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CINEMA E PITTURA

"IO, ROBOT" di Alex Proyas
I robot di Asimov tra cinema e arte
di Osvaldo Contenti *


La locandina del film

  

L'uscita del film "IO, ROBOT", per la regia di Alex Proyas, è la giusta consacrazione cinematografica di un autore, Isaac Asimov, che con l'omonima opera di narrativa, contenente le ormai celebri "Tre leggi della Robotica", sin dagli anni '40 liberò il genere della fantascienza dai suoi legami con una prassi paleo-avveniristica per approdare alla science fiction di tipo tecnologico basata su delle solide teorie scientifiche.
Una rivoluzione copernicana legata agli allora nascenti studi di Robotica che naturalmente influenzarono anche il campo dell'arte, anche se questa si dimostrò più lenta della letteratura a recepire un modello di pensiero stile hi-tech che prese piede tra gli artisti solo a partire dagli anni '70, dapprima con i Biomeccanoidi di H.R. Giger per poi esplodere con i Sexy Robots di Hajime Sorayama.
L'edizione italiana di "Io, robot", pubblicata da Bompiani (con l'ottima copertina dell'artista Frank Kelly Freas), uscì proprio a cavallo di quel periodo. 

E fra quanti ebbero la fortuna di leggerla (come chi scrive) si attivò l'immediata consapevolezza che l'era dei Thalos, dei Golem, dei racconti di Poe e di Verne era definitivamente tramontata per lasciare spazio anche nell'arte a nuove espressioni e tecniche pittoriche (prese piede l'acrilico, a metà tra la tempera e la pittura ad olio) per aderire con maggior velocità di esecuzione ai nuovi modelli biomeccanici che non avevano precedenti in nessuna antologia artistica.

Questo perché Asimov dialogava in presa diretta con un nostro futuro possibile, ma ancora tutto da immaginare. Mostrandocene non solo i pericoli, come avveniva in passato, ma soprattutto le potenzialità legate ad un prolungamento delle specifiche umane capaci di sublimarsi in un Io incorrotto e puro come quello dei Robot.
Robot che, secondo le tre leggi impostate da Asimov, dovevano comunque obbedire agli esseri umani in quanto la loro programmazione prevedeva che:


"Sonny" in una scena del film

1. Un robot non può far male ad un essere umano né permettere, non intervenendo, che qualcosa o qualcuno faccia del male ad un essere umano; 2. Un robot deve sempre obbedire agli ordini impartiti da un essere umano, a meno che essi non confliggano con la Prima Legge; 3. Un robot deve salvaguardare la propria esistenza, a meno che così facendo non debba infrangere la Prima o la Seconda Legge.



Concept Art del film



Leggi di tipo circolare che non sembrerebbero ammettere deroghe, anche se Will Smith, impersonando l'agente Del Spooner del film di Proyas, si accorgerà ben presto che il robot "Sonny" non la pensa esattamente così. 
Infatti, "Sonny" è stato pensato come un robot dalla sensibilità molto vicina a quella degli esseri umani già a partire dai disegni di concept art realizzati dagli artisti

Edwin Natividad, Andy Chung e Stephan Martinier. In seguito, con la tecnica digitale del "motion-capture" (la stessa utilizzata per il personaggio di Gollum de "Il Singore degli Anelli"), l'attore inglese Alan Tudyk ha tradotto in movimenti, mimica e gestualità tutto ciò che i maghi degli effetti visivi hanno poi fatto rivestire a "Sonny", a partire dai prototipi digitali dei robots realizzati da Yan Allain.
Questo per più di 1000 effetti visivi che questo capolavoro della 20th Century Fox non ha inteso limitare alle seppur complicatissime scene d'azione riservate ai robots, ma anche, se non soprattutto, alla mimica di "Sonny", il quale proprio attraverso quell'eccezionale versatilità somatica acquista una sensibilità molto vicina a quella umana.


Copertine dei libri

Il che, ovviamente, apre un discorso relativo alla materia dell'intelligenza artificiale che pur esulando dalle nostre competenze ci piace allegare alla chiusura di queste righe rammentando che il dottor Frank Pollick, docente di psicologia all'Università di Glasgow, di recente ha sostenuto che a suo parere nel 2050 il progresso tecnologico farà sì che i robot approfondiranno le interazioni sociali con gli esseri umani sia per la cura dei lavori domestici che, magari, per giocare a football con i ragazzi. Tutto ciò, sempre per Pollick, dovrà essere realizzato da robot capaci di provare emozioni e di trasmetterle. Come dire che il film di Proyas, oltre che interessarci nel presente, potrebbe divenire propedeutico per il nostro futuro e quello dei nostri figli. Cominciamo a pensarci.


Un sexy robot di Sorayama


Una scena del film

(Immagini autorizzate dall’ufficio stampa)

* Osvaldo Contenti è autore assieme a Renzo Rossellini del volume "Chat room Roberto Rossellini", Luca Sossella editore, 160 pagine, € 15
> Web site Osvaldo Contenti Digital Art: http://utenti.lycos.it/osvaldocontenti/


SCHEDA DEL FILM

Titolo: Io, robot (Usa 2004)
Distribuzione: 20th Century Fox
Regia: Alex Proyas
Cast: Will Smith, Bridget Moynahan, Alan Tudyk, Bruce Greenwood, Chi McBride, James Cromwell, Peter Shinkoda, Emily Tennant
Sceneggiatura: Akiva Goldsman e Jeff Vintar (da un romanzo di Isaac Asimov)
Fotografia: Simon Duggan
Montaggio: Shawn Broes, William Hoy, Richard Learoyd, Armen Minasian
Musiche originali: Marco Beltrami e Stephen Barton
Effetti visivi: Dave Adams, Joe Letteri, Erik Nash, John Nelson, Antoine Simkine
Scenografie: Patrick Tatopoulos
Genere: androide
Durata: 115 min.
Uscita nelle sale: 22 ottobre 2004
Sito ufficiale: www.irobotmovie.com


Isaac Asimov


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