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LEZIONI DI GUSTO
FRA-MENTI
Pensieri sulla libera
espressione*
di
Lucrezia
FUSCO
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Era un afoso pomeriggio. E' una notte di luglio.
I colori densi, gli odori forti. I colori indistinti, l'odore è quello del mare.
Nella storia dell'arte o meglio nello studio, approccio alla storia dell'arte, siamo stati in qualche modo abituati, a volte costretti, a "riconoscere" la mano dell'artista: attraverso il colore, come confondersi con quelli particolari di Domenico Veneziano, di Piero della Francesca, Rosso Fiorentino fino a Kirchner o
Gauguin! oppure attraverso il segno, dallo stile del "bel disegno" fino ad arrivare alle "cifre" dell'astrattismo; dai soggetti come nel periodo del romanticismo o dell'impressionismo; o dalle periodizzazioni stesse, cui gli storici dell'arte ci hanno abituato.
Non sono pochi gli artisti che non rispondendo a certi canoni, o di difficile collocazione, o per una loro personalità non "svendibile", non accomodanti, non hanno incontrato una fortuna critica.
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Opera di Giuliano Giuliani
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Opera di Giuliano Giuliani

Opera di Giuliano Giuliani
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La riconoscibilità appaga, accontenta tutti.
L'artista: che con un senso di onnipotenza pensa di divenire un po' eterno; il riguardante: che non deve fare il minimo sforzo o ricerca su ciò che ha davanti e si sente sicuro e in qualche modo è come se si appropriasse di un pezzo di storia, di un'opera d'arte; il mercato: il gioco è facile e semplice, è necessario conoscere dimensioni, soggetto, data ed il prezzo è fatto!; il museo o la galleria: richiama più una mostra con un brutto Picasso che un'altra con venti splendidi
Campigli.
Ammetto. Consola e l'occhio non subisce alterazioni quando ci si trova davanti al "conosciuto", non si entra in crisi e anzi si prova una sorta di appagamento e un certo compiacimento nel "riconoscere" un'opera: sembra quasi di rivedere un amico.
E l'artista? Non può innamorarsi della sua opera, non potrebbe, una volta terminata, separarsene definitivamente e forse ciò spiega la ripetitività di certi segni o colori, etichettata o scambiata come "cifra".
Forse, ma è un frammento di pensiero, è una incapacità di soddisfazione; verrebbe automatico parlare di desiderio, ma il desiderio è ben altra cosa! legata solo agli esseri umani e non alle cose inanimate; dicevo incapacità o timore di staccarsi, separarsi da qualcosa che ci rassicura o nei casi peggiori carenza, impossibilità di trasformazione.
Qualcuno più coraggioso di me parlerebbe di carenza di vitalità, la quale vitalità comporta invece una trasformazione e separazione continua.
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L'artista davanti alla tela bianca dovrebbe compiere un unico sforzo: togliersi di dosso la pelle-razionalità che lo ha spinto ad andare ad acquistare la tela, i colori, i pennelli. Il minimo fardello di razionalità che gli resterà incollato, lo renderà prigioniero. Costretto a ricercare mentalmente il ricordo di un segno o colore o tratto già eseguito, non originale. Prometeo incatenato: quel puzzle costituito rinascerà ogni volta, accompagnando così la mano quasi in un automatismo che di creativo ha ben poco.

L'artista Giuliano Giuliani tra le sue opere
Al contrario, la razionalità ormai guscio vuoto di una cicala caduto accanto al cavalletto, per l'artista sarà sempre un gioco alla pari: uomo nuovo davanti ad una tela nuova.
Il ricordo di un sogno, di un volto di donna, di un odore, di un pensiero, di una sensazione, un'emozione, una melodia: a ciò attingerà l'artista per la sua libera espressione.
Poi, apposta la firma, l'opera è compiuta e non è più sua.
Che venga acquistata, appesa su una parete di casa, esposta in una mostra, o ai limiti distrutta, non lo riguarda.
Una volta riposto il pennello nel liquido per non farlo seccare e per detergerlo affinché sia pronto per l'uso, l'artista dovrebbe essere così sapiente e libero da riuscire quasi a dimenticarsi dell'opera.
Come l'innamorato che si dimentica della serenata eseguita non appena la bella si affaccia alla finestra.
*Se non avessi visto, non avrei parlato. Grazie Giulio.
Articolo
di Lucrezia FUSCO
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