozione si trovano soprattutto nelle città di
mare o in luoghi che hanno avuto con questi centri rapporti
politici e commerciali di una certa rilevanza. Questo vale
per le reliquie dei santi provenienti da fuori, soprattutto
dall’Oriente. Tali rapporti politici ed economici
soprattutto nell’alto Medioevo, furono mantenuti dalle
repubbliche marinare di Amalfi, Venezia, Pisa e Genova:
guerrieri, mercanti e banchieri facevano a gara per
riportare nelle loro città, oltre che prodotti dell’Oriente,
anche i corpi dei martiri e dei santi, di cui vi era
ricchezza in quelle terre, per onorarli degnamente nelle
loro cattedrali e per ricordo anche delle proprie gesta.
E’ certo che a Pisa, nella raccolta di reliquie della chiesa
Primiziale, si trova l’osso mandibolare attribuito alla
martire Barbara (ne fa menzione anche il canonico Paolo
Tronci nella descrizione delle chiese capitolari della
città, in un manoscritto della seconda metà del XVII
secolo). La mandibola di Pisa completa il teschio di
Montecatini che ne è privo e a detta del prof. Carlo Fedeli
(come riporta Giovanni Gentili nella sua pubblicazione per
il 17° centenario del martirio di S. Barbara del 1936) “ i
capi articolati o condili corrispondono con la cavità
glenoidea dei temporali”.
Poiché le due ossa non possono combaciare esattamente se non
appartengono allo stesso cranio, conclude il prof. Fedeli,
ne deriva conseguentemente che il teschio incompleto di
Montecatini che la mandibola di Pisa appartengono alla
stessa persona, cioè al corpo di S. Barbara o a quello
ritenuto suo. Se esaminiamo i rapporti politici ed economici
fra Pisa e Montecatini nel secolo XIV, sotto Uguccione della
Faggiola, se consideriamo che il reliquario è di un epoca di
poco posteriore a tale secolo, appare evidente che una parte
del cranio della Santa sia stata ceduta a Montecatini da
Pisa, tanto più che ai pisani era certamente noto che
Barbara era stata scelta da Montecatini come Patrona fin
dall’alto medioevo e che pertanto avrebbe gradito una
reliquia così importante della vergine martire Nicomedia.
Un’altra spiegazione più plausibile è che al tempo delle
Repubbliche marinare, Venezia , voleva il dominio di tutti i
nostri mari. L’unico suo problema era l’importanza della
Repubblica di Genova nel mar Tirreno e nel Mediterraneo per
commerci con il Medio Oriente. Per ottenere la supremazia
dichiarò quindi guerra a questa sua rivale, alleandosi a
Pisa. Quest’ultima accettò volentieri ma volle come
ricompensa, tra l’altro, la testa di Santa Barbara. La
Repubblica veneta a malincuore accondiscese a questo
desiderio pur di ottenere il risultato sperato.
Dopo qualche tempo Pisa non voleva sottostare ai voleri di
Firenze. Si preparò a resistere allo strapotere fiorentino
chiedendo aiuto a Montecatini. Questa accettò di dare il suo
contributo reclamando una parte delle reliquie di Barbara.
Pisa acconsentì a dare il teschio alla sua alleata
mantenendo per sé la mandibola dello stesso. E’ pur vero che
mancano documenti probativi o verbali che attestino il
possesso di queste reliquie a Pisa e a Montecatini. Queste
sono dovute esclusivamente al fatto che moltissimi documenti
sono stati distrutti durante l’assedio, gli incendi ed i
saccheggi di cui fu vittima il Castello della città di
Montecatini, specialmente da parte dei fiorentini.
Tra le svariate ipotesi relative alla presenza di reliquie
di Barbara in Toscana quella sopra riportata risulta la più
attendibile e in parte storicamente riconosciuta.
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VARIE ZONE D'ITALIA >>> Il Diario
Romano del 1926, indica altre reliquie di Santa Barbara
conservate in un cofanetto del XII secolo nel Tesoro di San
Giovanni in Laterano a Roma, oltre che nella chiesa di Santa
Maria in Trasportina (nell’altare a Lei dedicato c’è un
frammento del suo braccio), nella Basilica dei Santi Cosma e
Damiano e nella parrocchia di Santa Barbara alle Capannelle, proveniente dal corpo conservato a Venezia. Altre reliquie
si trovano a Napoli, presso la Cappella della chiesa della
Real Casa della SS. Annunziata, a Cremona, a Mantova, a
Trapani ed a Carbonia.
Non dobbiamo lasciarci ingannare dall’apparente stato
confusionale in cui le varie vicende si sono andate
depositando nel corso dei secoli, o dall’accumulo di luoghi
e siti che, in qualche modo, ne rivendicano varie paternità
(di origine, di morte, di conservazione delle reliquie).
Quel che conta è che per essere stato così dirompente quel
martirio, doveva fondarsi su elementi di grande fruibilità e
leggibilità, di quelli che vanno diritto al cuore, e forse
anche al cervello degli uomini.
L’abate Zaccaria ritiene che siano esistite altre sante
dallo stesso nome, quindi le varie città che si contendono
l’onore di possedere il corpo di S. Barbara non sono del
tutto in errore.
Ma qual è l’autentica S. Barbara di Nicomedia, Patrona
dell’artiglieria, del genio, dei minatori e dei vigili del
fuoco?
Per noi Artiglieri è quella le cui spoglie riposano venerate
a Burano.
Nell'arte

Santa Barbara Torino |
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Santa Barbara, oltre che nella leggenda e nella storia
bisognerebbe conoscerla anche nell’arte . La Santa ebbe
la gloria di essere celebrata, attraverso i secoli dai
più famosi artisti del pennello e dello scappello, quali
Van Eyck, Giacquerio, il Botticelli, Luca della Robbia,
il Pinturicchio, Palma il Vecchio, il Francia, Brescia,
il piemontese Defendente Ferrari, il Domenichino, Gian
Lorenzo Bernini, ecc. Anche i nostri tempi hanno veduto
artisti gareggiare per darci la figura della Santa delle
folgori e delle fortezze e delle battaglie: vedasi la
statua bronzea del senatore Canonica, collocata sotto
l’Arco del Monumento all’Artigliere a Torino (al
Valentino)...
…e tra le più recenti, la magistrale navata a Roma
nell’Istituto storico e cultura dell’Arma del Genio.
La figura di Santa Barbara ha ispirato Giovanni Van Eyk
che riprodusse il martirio della Santa in un magnifico
quadro del 1437 e tutt’ora esposto nel Museo di Anversa.
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| Fra le
innumerevoli opere d’arte di tutte le epoche che
testificano il culto degli artiglieri alla loro Santa
Patrona, le più insigne e indubbiamente la più nota, è
la Santa Barbara di Jacopo Palma il Vecchio, celebre
pittore della scuola veneta che rivaleggiò col sommo
Tiziano. Il quadro, del 1500, trovasi a Venezia nella
chiesa di S. Maria Formosa – (vedasi inizio rubrica ).

Arco Monumentale all’Artigliere
d’Italia di Torino
con la Statua di Santa Barbara |
Di questo quadro sono state fatte molte
riproduzioni ed è, si può dire, l’immagine di Santa Barbara
ufficialmente riconosciuta come Patrona degli Artiglieri. In
esso la figura della bellissima giovane, campeggia nel dipinto
con singolare nobiltà austera, con lo sguardo dolce, sereno e
puro: è rappresentata col capo coronato e con la palma del
martirio nella mano destra; nello sfondo del quadro, (a sinistra
di chi guarda), si vede la torre che secondo la leggenda aprì le
sue mura sottraendola all’ira del padre inferocito.
Il soggetto principale del quadro è stato riprodotto su
medagliette delle quali spesso si ornano artiglieri, marinai e
quanti ambiscono la protezione della Santa.
Il soggetto centrale del quadro figura anche nella
statua eretta sull’arco di trionfo del magnifico
Monumento all’Artigliere a Torino (al Valentino),
monumento che venne inaugurato nel giugno 1930 dagli
augusti Sovrani alla presenza di tutti gli Artiglieri
d’Italia e di una moltitudine di popolo festante.
Opere di grande valore artistico dedicate a S.Barbara
esistono anche nella città di Brescia. Una appartiene
alla chiesa di S.Maria in Silvia ed è opera dell’artista
bresciano Lattanzio Gambara. Il quadro di S. Maria in
Silvia fu eseguito nel 1568. – Un altro di grande pregio
che ricorda il martirio di S. Barbara, esiste anche
nella chiesa di S. Maria delle Grazie (primo altare a
destra dall’ingresso principale) è opera dell’artista
bresciano Pietro Rosa, discepolo di Tiziano Vecellio. Il
quadro maestoso si ammira sull’altare cosiddetto della
scuola bombardieri e dedicato a S. Barbara. Questo
altare è stato eretto al tempo della repubblica veneta
della scuola bombardieri e artificieri d’artiglieria.
Gli artiglieri e bombardieri del tempo avevano ottenuto
questo altare come propria sede religiosa. In questo
superbo lavoro del Rosa è evidentissima la scuola del
grande Tiziano, il quale amava ed apprezzava molto
questo suo discepolo bresciano; alcune guide antiche,
asseriscono che lo stesso Tiziano, ammirato il quadro
abbia personalmente ritoccata la testa del cavallo. Le
sembianze della Santa, ebbero naturalmente, i tanti
lineamenti immaginari -non esistono nessuna iconografia
autentica- quanti furono gli artisti che la vollero
effigiare con colori o con scalpello. Ma in tutte le
figurazioni, essa è sempre rappresentata con aspetto
giovane e avvenente, con nobiltà non disgiunta da
celestiale ispirazione di fede e normalmente , oltre la
palma dei Martiri, ha sempre quanto nel Breve Pontificio
è ricordato circa il Suo martirio. - Un’altra immagine
fu dipinta da Giuseppe Cesari, detto Cavaliere d’Arpino,
sull’altare a Lei consacrato nella chiesa di S. Maria in
Traspontina in Roma, presso Castel S. Angelo.
Bellissimo anche il dipinto di Annibale Caracci,
immagine poco conosciuta ma non meno bella delle altre.
Un altro stupendo affresco di ignoto, probabilmente del
sec. XIV esistente nella Badia di S. Antonio di Ranverso
(Torino). La gentilezza dei lineamenti, l’eleganza e la
snellezza bizantineggiante della figura le danno una
delle più suggestive iconografie della Venerata Santa.
Per finire, ci sono centinaia di immagini di artisti di
ogni livello che hanno voluto cimentarsi nel riprodurre
l’effige di Barbara. Si possono ammirare in centri e
chiese di tutta Italia.
Comunque rappresentata, la Santa Vergine di Nicomedia è
ormai consacrata al culto degli Artiglieri ed essi,
giovani e vecchi, in servizio o in congedo, in terra, in
mare e in cielo, continueranno a venerarla ed invocarla
come loro Celeste Patrona. |
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Santa Barbara
Brescia

Statua di Santa Barbara collocata all’interno
dell’Arco Monumentale all’Artigliere di Torino |
Le Chiese
Numerose sono le chiese, cappelle, oratori, dedicati alla Santa
sparse in tutta Italia. Tra le più prestigiose, oltre alle tre
presenti in Roma, si ricordano quella a Mantova, a Torino, a
Napoli, a Maraviglia in provincia di Arezzo in Toscana nella
diocesi di Fiesole.
A Rovigo esiste invece un altare, opera dello scultore Pietro
Baratta, commissionato dal Podestà di Rovigo, il nobile
veneziano Andrea Memmo di Costantino, che volle fosse dedicato
alla Santa, nella chiesa di San Damiano, eretta intorno al 1574,
in sostituzione di un vecchio altare in legno, sempre dedicato
alla martire, e chiamato altare dei bombardieri, probabilmente
voluto dalla locale scuola Bombardieri dove si insegnava agli
allievi l’arte delle polveri.
Oggi possiamo affermare che Santa Barbara è una santa
planetaria: dalla Grecia alla Russia, specialmente in Georgia,
dove Santa Barbara è venerata insieme a Santa Caterina, alla
Siria, fin dal IV-V secolo il culto per questa indifesa creatura
ha assunto dimensioni incontrollabili.
Risalgono all’ VIII secolo tracce di alcuni monasteri a lei
intestati presso Emessa, in Siria. Chiese e luoghi di culto
intitolati a Santa Barbara ne esistono oggi in tutto il mondo.
Una chiesa le fu dedicata ad Elaiopoli (Baalbek) in Fenicia, al
Cario, vi era una chiesa dove custodivano le sue reliquie, a
Odessa, in Mesopotamia, a Costantinopoli, dove vi sono 4 chiese
a lei dedicate, a Babilonia d’Egitto, a Menouthis, presso
Alessandria e nella regione di Urgub nell’antica Cappadocia.
In Italia, a Firenze la Basilica della Santissima Annunziata, la
Basilica Mariana per eccellenza del capoluogo toscano, al suo
interno, nella navata destra, quasi vicino all’altare maggiore,
in una delle cappelle laterali, accanto al Presepe statico,
ospita un altare dedicato a Santa Barbara.
Chiese dedicate a Santa Barbara esistono o sono esistite a:
Roma, Subiaco, Tivoli , Frosinone, Equino, Neroli, Avezzano ,
Villetta Barrea, Caprinica di Sutri, Venezia, Burano, Piacenza,
Mantova Fabriano, Montecatini, Val di Fievole, Ravello, Trapani,
Cremona, Verona, Napoli, Villasalto, Villa cidra, Chiesa
Cattedrale di Ravello (Salerno), Chiesa di Montecatini
Valdinievole (Pistoia), diocesi di Pescia, Chiesa Cattedrale di
Fabriano, Chiesa di S. Andrea di Sesti Ponente (Genova), e in
tante altre località in tutta Italia, il cui numero supera 36
unità.
Nel mondo Santa Barbara è venerata in : Svizzera, Spagna, ex
Cecoslovacchia, Egitto, Belgio, Olanda, Inghilterra, Romania.
In Francia vi sono 4 chiese a Lei dedicate nella diocesi di
Cambrai, 7 in quella di Arras, 2 nella diocesi di Langrs ed
altre nelle diocesi di Burges, Vannes, Albi. A La Plata in
Bolivia, Bolivar nell’Equador, a Majorca Santa Barbara è
venerata come Patrona Principale della città, in California vi è
la bellissima città di Santa Barbara fondata nel XIX secolo da
una missione francese guidata da Frate Lansen.
In Germania il culto di Santa Barbara è grande nella Renania ed
a tutte le regioni minerarie, a Brema i devoti, nel giorno della
sua ricorrenza possono lucrare una specie di indulgenza, a Metz
è molto venerata a Vienna. Una splendida cappella a lei dedicata
si trova nella Votivchirche in Rosenplaz, il Priorato di
Saint-Barbe-en Ange, nella diocesi di Lisieux in Francia, la
Chiesa Cattedrale di Colmen in Prussica Germania).
A Cipro ben dodici località sono nominate Hagia Warvara (Santa
Barbara). Ma anche a Baalbek nel Libano si rivendica la
tradizione di Santa Barbara e ai turisti vengono mostrati il
luogo del martirio, la croce incisa nella parete di marmo,
l’impronta dei piedi scolpiti prodigiosamente sul pavimento.
Decine di località, siti, città, dipartimenti nel mondo portano
il nome di Santa Barbara: a Samara, nel centro della Repubblica
Domenicana, nell’Honduras Occidentale, in un gruppo di isole
dell’Oceano Pacifico, nel Messico Settentrionale, in Rhodesia ,
presso la diga sul Fiume Zambia, nell’Isola di Malta, Santa
Barbara in California negli Stati Uniti d’America.
In Italia:
E’ praticamente impossibile contare tutte le città italiane che
hanno eletto Patrona la giovane martire di Nicomedia.
Ricordiamo: Rio Marina nell’Isola d’Elba, Montecatini Terme in
Provincia di Pistoia, Rovigo e Marzi in provincia di Cosenza,
Paternò in Sicilia, Amaroni in provincia di Catanzaro,
Colleferro in provincia di Roma, Cencio in Liguria, Furti,
Nureci e Ninnai in provincia di Cagliari, Fontana Liri in
provincia di Frosinone, Gravere in provincia di Torino, Belledo
in provincia di Como, etc…
Cenni storici
Breve Pontificio di S.S. Pio XII
E’ proprio del Romano Pontefice, al fine di fomentare la pietà
dei fedeli e di allontanare i pericoli della fede, scegliere dei
Patroni presso Dio in modo da poter rivolgersi a loro per aiuto
e per modello di vita.

Bollo Pontificio
Alle volte accadde però che gli stessi
fedeli, quasi ispirati, si scegliessero da soli il proprio
protettore, con la susseguente ratifica della suprema autorità
della Chiesa. E’ questo il caso di S. Barbara, vergine di
Nicodemia, il cui martirio fin dai primi tempi della Chiesa, sia
in Oriente che in occidente, commosse tanto i fedeli da
additarla quale esempio di fermezza e simbolo di vittoria
cristiana.
Come da pia e antichissima tradizione, Barbara subì il martirio
prigioniera in una torre, che susseguentemente alla sua morte fu
atterrata dal fulmine.
Nella stessa Alma Urbe i soldati preposti alla difesa di Castel
Sant’Angelo la elessero loro potente protettrice, e fra i tanti
privilegi ottenuti di stabilirne il culto presso la vicina
Chiesa di S. Maria in Traspontina, con l’altare dedicato alla
Martire. Altri scritti ecclesiastici sulla vita dei Santi
attestano che sin dal 1529 S. Barbara fosse scelta patrona degli
Artiglieri (Pyroballistari) e in seguito, dei Genieri, dei
Marinai, dei Vigili del Fuoco.
Considerato tutto questo, ci è sembrato opportuno accogliere,
per istanza dell’Ordinario Militare, l’Arcivescovo Carlo
Alberto Ferrero DI Cavallerleone, i voti dei militari sopra
nominati, per cui si richiedeva il nostro “ breve” apostolico
onde confermare la Martire quale loro Patrona.
E pertanto, sulle orme dei nostri predecessori riteniamo
opportuno aderire volentieri alla richiesta per riconoscimento
ufficiale della pietà dei militari sia per il miglior profitto
spirituale delle anime loro.
Sentito dunque il parere del Cardinale pro prefetto della
Congregazione dei Riti il Cardinale Clemente Vicaria, con piena
consapevolezza e nostro ripensamento, nonché per deliberazione
nostra e della Sede Apostolica, in forza di questo decreto
dichiariamo e proclamiamo S. Barbara di Nicodemia, vergine e
martire, principale patrona presso Dio dell’ Artiglieria, del
Genio, della Marina e dei Vigili del Fuoco.
Per poter indagare le origini e le cause di una tale scelta,
bisogna rifarsi un poco alla tradizione. Si vuole infatti che
nel momento in cui Dioscoro colpì con la spada S. Barbara un
improvviso terribile temporale si scatena sul luogo del martirio
ed un fulmine fa tramortire a terra lo stesso Dioscoro che resta
esamine accanto al corpo della figlia.
L’artiglieria che si serve di mezzi che scatenano un più o meno
vasto temporale artificiale, rassomigliante ai temporali che
scatenano naturalmente e davanti ai quali i corpi degli uomini
indifesi senza aiuto di Dio, i marinai che nella loro vita
ordinaria vanno più facilmente incontro all’imperversare delle
tempeste sui mari, mentre essi devono affidare al più o meno
fragile scafo che li trasporta: il Popolo tutto che al primo
profilarsi all’orizzonte di lampi e tuoni invoca S. Barbara, non
potevano scegliersi una Patrona più adatta di S. Barbara. “Dato
a Roma, presso S. Pietro, sotto l’Anello del Pescatore, il
giorno 4 del mese di dicembre dell’anno 1951 – XIII del Nostro
Pontificato”.
Tale riconoscimento costituisce per noi
Artiglieri un prezioso privilegio, del quale dobbiamo filiale
gratitudine al Santo Padre e che viene a rinforzare la devozione
sempre nutrita da tutti gli Artiglieri per la gloriosa e cara
Patrona, che mai mancò di stendere la Sua mano protettrice su di
loro.
I Santi – come dice un chiaro agiografo moderno, Padre Arrighini
– hanno due vite: quella terrena e quella celeste. E’, però, da
preferire quest’ultima perché eterna e perché dimostra che,
malgrado l’inesorabile opera dissolvitrice dei secoli, la vita
dei Santi rimane desta: perenne fiaccolata di gloria nella quale
si specchia, attraverso il culto, l’umanità sofferente.
Ogni Arma ha il suo Santo Protettore, ma nessuno uguaglia, per
devozione e per diffusione, la nostra bella e Santa Patrona, che
è anche fuori delle categorie militari, uno dei Santi più
popolari e più venerati. (V.O)
CREDITS
Documentazioni ed introduzioni tratte dal
periodico L’Artigliere
della Redazione dell’Associazione Nazionale Artiglieri
d’Italia
Presidenza Nazionale – Roma
Contatti – Presidenza di Roma >>> e-mail:
Per
l’impaginazione della rubrica A.N.Art.I & ARTE su
PITTURA&DINTORNI ha collaborato:
L’Art. Claudio Fabbretti, Socio dell’ Associazione
Nazionale Artiglieri d’Italia - Sezione Provinciale di
Torino
Contatti – (Sezione di Torino) : e-mail:
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