|
|
CINEMA E FUMETTO
|

Sin City - Manifesto del film
|
|
"Sin City" di Robert Rodriguez e Frank Miller
Bianco e nero, rosso sangue e blu elettrico
di Osvaldo
Contenti*
Una pellicola che traduce fedelmente, sia dal punto di vista stilistico che estetico, le tavole del corrosivo bianco e nero di
"Sin City", il violentissimo fumetto ipernoir a firma di quel genio visionario di nome
Frank Miller. Un risultato ottenuto grazie all'impegno in prima persona di Miller in veste di co-regista del film. Tenacemente voluto del regista-capo, per così dire,
Robert Rodriguez (che ricorderete nel recente "C'era una volta in Messico"), il quale ha anche voluto come
special guest director nientemeno che Quentin
Tarantino, la cui impronta, in certe scene di duelli metropolitani (che richiamano ferocemente la saga di "Kill Bill"), è distintamente avvertibile.
Tornando al fumetto originario, Frank Miller pubblica le sue prime tavole di Sin City a partire dagli anni 90 all'interno degli albi contenitore targati
Dark Horse Present. |
|
E in quei fumetti Miller scatena una verve creativa evidentemente repressa da tempo (dopo le esperienze con
Daredevil e Ronin), convogliando in quelle tavole un bianco e nero tagliente, figlio di un espressionismo sia artistico che cinematografico, ma illuminato qua e là da sprazzi di rosso sanguigno e blu cobalto. |
Lampi cromatici che acuiscono l'humus di una città bastarda e criminale,
Basin City, in cui uomini violenti dal volto sfregiato e femmine seducenti, ma non prive di cattiveria, si combattono senza esclusione di colpi per la sopravvivenza, con l'ansia di animali predati o predatori, ma anche con l'obiettivo di una supremazia territoriale (dal sapore più di bestiale che umano) e per un'impossibile ricerca d'amore e di giustizia o vendetta che, comunque vada, hanno perso completamente di significato.
Nichilismo all'ennesima potenza, insomma. |
|

Sin City - Scena dal
film |
|

La copertina del libro
Frank's Miller Sin City
|
|
E proprio partendo da questa osservazione, a posteriori, analizzando sia il fumetto che
la sua ripennellatura in film, ritengo
di poter dire che Sin City sia la metafora perfetta dell'Iraq dei
nostri giorni. Di certo, Miller, tredici anni fa, disegnando
questo fumetto ormai di culto, stile hard boiled, non pensava
sicuramente di rifarsi a una realtà effettiva. Ma è altrettanto
sicuro, invece, che il pessimismo milleriano, con occhi
contemporanei, non è che lo specchio premonitore di uno
stillicidio di morti ammazzati, di auto e uomini bomba, di
attentati, di sequestri sanguinosi e di decapitazioni e
squartamenti che allungano ogni giorno il fiume di sangue di
quella che una volta chiamavamo, sembrano passati mille anni, la
Mezzaluna fertile. Fertilizzata dal sangue, diremmo adesso. |
In
quest'ottica, il film, crudele ma certamente degno di nota, è quindi un
ulteriore cazzotto nello stomaco se riferito alla realtà
irachena. E
confesso che per questo mi è difficile esaltarlo più di tanto, proprio
perché tra la pellicola e gli stermini perpetrati in Iraq vi è
un'assurda concordanza in fatto di atrocità e di disprezzo per la vita.
Nondimeno, lo spirito critico (e di servizio) mi induce a superare
questa personale resistenza emotiva rilevando un'altra, ottima
caratteristica della pellicola: l'assoluta trasmigrazione iconografica
tra personaggi dei fumetti e interpreti del film.
Infatti, i vari Bruce Willis (Hartigan), Mickey Rourke (Marv),
Clive
Owen (Dwight), Benicio Del Toro (Jackie Boy), Elija Wood
(Kevin),
Jessica Alba (Nancy), assieme a molti altri attori, grazie e a un trucco
accurato e una tecnica di computer grafica "invisibile"
appaiono come perfetti cloni dei loro alter ego fumettistici. Tale
tecnica di CG, che naturalmente comprende anche i moltissimi effetti
visivi presenti nel film, tra cui degli spettacolari scontri tra vetture
e varie, agghiaccianti esecuzioni, è illustrata nel volume "Frank
Miller's Sin City", di 272 pagine, pubblicato da Troublemaker
Publishing.
Da ultimo, c'è da segnalare che nel film, in una sorta di variegata
miscellanea, gli appassionati delle saghe milleriane non tarderanno a
riscontrare varie situazioni tratte dalle avventure di That yellow
bastard e The big fat kill. Il tutto in collage molto raffinato, che
anche se non ridona una perfetta amalgama tra i vari inserti, ha
comunque il pregio di mostrare le mille sfaccettature di una specie di
diamante nero con tutti i macabri riflessi della città del peccato.
(Immagini autorizzate dall’ufficio stampa)
SITI
INTERNET
Sito Ufficiale del film:
Frank Miller's unofficial site:
* Sito d'arte di Osvaldo Contenti
Il sito personale dell'artista Osvaldo Contenti è all'indirizzo:
|