|
|
CINEMA E PITTURA

 |
©
D
i
s
n
e
y
|
|
|
Il manifesto del film |
Alcune immagine tratte dal film:
 |
©
D
i
s
n
e
y
|
 |
©
D
i
s
n
e
y |
 |
©
D
i
s
n
e
y |
 |
©
D
i
s
n
e
y |
|
|
Il
Pianeta del Tesoro… e ritorna la Fantasia!
Un'ambientazione futuristica per la nuova favola animata della Disney che si ispira a "L'Isola del Tesoro" di Robert Louis Stevenson
di Osvaldo Contenti
E' una rigenerante ondata di fantasia Il
Pianeta del Tesoro griffato Disney, ma c'è anche molto di più. C'è maestria grafica e sperimentazione, un grande afflato con
mastro Disney ed uno sguardo teso al futuro per il tramite della computer animation. Quindi siamo convinti che nonno Walt, gustandosi il film da qualche nuvoletta (naturalmente disegnata da lui), stia rivolgendo larghi cenni di assenso verso questa nuova opera animata. Sì, perché fu proprio lui con il
Fantasia del 1940 ad imprimere in un film d'animazione classico una poderosa carica innovativa. Tanto innovativa che, all'epoca, qualcuno addirittura stentò a capirla. Ma questo non avverrà con
Il Pianeta del Tesoro. Perché il team Disney, molto intelligentemente, ha saputo dosare, direi centellinare, gli effetti speciali in 3D digitale, miscelandoli alla perfezione con la magia del disegno a mano. Un equilibrato mix che risulta la carta vincente del film dal punto di vista artistico.
Il problema dell'equilibrio di diverse risorse tecniche, è cosa che mi giunse alle orecchie sin dal primo
Toy Story, nel 1995. Allora, conversando con Ash Brannon (uno degli animatori del film), fuor d'intervista, egli mi rivelò che una delle preoccupazioni principali per un film digitale come quello era stata di ammorbidirne i colori, esageratamente brillanti, tipici della computer grafica, cercando di renderli più simili a quelli di un disegno a mano. Ash non aggiunse altro al riguardo, ma dal suo sguardo compresi che la questione era rimasta latente, quasi irrisolta. Evidentemente sette anni da quella data non sono passati invano, perché
Il Pianeta del Tesoro non solo non presenta delle tonalità abbaglianti, dei riflessi accecanti, delle ombreggiature iperrealiste, ma, addirittura, solo un occhio attento ed esperto riesce a cogliere gli stacchi tra il disegno a mano e quello in digitale.
Anche nel versante della sceneggiatura si notano delle notevoli novità. Il bianco e il nero del buono e del cattivo di turno non sono così netti come in passato. Non ce n'è più bisogno! Perché i bambini e i ragazzi d'oggi sanno cogliere ben altre sfumature relazionali. Quindi, il buon
Jim Hawkins, il protagonista della storia, un adolescente in cerca di una propria identità che nella ricerca del
bottino dei mille mondi troverà se stesso, scontrandosi con il rude pirata-cyborg
Long John Silver, troverà in quest'ultimo sì un tenace avversario, ma anche un nuovo "padre" che vivrà con conflittualità tale metamorfosi e con esiti per nulla scontati. Un rapporto maturo e controverso, insomma, che rende merito alle capacità introspettive delle nuove generazioni.
|
Altro punto a favore del film, è la strepitosa galleria di personaggi (che già prelude ad una serie tv) ottimamente strutturati, sia nell'aspetto grafico che in quello caratteriale. Tra questi, oltre a Jim e Silver, c'è il
capitano Amelia, un flessuoso ed armonioso felino dagli occhi particolarmente intriganti, il cui disegno rasenta la perfezione tecnica. Poi due idee brillanti: il
cucciolo Morphy, che modella il suo corpo con esilaranti o tenere repliche simboliche, e il robottino
B.E.N. (acronimo di Biointelligenza - Elettro -
Numerica), cui manca una rotella, e proprio perché un po' "svitato" in assoluto il più divertente del gruppo, anche grazie alla voce donatagli da
Maurizio Crozza, cui va il nostro personale Oscar per l'incisiva originaltà interpretativa in fase di doppiaggio. Dulcis in fundo per la grafica, troviamo il
Dottor Doppler, magistralmente disegnato da un italiano:
Andrea Simonti, il quale, ispirandosi per sua stessa ammissione al personaggio di
Pippo, dà vita, con un'infinità di espressioni, ad un personaggio animato tra i più riusciti degli ultimi vent'anni. Ma a completare il "team Italia" del film c'è anche il bravo
Max Pezzali, che cantando da par suo il motivo conduttore
"Ci sono anch'io", già in testa alle classifiche, chiude qualitativamente il cerchio del Made in Italy de
Il Pianeta del Tesoro. Un Made in Italy da non sottovalutare per il significato profondo di uno o più aspetti "locali" inseriti nel "globale" del film. La Disney, allora, prima di altri pare aver capito che dopo la
sbornia da globalizzazione, dove eravamo tutti infantilmente felici di addentare un hamburger a Roma o a New York con lo stesso sapore, c'è invece bisogno di almeno un ingrediente "locale" perché un cibo risulti variamente appetibile su diverse latitudini. In tal senso quel "Ci sono anch'io", tema chiave del film, acquista un altro sapore, forse emblematico di un accento di
umanesimo che guarda al particolare pur in un quadro di cognizioni generali. Qualcuno, a tal proposito, cinicamente parlerà di nuova strategia di marketing da parte della Disney. Per noi, invece, si tratta di nuova, coraggiosa sensibilità. E gli States, d'altra parte, sono maestri nel campo dell'innovazione. Perché non riconoscerlo? Diamo a Cesare quel che è di Cesare… e il tempo ci dirà se l'intuizione degli artisti della Disney avrà precorso i tempi con dieci o vent'anni di anticipo sulla sensibilità comune. Agli artisti succede. Anzi, è di prassi.
(Immagini autorizzate dall’ufficio stampa) |
|
di Osvaldo CONTENTI
|