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LA TELA DEL MESE

Il vincitore del concorso "LA TELA DEL MESE" di Dicembre 2003 è l'artista:

ALDO BETTIN

Mamma - 2003 - Olio su cartone telato con applicazioni in stagno fuso 
cm 50 x 40


BIOGRAFIA: AldoBettin, nasce a Torino il 8 Aprile 1945. Diplomato all'istituto tecnico per disegnatori meccanici, inizia a dipingere nel tempo libero per offrirsi una forma d'evasione alla monotonia ed allo stress mentale. I colori ad olio, uniti alle sculture in stagno ed agli smalti, gli consentono di dare alle sue opere una visione che si trasforma quasi in una scultura e tale da riportare il racconto visivo in una dimensione completamente fiabesca e trasognante. Tutto ciò avviene inconsciamente. Aldo Bettin ha creato uno stile originale che non si può ritrovare in nessuna scuola pittorica del Novecento e testimonia la spontaneità di un artista senza finte maniere, la cui opera si potrebbe definire "autopoietica", in grado di esistere, a prescindere da qualsiasi contesto storico. Attualmente risiede Torino, dove vive e lavora, alternando l'attività di consulente aziendale alla pittura, nel mese di dicembre 2003 è stato il vincitore del concorso la tela del mese indetto dal sito Pittura&dintorni.

SITO WEB: www.aldobettin.it

E-MAIL: aldobettin@aldobettin.it

Recensione sull'opera di Aldo Bettin
La pittura di Aldo Bettin è materica, essenziale e fantasiosa nelle forme, ricca di colori vivi. L'artista nel corso della sua produzione ha attraversato diverse maniere, rappresentando paesaggi reali, figure fiabesche inserite all'interno di scenari surreali, forme primitive, astratte, organiche, nate dalla fantasia, visioni oniriche, capaci di trascinare l'osservatore in una pura dimensione immaginativa. 
Tuttavia egli sembra rivelare meglio il suo talento nei ritratti, quali ad esempio "La fata guerriera", "Mamma" o "Re caos". Questi si presentano come delle immagini ieratiche, dipinte su tavole dai colori accesi e forti, ravvivate e impreziosite anche da applicazioni in stagno fuso, smalti e vetro. Aldo Bettin ripropone l'essenza del ritratto: retrahere nel mondo classico significa tornare indietro, per fare in modo che qualcosa non si perda, ma persista nel tempo. La pittura, che si trasforma quasi in una scultura e perde la sua natura evanescente e bidimensionale, sembra voler risolvere l'eterno problema delle immagini destinate a scomparire. 
Le opere dell'artista torinese assumono, dunque, una forza simbolica e un valore di sintesi tale da consentirgli di superare i limiti del tempo, di collocarsi fuori dalla storia, anche se da questa spesso prendono spunto. Ciò avviene, ad esempio, nella "Battaglia di Qadesh" in cui le diverse sfumature del giallo e lo stagno fuso, insieme agli smalti luccicanti, richiamano il deserto e le armature degli antichi ittiti e degli egiziani, ma la loro esistenza dipende da uno spazio astratto, tale da riportare il racconto visivo in una dimensione completamente fiabesca e trasognante.
Per il pittore uscire dalla storia non significa rifugiarsi in un mondo di semplice fantasia, evasivo, ma piuttosto ricercare un'atmosfera mitica, una dimensione ancestrale, come dimostra "Re caos" che riprende l'antico racconto del poeta greco Esiodo. Tutto ciò avviene inconsciamente da parte dell'artista che, con la sua abilità manuale, con l'opera esperta di un artigiano, si rende interprete del bisogno attuale, nel mondo occidentale, di semplicità e autenticità. 
Nonostante questo slancio verso il passato, la sua arte mantiene sempre un aspetto moderno: le forme organiche, quasi "legnose", l'uso di materiali tratti da oggetti quotidiani dismessi, una certa maniera ludica del pittore (è interessante un confronto con il Dadaismo di Duchamp) riportano l'opera di Aldo Bettin nella contemporaneità. 
Questa capacità dell'artista di unificare il presente con il passato gli consente di proporre un'arte universale. I colori accesi, forti, che comunicano gioia e riempiono forme geometriche di facile percezione, convivono con una materia antica, come quella del legno o dello stagno. Anche nel Medioevo si usava impreziosire le tavole dipinte con l'oro o altri metalli, apposti sulla superficie pittorica, in modo da fornire rilievo all'opera d'arte e renderla ancora più vera. 
Sulle orme di questa tradizione, che appartiene al nostro paese, ma era anche molto diffusa nelle regioni del nord Europa al tempo del Gotico Internazionale, Aldo Bettin ha creato uno stile originale che non si può ritrovare in nessuna scuola pittorica del Novecento e testimonia la spontaneità di un artista senza finte maniere, la cui opera si potrebbe definire "autopoietica", in grado di esistere a prescindere da  qualsiasi contesto storico. 

Professor Davide Sciuto - Critico d'arte


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ARCHIVIO VINCITORI 2003

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