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CINEMA E PITTURA

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"Frida Kahlo, dipingere con il sangue"
"Frida",
il film di Julie Taymore presentato alla 59a Mostra
Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, ora nelle sale
italiane, fa riaffiorare l'humus biografico di Frida Kahlo,
grandissima e volitiva artista messicana della prima metà del
'900.
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Frida Kahlo è da annoverare tra i massimi artisti del '900. Ma, a differenza di altri maestri, non vi è corrente o scuola che possa contenerne l'irripetibile parabola artistica. L'arte della pittrice messicana, infatti, non sgorga da cenacoli artistici o simili, ma direttamente dal suo corpo, dal dolore e dal sangue che ne promana fin dalla più tenera età. Nata a Città del Messico nel 1907, già nell'infanzia Frida viene colpita dalla poliomielite. La malattia la costringe a letto per lungo tempo, lasciandola con una malformazione ad un arto inferiore. Ma il vero dramma, che segnerà per sempre la vita e l'opera dell'artista, deve ancora arrivare. A 18 anni, l'autobus su cui viaggia viene violentemente investito da un tram. Frida, a causa dell'urto, viene trafitta da parte a parte da una sbarra metallica che le fracassa le gambe e la spina dorsale. Le atroci sofferenze e la forzata
immobilità l'avvicinano alla pittura, che in tal modo diviene il tramite e la cura di una vita di patimenti, ma rappresentativa anche di sorprendenti quanto tenaci risalite alla vita.
I risultati di questa che potremmo definire "pittura terapeutica" sono a dir poco rivoluzionari: non solo l'artista rappresenta le proprie vittorie sul dolore, marcate da volitivi autoritratti, ma nelle sue tele affiorano vive la passione politica (in rapporti anche controversi con
Leon Trotsky), gli amori bisessuali e saffici (anche con la fotografa
Tina Modotti), i tradimenti dei
partners (in specie da parte del muralista Diego
Rivera), in un "film" che traduce con spregiudicatezza e verismo simbolico i fotogrammi di una vita spezzata, affrontata con un indicibile coraggio ed una carica di contagiosa allegria.
Può un "film" così complesso tradursi in una pellicola cinematografica? Certo che no. Le opere di ogni artista non possono mai essere "spiegate", perché l'opera d'arte si traduce in se stessa con l'unica mediazione di chi l'ammira e ne sviscera il presumibile linguaggio col vocabolario del sé. |
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Autoritratto

Opera Roots '43
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Salma Hayek
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Ma a dispetto di questa oggettiva impossibilità
Julie Taymore mi ha ugualmente stupito con la regia di
Frida, presentato a Venezia nella 59a Mostra Internazionale d'Arte
Cinematografica. L'intelligente chiave del film è stata quella di tentare di comprendere l'artista messicana tramite le sue burrascose vicende private, che come abbiamo visto si traducono linearmente in laceranti quanto luminose espressioni artistiche. Ma c'è un'altra dominante che contraddistingue il film: l'uso dell'm.d.p. finalizzato a carpire i colori, la vivacità del popolo messicano. Una vivacità anche intellettuale, che non a caso farà emergere oltre a Frida dei grandi artisti come Diego Rivera.
Ne consegue che Frida è esso stesso una tavolozza. Riconosco che sia azzardato dirlo, ma quelle vampate di colori, quell'agitarsi di corpi e movimenti sembrano un invito a che sia la retina dello spettatore ad attingere dalla tavolozza fluttuante del film per dipingere un'immagine propria di Frida Kahlo e delle sue opere. In ogni caso, il film di Julie Taymore (al suo secondo lungometraggio dopo
Titus) conferma l'autrice americana inserendola a buon diritto tra le più promettenti e innovative del panorama internazionale, per l'esemplare caratteristica di fondere un'originaria esperienza teatrale (vedi
Edipo Re, La tempesta, Tito Andronico ed altre regie teatrali) armonizzandola ai ritmi del linguaggio cinematografico con una perfetta lezione di stile. |
(Immagini autorizzate dall’ufficio stampa)
Scheda film:
Titolo: Frida - Usa - Durata: 1h e 59' - Genere: drammatico - Regia:
Julie Taymor - Anno: 2002
Miramax Films / Trimark Pictures / Ventanarosa Productions
Buena Vista International Italia
Cast:
Salma Hayek (Frida Kahlo ), Geoffrey Rush (Leon Trotsky ),
Antonio Banderas (David Siqueiros), Edward Norton (Nelson Rockefeller ),
Ashley Judd (Tina Modotti ), Valeria Golino (Lupe Marin),
Alfred Molina (Diego Rivera ), Diego Luna
Crew:
Musiche: Elliott Goldenthal - Costumi: Julie Weiss - Sceneggiatura:
Edward Norton, Walter Salles, Rodrigo Garcia, Gregory Nava, Diane Lake, Clancy Sigal, Anna Thomas - Fotografia:
Rodrigo Prieto, Emmanuel Lubezki - Scenografia: Felipe Fernandez Del Paso. |
di
Osvaldo CONTENTI

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