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LEZIONI DI GUSTO

Giotto agli Scrovegni

di Marianna DE PADOVA

Il banchiere padovano, sapeva che la Cappella da lui eretta in suffragio del padre, collocato dal Sommo Poeta nel "suo" Inferno, sarebbe entrata nella storia dell'Arte Mondiale?
Sapeva il pittore che il suo estro creativo sarebbe stato ammirato, imitato e studiato per secoli, sino ad arrivare all'inimmaginabile era 2000?
Non è importante conoscere le risposte, ci basti sapere che la Cappella degli Scrovegni, - il cui restauro è terminato da poco meno di un anno, restituendo il ciclo pittorico agli sguardi ammirati di appassionati e non di Arte, - risplende di luce propria nella costellazione artistica, dove Giotto è fra le stelle più grandi.


La fuga in Egitto, 1303-1306 circa - affresco su muro
cm 198 x 183
Padova, Cappella degli Scrovegni

Correva l'anno del Signore 1303, quando Giotto cominciava i lavori di decorazione della piccola Cappella, di proprietà privata del ricco Scrovegni, terminati in soli due anni; il pittore non era nuovo ad imprese tanto maestose: già ad Assisi aveva dato opera di notevole ingegno e capacità artistiche con il ciclo di S. Francesco, per la Chiesa Superiore (1290-1295). La Cappella degli Scrovegni, rispetto alla Basilica francescana, presentava delle difficoltà maggiori: le piccole dimensioni della struttura (29,26 x 8,48 con altezza vertice della volta 12,80 in un'unica navata con volta a botte), vengono suddivise da Giotto in riquadri affrescati con numerose scene (più di 57) della Sacra Famiglia. Un racconto fitto e serrato - da Gioacchino, all'ascensione di Gesù - che si snoda ad aspirale lungo entrambe le pareti, su tre livelli di quattro. Volgendo le spalle al maestoso Giudizio Universale, che adorna la parete dell'antico ingresso e guardando all'abside con l'altare, in alto a destra, dal primo di sei quadri, il racconto comincia con la cacciata di Gioacchino dal Tempio, poiché senza prole; 

sino ad arrivare all'ultimo, in cui lui ed Anna s'incontrano sulla soglia della Porta Aurea di Gerusalemme, dopo che entrambi avevano ricevuto l'annuncio della prossima nascita di un figlio. Volgendo lo sguardo sulla parete di fronte, la storia continua con la nascita di Maria, passando dalla consacrazione al Tempio, sino al matrimonio con Giuseppe; l'annunciazione corona la volta di accesso all'abside. Nuovamente lo sguardo si posa a destra, con l'inizio del secondo livello, dove cinque quadri per parete, nei rimanenti due livelli istoriati raccontano i fatti salienti della vita di Gesù, dalla nascita all' ascesa in cielo dopo la resurrezione. L'ultimo livello, in basso, vede alternate le raffigurazioni dei vizi e delle virtù a quadri in cui Giotto da prova d'incredibile maestria nella decorazione, dipingendo finte lastre di marmo. Maestria che si conferma nei due finti coretti posti in corrispondenza del terzo livello nella parete che incornicia l'altare: primo Trompe-oeil della storia della pittura, dimostra il tentativo del pittore di allargare lo spazio architettonico, illudendo l'osservatore con un approccio prospettico innovativo, anticipando di un secolo la tematica della prospettiva codificata da Masaccio e Brunelleschi. Il tutto è sormontato dalla volta dipinta in blu con stelle, com'era in uso al tempo, con medaglioni ad incorniciare il Redentore, la Vergine e Profeti.

Pittoricamente il ciclo degli affreschi padovani colpisce per la semplicità composta dei personaggi raffigurati: non dimentichiamo che l'arte - e nello specifico - la Pittura, fino all'invenzione della fotografia, aveva svolto il compito divulgativo e scolastico, dove la conoscenza non arrivava, vuoi per la lenta diffusione delle notizie, vuoi per l'imperante ignoranza delle masse, in questo modo la Pittura aveva assunto il nobile ruolo di "voce narrante", anche per chi, ricco e colto, poteva commissionare un'opera privata - come uno Scrovegni - rivoltosi a Giotto, la cui fama era stata da molti suoi contemporanei acclamata, facendosi "raccontare" la Sacra Storia; così, immedesimati in spettatori medievali, rimaniamo abbagliati dall'intensità dell'azzurro, posto spesso come fondo alle scene, in cui la plasticità, la dignitosa compostezza e l'eleganza dei personaggi, trovano completa esaltazione. Come nel quadro "Il sogno di Gioacchino": le pieghe del mantello in cui il santo è avvolto, lasciano comprendere la fisicità, la posizione in cui l'uomo giace, mentre un angelo, quasi come un fulmine irrompe nella scena ad ordinare il rientro a Gerusalemme; ma anche il dramma, la sofferenza, la disperazione, vengono rappresentate con le stesse caratteristiche, nel "Compianto sul Cristo morto", in cui la scena molto affollata è scandita ritmicamente da gruppi di figure, di cui molte rese di profilo - ciò dimostra come Giotto, da Assisi, abbia molto meditato sulla fisionomia - ne determina l'equilibrio globale; lo sfondo tagliato diagonalmente da una montagna, sulla cui cima, solitario, un albero secco svetta, ricorda che la morte è apparente: in primavera gli alberi tornano a fiorire, ma questa consapevolezza, che permea la vita dei primi cristiani, non attutisce il dolore, nel vedere, toccare il corpo, le ferite di Gesù, ormai inequivocabilmente morto: in primo piano donne, anche di spalle, sono chine sul corpo, mentre commuove l'espressione sofferente della Madonna, che guarda con pietà il volto ormai esanime del Figlio; al centro della composizione le braccia allargate dell'apostolo che non sa darsi pace, fa da rimando agli angeli in cielo, che anch'essi si disperano per la grande sofferenza del momento. Alla compostezza della scena contribuisce non poco il gioco cromatico: come s'è già ricordato, il blu intenso fa da quinta, mentre i rosa, i gialli i verdi, si rincorrono in un rimando continuo, dove una donna completamente di spalle, in basso a sinistra, sembra essere il punto di partenza della montagna. La padronanza della nuova concezione spaziale giottesca la ritroviamo anche nelle scene rappresentate entro "quattro mura", come in "Gesù davanti a Caifa" dove lo spazio è suggerito dalle travi nel soffitto, che sembra incoronare l'inizio del supplizio.

Equilibrio e compostezza anche nella parete che ospita il Giudizio Universale, di grande suggestione, che riprende la visione biblica: l'esercito di angeli che suonano le trombe in alto, Cristo al centro, dentro un medaglione luminoso, circondato dagli apostoli; sotto di lui, la croce, simbolicamente separa i beati dai dannati. Inquietante il demone che divora i peccatori, mentre del fuoco divino avvolge tutto l'inferno.

Colori, plasticità, patos, semplicità e suprema maestria nell'applicare l'arte, sono i componenti primari di questa piccola cappella, che ospita una Grande Opera d'Arte, che nessun fotografo, nessun critico, potrà mai raccontare nella sua completezza. E dove, dopo aver ammirato tanta maestria, con sorpresa, scopriremo a decoro dell'altare la "Madonna con Bambino" di Giovanni Pisano, plastica summa della scultura gotica italiana. 

Articolo di Marianna DE PADOVA 
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