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CINEMA E PITTURA

Il
Signore degli Anelli - LE DUE TORRI
Il lavoro di
tanti artisti forgia il successo anche del secondo episodio della saga
tolkeniana
di Osvaldo Contenti
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Il manifesto del film
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Un
film di grandi emozioni visive, con epiche battaglie in campi
lunghi da brivido, scenografie mozzafiato assolutamente
realistiche e sontuosi effetti speciali sapientemente incastonati
nei favolosi ambienti naturali della Nuova Zelanda. E' questo, in
sintesi, il piatto forte offerto da "Il Signore degli Anelli
- LE DUE TORRI" di Peter Jackson, secondo capitolo
cinematografico tratto della trilogia fantasy dello scrittore J.
R. R. Tolkien. Merito di una produzione, durata più di un anno e
mezzo, che ha girato tre film in contemporanea, e che sin dalla
pre-produzione fino ai missaggi finali ha dato largo spazio
creativo a diversi artisti per ricreare il più realisticamente
possibile i luoghi immaginari della saga tolkeniana. A tal fine,
l'artista concettuale Alan Lee, autore delle famosissime
illustrazioni originali della Terra di Mezzo, ha collaborato con
lo scenografo Grant Major concentrandosi sulla traslazione
cinematografica dei paesaggi creati per i libri. Lo scenografo,
inoltre, ha supervisionato la messa in opera degli immensi esterni
a grandezza naturale della capitale di Rohan circondati da un
superlativa catena montuosa, dove la cura dei particolari, di
bastioni, torri, e perfino delle insegne dei cavalieri, è stata a
dir poco certosina.
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La complessità dei castelli, proprio perché punto di forza
del film, aveva assorbito ancor prima della produzione le
risorse artistiche di un grande specialista di storyboard,
Christian Rivers, il cui lavoro, combinato con le
illustrazioni, ha poi influenzato scenografia, fotografia ed
effetti della WETA Limited, per la quale Richard Taylor
(costumista del film assieme a Ngila Dickson) e Tania Rodgers,
hanno curato gli importantissimi dettagli di miniature,
armature, trucchi ed effetti speciali. Nell'immenso
Laboratorio WETA, il team di Taylor ha in pratica coordinato
una "fabbrica fantasy", se così si può dire, che
ha sfornato 200 maschere di Orchi prodotte a mano, 1600 paia
di piedi di Hobbit e ben 2000 armi per i figuranti! Come se
non bastasse, sempre la WETA ha ingaggiato anche due fabbri
specializzati, Warren Green e Stu Johnson, che in una vera
fonderia realizzata ad hoc hanno battuto e modellato a mano le
armature di ferro di Elfi, Gondoriani, Orchi, Rohaniani e
Uruk-hai. Nel quadro di questa produzione artigianale, anche
l'Unico Anello, vaso di Pandora che scatena il conflitto tra
le forze del Bene e del Male, ha ricevuto un'attenzione
particolare, in quanto è stato creato da un vero disegnatore
di gioielli, il neozelandese Jens Hansen. Il lavoro di Hansen,
deceduto prima delle riprese del film, è stato poi preso in
consegna dal figlio Thorkild Hansen.
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Per quel che concerne il settore elettronico, la WETA Digital
ha fatto le cose in grande, perché per Le Due Torri ha curato
più di 800 riprese con effetti speciali destinati alle sole
creature di Treebeard e Gollum. Ma ogni creatura, anche quelle
che popolano le battaglie, è stata creata in un modellino 3D,
scansionata su appositi set per ricavarne i movimenti e
utilizzata in un software di nuova concezione chiamato Massive,
ideato e realizzato da Stephen Regelous. Poi, Regelous,
assieme al coordinatore degli effetti speciali Jim Ryegel e al
direttore tecnico di Massive, Geoff Tobin, ha sfruttato il
punto di forza del software: un "cervello" di
Intelligenza Artificiale che ha permesso ai personaggi
digitali di interagire con l'ambiente, facendo prendere
"decisioni proprie", relative anche al temperamento
di audacia, rabbia, aggressività o vigliaccheria, ad ogni
singola creatura elettronica. Un lavoro in digitale che non ha
precedenti nella storia del cinema e che forse influenzerà a
livello globale il futuro settore degli effetti speciali.
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Sul piano della trama, Le Due Torri rispetta con puntigliosa
precisione le pagine letterarie di Tolkien. Così, il
confronto interpersonale tra i personaggi si fa più serrato
rispetto a La Compagnia dell'Anello ed ogni figura saliente
mostra un lato psicologico complesso ma sempre ben
evidenziato, a patto che lo spettatore non si lasci
coinvolgere solo dall'azione e dai risvolti avventurosi, ma
conservi un buon livello d'attenzione sui contenuti della
storia.
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(Immagini autorizzate dall’ufficio stampa)
di Osvaldo CONTENTI
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