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CINEMA E PITTURA
"La rivoluzione di
Malevich"
un film Art di Fabiola Giancotti
di Osvaldo Contenti
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La cover del DVD
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La
singolarità del film di
Fabiola Giancotti, è che da strumento divulgativo
sull'attività del maestro russo
Kazimir Malevich (Kiev 1878 - Leningrado 1935), mano
a mano che le immagini acquistano sostanza, il video
prende vita autonoma come oggetto d'arte in sé.
Grazie a un montaggio molto accurato, all'attenta
soluzione ritmica delle dissolvenze, all'utilizzo di
immagini-simbolo contestualizzanti un'epoca e alla
precisa scelta di riportare, in fase di commento, gli
scritti del Nostro, mediante un supporto vocale
interpretativo del sentimento dell'artista, oltre che
delle sue intuizioni e intenzioni. Il tutto,
accompagnato da un'ottima sequenza di brani musicali,
tra i quali quelli di
Bartok e Rachmaninov, che chiudono il
cerchio di una composizione talmente complessa che,
cambiando prospettiva, può benissimo prendere il
posto di un'opera visuale che argomenta altre opere.
Non è poi così strano.
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Ricordate il paradosso dell'artista che dipinge se stesso mentre dipinge se stesso, e così via all'infinito? Il principio è il medesimo, soltanto che stavolta l'autrice riprende una se stessa invisibile che compone un video su
Malevich. Per rimanere in questa logica di prospettive multiple, io stesso, nel redigere questa recensione, osserverò l'autrice che a sua volta osserva il maestro russo. Se siete interessati a questo "gioco d'arte" continuate nella lettura.
In posizione terza, dunque, ho notato che ne "La rivoluzione di
Malevich" vi è un anelito non solo a testimoniare ma anche a sublimare l'attività dell'artista russo. Difatti, chiedendo a Fabiola Giancotti di chiarire le motivazioni legate al suo film, la risposta è stata inequivocabile: "Questo film" ha risposto l'autrice "è il mio omaggio all'artista, allo scrittore, all'intellettuale
Malevich. Al fondatore, al rivoluzionario, al maestro
Malevich. Per troppi anni i suoi scritti non sono stati letti, le sue battaglie sono state ignorate, le sue novità e le sue acquisizioni cancellate. |
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Le opere, la vita, gli scritti di Malevich sono straordinari. Lo
spessore culturale è straordinario. La lingua è straordinaria".
Una presa di posizione, quella della regista, giustificata dall'odioso oblio che l'iniziatore del Suprematismo subì già a partire dall'ottusa repressione staliniana, che nel '30 prima lo fece arrestare (per una ridicola condanna tout court dell'arte astratta), e poi lo costrinse a rientrare nei ranghi del realismo socialista.
Ad ogni modo, nel film le motivazioni dell'autrice sono tradotte sempre con spirito costruttivo, senza dietrologie di sorta, ma guardando in prospettiva alla grandissima influenza di Kazimir Malevich sul variegato movimento astrattista. O sul modello
Bauhaus, la scuola-movimento fondata in Germania da Walter Gropius
che per prima si incaricò di dettare le possibili connessioni tra arte, artigianato e produzione industriale. Una fusione dalla quale scaturì l'odierno concetto di design per i prodotti di largo consumo, senza il quale non esisterebbero quei mobili o quell'oggettistica, dall'arredamento componibile alla semplice tazzina per il caffè, che oggi trovano posto in ogni angolo delle nostre abitazioni. |
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Malevich
"Il giardiniere" |
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Come dire che Malevich continua a vivere negli ambienti che abitiamo, anche se non ce ne rendiamo conto.
Malevich, però, come viene evidenziato anche nel film, verrà soprattutto ricordato per lo sganciamento rivoluzionario da un mondo non-oggettivo per lui
irrapresentabile. Di conseguenza, l'artista di Kiev, come
Kandinskij, con l'intuizione filosofica che chiamerà
Suprematismo (la cui opera-simbolo è il "Quadrato nero su sfondo bianco" del 1915), cercherà di guidare gli artisti verso una concezione pura dell'arte, dove la spiritualità, unita all'assoluta stilizzazione delle forme, è l'unico tramite significante tra tela e colore.
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Malevich
"Quadrato nero su sfondo bianco"
1915
- l'opera-simbolo del Suprematismo
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L'immaginazione dell'artista sopra ogni cosa, insomma. Con un linguaggio che deve de-strutturarsi sino all'essenziale, per raggiungere una fusione con lo spirito ideale di una forma svincolata dalla gabbia della presunta oggettività. In altre parole, per Malevich l'imitazione di una realtà che si appalesa come non-oggettiva non è più il fine ultimo dell'artista.
L'occhio dell'autrice, allora, per indicarci questa nuova strada non solo ci mostra il percorso dell'artista, ma arrivata alle soglie del Suprematismo cambia a sua volta le modalità di linguaggio degli speaker (i bravissimi
Pierre Bresolin e Chiara Pavoni), convertendo le sonorità vocali in un riverbero, in un'"orchestra di voci" che traduce quel momento rivoluzionario in una polifonia di suoni puri come il pensiero, affinché:
"Malevich riprenda il suo posto su questo pianeta. Per ristabilire il sacro, l'intoccabile e l'invisibile della sua arte", come sottolinea la regista.
Fabiola Giancotti, ricercatrice, lungi dall'aver smarrito "la curiosità sul termine
'astrazione'", come lei dice, in un prossimo futuro auspica di poter completare la trilogia iniziata con Malevich lavorando anche su
Kandinskij e Mondrian, altri due grandissimi pionieri dell'astrattismo. Cosa che ci auguriamo anche noi di Pittura&dintorni, visti gli ottimi esiti attuali.
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(Immagini autorizzate dall’ufficio stampa)
DOVE ACQUISTARE IL DVD
"La rivoluzione di Malevich" di Fabiola Giancotti, DVD durata 16:02, 18,00 Euro Iva compresa, è in vendita on-line alla pagina internet:
Il DVD è stato in vendita (con tutte le copie vendute) presso i bookshop delle mostre di Roma (Quirinale), Verona (Palazzo Forti) e Ferrara (Palazzo dei Diamanti).
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