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CINEMA E PITTURA
"Pontormo"
di Giovanni Fago
La maniera nuova che sfidò i Giganti del Rinascimento
di Osvaldo Contenti *
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Il manifesto del film
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Jacopo Carrucci (1494-1557), detto il
Pontormo dalla località presso Empoli dove l'artista ebbe i natali, già nel 1508 è in quel di Firenze a bottega da Leonardo da Vinci. Ed anche se tale permanenza si protrarrà per solo un anno, il giovane apprendista rimarrà legato per tutta la sua vita artistica ai modelli dello sfumato leonardesco (palesemente ravvisabile nell'angelo della
Deposizione, 1526-28) e all'uso di colori eterei e iridescenti. Poi, l'incontro con Raffaello e Michelangelo, suoi contemporanei, rafforzerà da un lato la sua ricerca coloristica basata sull'esperienza del primo e infine la potenza plastica espressa dal secondo. L'ultimo scorcio di vita del Pontormo, quello preso in esame dal film di
Giovanni Fago, sarà invece caratterizzato dall'influenza della pittura fiamminga, specialmente da quella del Dürer, come è facilmente riscontrabile dai profili fortemente segnati del Ritratto di giovinetto (1525-27), considerato come l'effigie di Alessandro de' Medici. Pargolo di quella Corte dei Medici che dopo il 1530 aveva adottato il Pontormo come pittore ufficiale della sua rinata signoria. Ma in un rapporto non certo idilliaco con l'artista. Che infatti veniva spesso criticato a causa della sua cronica lentezza e per alcuni soggetti non propriamente legati all'ortodossia della Chiesa del tempo. |
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Una difficilissima convivenza, dunque, che finì per tormentare ancor di più l'animo di un pittore che in una sorta di suo diario, "Il libro mio", scrisse mestamente:
"Giovedì feci in quel canto in sul coro della storia finita. Venerdì feci quella gamba di quella figura grande intera. Adì 20 detto: la mattina ebi un mogio di grano; la sera mi lavai e piedi e percossi ne l'uscio con un calcio tale che io mi feci male e duolmi in sino a
ogi, che siano adl 25 cioè. 25 sabato feci quella coscia
grande".
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Un diario in cui l'arte si mischia alla spoglia quotidianità, che Fago ha intelligentemente utilizzato come fonte di ispirazione non solo per delineare le caratteristiche di un personaggio che
Joe Mantegna ha tradotto alla lettera, ma anche per porre sotto il riflettore un affresco emblematico dell'artista, quel
Giudizio Universale, dipinto nel registro inferiore del Coro della Basilica di San Lorenzo in Firenze, che alla morte dell'artista (dopo che il discepolo Agnolo Bronzino lo portò a termine) venne scialbato e di cui rimangono solo gli splendidi disegni di base conservati negli Uffizi. Una brutta, bruttissima storia che affonda le radici nella censura preventiva dell'Inquisizione (manco fosse antesignana di
Bush!), che ci ha privato di
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Joe
Mantegna (Pontormo) in una scena del film |
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Galatea Ranzi (Anna) in una scena del film
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una delle opere più alte di quella
maniera nuova di superare la classicità rinascimentale tipica del nostro. Una nuova maniera di dipingere che si traduce nell'arditezza di inedite figure plastiche, in intensi particolarismi somatici e in un'esplosione di colori "astratti", quasi idealizzati, che portano l'artista a gareggiare con la natura nell'invenzione di nuove tensioni cromatiche che prima di essere arte si fanno poetico racconto della realtà. In una parola, il Manierismo. Ma quello puro. Quello non ancora inficiato dalla pedissequa ripetizione degli stilemi tipici della pittura d'accademia.
Un momento di passaggio nella Storia dell'Arte che dovette misurarsi con i Golia del Rinascimento: Leonardo, Raffaello e Michelangelo, ma che il piccolo-grande David della pittura di maniera seppe
far vacillare con la forza della "licenzia", |
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nuovo "ordine della regola", che il film di Fago evidenzia assai bene puntando soprattutto sulla lotta per la propria libertà espressiva condotta dell'artista stesso. Una ricerca di autonomia da ogni potere, ecclesiastico e non, che nella pellicola si sublima con l'apporto di un personaggio immaginario, Anna, splendidamente interpretata da
Galatea Ranzi, che Pontormo salva dall'accusa di stregoneria, proteggendo implicitamente anche la presunta eresia della sua arte, dinanzi ad una Inquisizione tanto più debole di validi argomenti, quanto più forte di pervasivi poteri.
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Pontormo:
Ritratto di giovinetto
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Pontormo:
Deposizione
(particolare)
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(Immagini autorizzate dall’ufficio stampa)
* Osvaldo Contenti è autore assieme a Renzo Rossellini del volume "Chat room Roberto Rossellini", Luca Sossella editore, 160 pagine, € 15
> Web site Osvaldo Contenti Digital Art:
di Osvaldo
CONTENTI

PER APPROFONDIRE:
"Pontormo" - Sito Ufficiale del film:
"Pontormo, il lbro mio" (e-book e Reader download gratuito):
scaricabile nel web in versione e-book in:
L'e-book può essere letto solo col programma Microsoft Reader scaricabile in:
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