UN MISTERO
DURATO CINQUECENTO ANNI
Viaggio nel Rinascimento tra i Farnese ed i
Caetani |
| La Basilica
di Santa Prudenziana |
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Articolo di
Patrizia Rosini |
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Nonostante l’era del terzo millennio Roma è ancora, sempre e
comunque la città del Papa, delle chiese e delle meravigliose
bellezze artistiche, visibili ovunque si cammini.

Basilica di Santa Pudenziana - Mosaico absidale -
390 d.c.
(foto tratta dal sito )
Nel quartiere che diede i natali al grande Giulio Cesare, la
Suburra, c’è la bella Via Urbana che porta diritta all’Esquilino
per aprirsi infine, con una splendida vista, sul retro di Santa
Maria Maggiore. Là, poco prima che la via termini, si trova la
Basilica di Santa Pudenziana, una tra le più antiche
chiese di Roma, eretta, per volere di Papa Siricio, nel 390 d.C.
sui resti della casa di Santa Pudenziana e di sua sorella
Prassede in Vicus Patricius.
La storia racconta che le due sante deposero i corpi dei martiri
uccisi durante le persecuzioni di Domiziano e dopo aver raccolto
il loro sangue lo conservarono in un pozzo ancora oggi visibile
nella chiesa, divenuta Basilica nel IV secolo d.C. Oggi la
chiesa ha un aspetto molto diverso da quello originario a causa
dei vari restauri che si sono succeduti nei secoli. Questo
articolo verte sui lavori di rifacimento iniziati nel 1588 per
volere del Card. Enrico Caetani, all’epoca titolare della
Basilica.
Il mosaico absidale nel suo interno, risalente al V secolo d.C.
e raffigurante Cristo trionfatore in trono circondato dai suoi
discepoli e dalle SS. Pudenziana e Prassede, cattura
completamente lo sguardo dello spettatore lasciandolo stupefatto
di fronte a tanta bellezza.
Oggi possiamo ammirarlo grazie al restauro effettuato pochi anni
fa, mentre al principale protagonista della nostra vicenda, il
Card. Enrico Caetani, dovette apparire in condizioni assai
deteriorate (la parte destra era quasi completamente crollata).
Inizia qui un cammino che ci porta assai indietro nel tempo e
precisamente nell’Italia Rinascimentale, dove tra i personaggi
più importanti al mondo figurava, senza ombra di dubbio, Sua
Santità il Papa ed, in parecchi casi, anche la sua famiglia.

Particolare del mosaico absidale restaurato per volere del
Card. Caetani.
(foto tratta dal sito )
Abbiamo avviato una ricerca che mira al reperimento di documenti
storici che comprovino la presenza nel mosaico absidale di
alcuni personaggi famosi dell’epoca e precisamente:
• PAPA PAOLO III (Alessandro Farnese): 2° apostolo a destra
prossimo al Cristo;
• PIER LUIGI FARNESE (duca di Parma e Piacenza, figlio di Papa
Paolo III): 3° apostolo a destra;
• GIULIA FARNESE (sorella di Papa Paolo III): 4° apostolo a
destra;
• SAN FRANCESCO SAVERIO: 5° apostolo a destra;
• VITTORIA FARNESE: Santa Pudenziana;
Ora andiamo a vedere i personaggi.
ALESSANDRO FARNESE – Papa Paolo III

Paolo III |

Tiziano, Ritratto di Papa Paolo III
(Museo Capodimonte, Napoli, Collezione Farnese) |
Va rilevata la straordinaria somiglianza del discepolo, con
il ritratto di Paolo III eseguito dal Tiziano, oggi conservato
presso il Museo Capodimonte di Napoli. Ritroviamo la stessa
posizione della testa, l’attaccatura dei capelli, la barba, le
guance scarne. I colori della veste, presente nel mosaico, sono
l’azzurro (il cielo) e la porpora della stola, quasi a
riproporre la figura del Cristo in terra, ovvero il papa. Viene
da chiedersi come mai il cardinale Enrico Caetani avesse deciso
di far inserire questo personaggio, benché fosse scomparso
trentasette anni prima. Alessandro, era figlio di Pier Luigi
Farnese, il Seniore, e di Giovannella Caetani, quindi
cugino di primo grado di Camillo Caetani, nonno del cardinale
Enrico, titolare della Basilica di Santa Pudenziana dal 1585.
Come ricorda Gelasio Caetani nel libro Domus Caietana,
le relazioni tra Camillo ed il Farnese « furono amorevoli ed
intime: il Farnese era il protettore della casa ed in ogni
occasione importante le prestava consiglio ed opera ». Il
futuro Paolo III partecipò anche fattivamente nella scelta della
seconda moglie del cugino Camillo, che si concretizzò nel 1523
con la scelta di Donna Flamina Savelli « [...] che per
abolir tutte le male forme preterite è necessario introddure
questa nova et bona forma presente con tanta nettezza et
efficacissimi signi d’amore et vera unione che non se ce possa
apponere una minima macula »1.
Insomma un vero e proprio desiderio del cardinal Farnese che
Camillo restasse soddisfatto e soprattutto amato. Alessandro,
dunque, rimase molto legato alla famiglia della madre, la quale
spinse sempre, non senza fatica, il proprio figlio verso quella
carriera ecclesiastica dalla quale sperava di ricavare la stessa
fortuna ed il prestigio che i Caetani avevano ricevuto in
precedenza dal pontificato del loro familiare, Bonifacio VIII
(1235-1303). Quando Alessandro non aveva ancora preso i voti
sacerdotali, ebbe quattro figli, Paolo, Pier Luigi, Costanza e
Ranuccio da Silvia Ruffini, vedova del tarquinese Gerolamo
Crispo e madre di Tiberio Crispo, segretario personale di Paolo
III e da questi successivamente nominato cardinale.
PIERLUIGI FARNESE (1503-1547) - Duca di Parma e Piacenza e Figlio di
Paolo III

3° Discepolo a destra |

Anonimo Fiammingo, Ritratto di Pier Luigi Farnese
Palazzo Farnese di Parma |
Qui la somiglianza con il ritratto del Duca Pier Luigi, sia
nel dipinto del Tiziano (anch’esso presente nel museo napoletano
di Capodimonte), sia con il ritratto di anonimo fiammingo
conservato nel museo di Palazzo Farnese a Parma, è davvero
sconcertante. Perfino l’attaccatura destra dei capelli è
riprodotta nel minimo particolare, i colori sono scuri e la mano
penitente sta a ricordare quanto quest’uomo, guerriero e
principe scellerato, avesse da farsi perdonare. Pier Luigi fu
investito da Paolo III del ducato di Piacenza e Parma nel 1545,
ma nel 1547 fu assassinato nella nota congiura che vide, tra i
mandanti, i Gonzaga con il segreto appoggio dell’imperatore
Carlo V, tra l’altro padre di Margherita d’Austria, moglie di
Ottavio Farnese, figlio di Pier Luigi.
Il duca aveva sposato Gerolama Orsini di Pitigliano, donna pia e
devota cristiana, dotata di un carattere risoluto. Fu lei che si
adoperò per riportare i resti mortali del marito nella terra
natia, per farlo seppellire nella cappella della famiglia
Farnese eretta nella Chiesa dell’Isola Bisentina del Lago di
Bolsena. Ebbero cinque figli: Vittoria (andata in sposa al Duca
Guidobaldo Della Rovere), Ottavio (che divenne duca di Piacenza
e Parma), Orazio (sposo di Diana di Francia), Ranuccio
(cardinale) ed il magnifico mecenate rinascimentale Alessandro
Farnese, Juniore, da tutti appellato il “Gran
Cardinale”. Quest’ultimo fu intimo amico del cardinale Niccolò
Caetani, zio del cardinale Enrico. Sempre grazie a Gelasio
Caetani, nell’opera citata, leggiamo: « Il Card Alessandro
Farnese (juniore), coetaneo del Cardinale Niccolò, gli fu intimo
amico, la sua casa in Roma e la villa a Caprarola, ove spesso
convitava i giovani Caetani (Enrico e suo fratello Camillo),
furono domicilio della sapienza ». Va ricordato che Enrico
Caetani fu nominato cardinale da Papa Sisto V, l’11 dicembre
1585 e, nella Bolla di nomina, la prima delle firme apposte dai
ventisette cardinali è proprio quella di Alessandro Farnese jr.,
quasi a sottolineare colui che, per primo, ne sollecitò la
scelta.
GIULIA FARNESE- sorella di Alessandro Farnese (1475 ca. -
marzo 1524)

4° discepolo a destra del mosaico |

Dama con unicorno. Affresco del
Domenichino a Palazzo Farnese
(volto attribuito a Giulia Farnese)
|

Dama con l'unicorno, stanze di Paolo III,
sala del Perseo a Castel Sant'Angelo
Anche in questo caso troviamo una somiglianza con due
affreschi rappresentanti una dama con l’unicorno, (emblema di
famiglia). Il primo è situato nella Galleria Carracci del
Palazzo Farnese di Roma mentre l’altro è visibile nella Stanza
del Perseo, residenza di Paolo III a Castel Sant’Angelo,
eseguito da Perin del Vaga. Nei ritratti si ritrova la stessa
posizione della testa, stessi lineamenti del volto. La fronte e
le guance ben tornite del discepolo nel mosaico absidale di
Santa Pudenziana rivelano un aspetto femminile. Nonostante
Giulia fosse stata contemporanea di pittori importanti, da lei
sicuramente conosciuti, quali Raffaello e Pinturicchio, è
credibile che ne avessero eseguito il ritratto anche se non ci
sono giunte immagini certe. Una recente scoperta, in verità,
conferma l’esecuzione dello “scandaloso” ritratto di Giulia,
ricordato dal Vasari, in cui la Farnese era stata ritratta nelle
vesti della Madonna, con il Bambino in braccio e papa Alessandro
VI Borgia, posto ai suoi piedi che l’adora. Ritratto presente
negli appartamenti Borgia in Vaticano, volutamente ricoperto e,
infine, rimosso.2
Proprio per questo non ci stupisce ritrovare nella ricostruzione
musiva delle somiglianze con i volti delle due dame con
l’unicorno! È possibile che queste abbiano molte più affinità
con il vero volto di Giulia di quanto possiamo immaginare, non a
caso Giulia si identificava nell’emblema di famiglia tanto da
far inserire gli unicorni nell’iconografia degli affreschi
dapprima nel castello Orsini di Bassanello (Vasanello) e
successivamente nella sua residenza di Carbognano. La sua vita
fu consacrata alla “gloria” della famiglia: andata in sposa
giovanissima a Orso Orsini, figlio di Ludovico Orsini e Adriana
de Mila, fu da quest’ultima spinta, insieme a sua madre
Giovannella Caetani, a divenire l’amante (anche se per qualche
anno), del maturo cardinale Rodrigo Borgia (1431-1503), futuro
Papa Alessandro VI (cugino di Adriana). Giulia aveva solo sedici
anni e la fama della sua bellezza era nota in tutte le corti
italiane:
« […] Madonna Giulia é ingrassata e si é fatta bellissima. Ha la
più bella capigliatura che si possa immaginare [...] sembrava
davvero un sole.»3 così si espresse nel 1492 il
cognato Lorenzo Pucci in una lettera al fratello, dopo la sua
visita al palazzo di Santa Maria in Portico dove la bella
Giulia, che aveva partorito da poco la figlia Laura, viveva con
Lucrezia Borgia e la suocera Adriana. Ella riuscì presto a
distaccarsi dal suo ruolo di amante papale e a mantenere quello
di dama della nobiltà romana. Quando i Borgia caddero in
disgrazia dopo la morte di Papa Alessandro VI (agosto 1503),
Giulia che era rimasta vedova nel 1500, aveva già da molto tempo
un’altra vita nel suo castello di Carbognano. A lei è ascritta
la porpora cardinalizia, attribuita al fratello Alessandro,
proprio da papa Borgia e, quindi, l’inizio di una scalata al
potere che lo portò, infine, ad indossare la tiara papale.

Veduta del castello di Sermoneta (LT)
(Tratto dal sito Internet della Fondazione Roffredo
Caetani
) |

Papa Bonifacio VIII Caetani, Roma, Palazzo Caetani
(Tratto dal sito Internet della Fondazione Roffredo
Caetani ) |
SAN FRANCESCO SAVERIO (1506-1552)
compagno di Sant’Ignazio
di ola (1491-1556) e primo missionario nelle Indie.

5° Discepolo a destra del mosaico
|

Dipinto Sant’Ignazio di Loyola in carcere
che dialoga con San Francesco Saverio(?)
(Tratto dal sito Internet della Fondazione
Roffredo Caetani
) |

Statua di San Francesco Saverio nella Basilica di San
Damaso a Roma - scultore Anonimo del 1600 - lato
sinistro
(Foto Patrizia Rosini) |

Statua di San Francesco Saverio nella Basilica di San
Damaso a Roma - scultore Anonimo del 1600 - lato destro
(Foto Patrizia Rosini) |
Come si vede nelle foto comparative, il volto del quinto
discepolo raffigurato nel mosaico absidale della
Basilica di Santa Pudenziana, è sorprendentemente
somigliante sia all’anonimo personaggio che dialoga con
Sant’Ignazio in carcere, così come alla statua
raffigurante San Francesco Saverio, conservata a Roma
nella Basilica di San Lorenzo in Damaso, di cui fu
titolare il Card. Alessandro Farnese jr. fino al 1589,
anno della sua morte.
Nell’epigrafe del basamento è possibile leggere la
seguente citazione: « Francesco Saverio, Apostolo
protettore d’Oriente, nell’anno 1538 nella Basilica di
San Lorenzo in Damaso, designato quale maestro delle
cose pie, istruì il popolo romano con discorsi ed esempi
a ogni virtù ».
|

Basamento della statua di San Francesco Saverio
nella
basilica di San Lorenzo in Damaso
(Foto Patrizia Rosini) |
È dunque Francesco Saverio il santo che, guardando
direttamente il Cristo, sembra voler intercedere per la famiglia
Farnese rappresentata nel mosaico? Sembrerebbe proprio di sì,
d’altra parte nel 1539, insieme a Sant’Ignazio da Loyola, prese
parte alla fondazione della Compagnia di Gesù, tanto cara a Papa
Paolo III Farnese e riconosciuta ufficialmente il 27
settembre del 1540 con la bolla ‘Regiminis militantis
Ecclesiae’. Lo stesso anno Francesco fu inviato dal Papa
nelle Indie Orientali in qualità di legato pontificio.
Dalle vicende storiche sulla Legazione di Francia per la quale
il Card. Caetani dilapidò buona parte del patrimonio finanziario
della sua famiglia, apprendiamo che tutta la sua politica fu
imperniata a sostenere le simpatie verso la corona spagnola e
che dopo un primo momento di appoggio da parte di Sisto V le
vicende politiche indussero il pontefice a cambiare rotta.
Enrico si trovò in forte difficoltà, scontando anche
l’umiliazione di una condanna agli arresti domiciliari, voluti
dal pontefice, nella sua casa di Parigi. Per sua fortuna Papa
Sisto V morì di lì a poco e grazie ad un altro Alessandro
Farnese, Duca di Parma e Piacenza (1545-1592) nonché nipote
diretto di Alessandro Farnese jr., una volta che questi con il
suo esercito liberò Parigi, poté far rientro a Roma.
I Gesuiti accompagnarono sempre le vicende della sua vita,
furono suoi accaniti difensori quando cadde in disgrazia presso
la curia papale ed addirittura due di loro furono fatti
arrestare dal Papa con l’accusa di aver pronunciato delle
prediche troppo accalorate in difesa del Caetani.4
Ricordiamo anche che Enrico fu molto legato ad Alessandro
Farnese jr., e come lui aveva una stima ed un amore profondo per
l’opera di Sant’Ignazio da Loyola. Nella Chiesa del Gesù a Roma
(che custodisce il corpo del santo gesuita ed una reliquia di
San Francesco Saverio), fu eretta per volere del cardinal
Farnese, mentre due sorelle del Card. Enrico Caetani, Giovanna e
Beatrice furono tra le benefattrici che permisero la costruzione
dell’annessa Cappella di Santa Maria della Strada, costruita sui
resti della casa del Santo.5
VITTORIA FARNESE (1519-1602) (sorella del Cardinale
Alessandro Farnese Jr) ritratta quale Santa Pudenziana

Santa Pudenziana
particolare lato destro del mosaico |
|

Vittoria Farnese, ritratto del Tiziano Vecellio, Museo di
Budapest |
La Santa, rappresentata in modo più evidente rispetto agli altri
personaggi, tiene in mano una corona di alloro sopra la testa di
San Pietro. Anche in questo caso nel volto della donna sono
riscontrabili delle analogie con il ritratto di Vittoria
Farnese, eseguito da Tiziano Vecellio nel 1546, quando era
duchessa di Pesaro e Urbino. Sorella del Cardinale Alessandro
Farnese Jr, la duchessa era in contatto con la famiglia Caetani,
come dimostra una lettera del 12 Maggio 1583 inviata al Card.
Nicolò Caetani, zio del Card. Enrico: « Ill(ustrissi)mo et
R(everendissi)mo Sig(n)or mio oss(ervandissi)mo ha tanta parte
V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma nel matrimonio [...]
concluso tra il Sig(n)or Marchese del Vasto et Donna Lavinia mia
Figlia così per essere tanto principalmente stato favorito da
lei come per la congiontione di sangue, et d’affettione che ha
con l’una e con l’altra parte che come di fattura, et di proprio
interesse suo ha molto ben ragione di serntire quell’allegrezza
che s’è degnata significarmi con la lettera sua, et che mi sarei
immaginata se poi a loro essendomi nota l’ottima volontà di V(ostra)
S(ignoria) Ill(ustrissi)ma verso tutta questa casa, et verso di
me in particolare che restandole sempre più obbligata delle
continue gratie et favori che ricevo in tanti modi dalla bontà
sua prego N(ostro) S(ignore) Iddio che questo parentado, et ogni
cosa che mi attenga risulti in contententezza, et in servitio di
V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma al quale sia pur certa che
saremo sempre tutti volti con ogni prontezza d’animo con che le
bacio reverentemente le mani augurandole [...] continua salute,
et felicità ».6
Vittoria fu una donna molto devota e pia, tanti furono i
dispiaceri familiari che la coinvolsero e dei quali il cardinale
Alessandro ne era partecipe. Vittoria giunse a Caprarola nel
Giugno del 1584, dopo aver lasciato la corte di Pesaro, forse
per dissapori, ancora oggi non molto chiari, che dovette avere
con il figlio. Troviamo dunque la testimonianza del suo arrivo
nelle terre della sua infanzia e giovinezza, attraverso una
lettera scritta da suo fratello Alessandro al nipote Francesco
Maria II: « Madama nostra é giunta con l’aiuto di Dio a
salvamento in Caprarola et si conserva sana et io resto
contentissimo della sua venuta e presentia qui et passeremo con
reciproco contento questa state di compagnia»7.
Il giorno seguente la duchessa scriveva al fratello Ottavio:
« Trovandomi sgravata dal peso di Donna Lavinia mia figlia, mi
risolsi di venire a gustare il frutto di questa libertà qui
appresso al Cardinal nostro, che mi colma di favor et di
carezze».8
Vittoria, nell’Ottobre del 1585, soggiornò a Viterbo, partecipò
al matrimonio della cara nipote Lavinia che spesso le teneva
compagnia, mentre nei mesi di Novembre e Dicembre fu a
Capodimonte. Nell’estate del 1585 fu in compagnia della nipote
Clelia, figlia del Cardinale Alessandro, che allevò insieme ai
propri figli e all’altra nipote Lavinia.
Proprio nello stesso anno Enrico Caetani fu nominato cardinale
con il titolo di Santa Pudenziana, avviando così i lavori di
ristrutturazione nella basilica compreso il restauro del mosaico
absidale. La duchessa rimase nel viterbese (Ducato di Castro),
fino al 22 Marzo 1588, dove per quasi due anni governò ed aiutò
il suo popolo ad uscire da una grave carestia.10
Vittoria sarebbe stata l’unica Farnese vivente al momento della
rappresentazione dei suoi congiunti all’interno del mosaico,
forse per la sua devozione cristiana, per tutte le opere pie e
la grande disponibilità affettiva che aveva dimostrato verso i
suoi famigliari ed alle povere popolazioni dei ducati di Urbino
e Pesaro, nonché quelle di Castro. A lei fu dunque dato l’onore
di rappresentare Pudenziana, la ben nota figura della santa
martire cristiana.
Come si apprende da ciò che fino ad ora è stato narrato, la vita
del Card. Enrico Caetani fu sempre legata a quella dei Farnese,
tanto da essere stato nominato dal “Gran Cardinale” Alessandro
Farnese jr., tra i suoi esecutori testamentari, come si evince
dal ritrovamento dell’ originale testamento cinquecentesco
nell’Archivio Caetani di Roma. È opportuno ricordare che Nicolò
Caetani III (1526-1585), zio di Enrico, ricevette la porpora
Cardinalizia da Papa Paolo III quando era ancora adolescente e
fu il testimone diretto della morte del Pontefice, come racconta
lui stesso nella lettera che è stata ritrovata nell’Archivio
suddetto, mentre il nipote Enrico fu seguito con affetto e
sollecitudine dal Cardinale Alessandro Farnese jr. fin dalla
nascita.11
Voglio inoltre ricordare la strage voluta dai Borgia, iniziata
nel 1494, nei confronti della famiglia Caetani, con la morte per
avvelenamento di Nicolò Caetani II (1447-1494) dalla quale solo
due componenti si salvarono, Guglielmo, fratello di Giovannella
Caetani (madre di Paolo III), e suo figlio Camillo (padre del
Card. Nicolò e nonno del Card. Enrico). Lo scopo era quello
d’impossessarsi dei beni e delle terre, vi riuscirono ma solo
per breve tempo, alla morte di Alessandro VI Borgia (1503),
tutti i possedimenti ritornarono ai Caetani. Camillo si rifugiò
a Pitigliano sotto la protezione della Famiglia Orsini, legata
ai Farnese per il matrimonio di Angelo Farnese e Lella Orsini.12
Possiamo immaginare che la protezione si estese al Caetani,
magari in segreto, anche da parte di Giulia Farnese, sua cugina
diretta, all’epoca sposa di Orso Orsini di Bassanello, paese
abbastanza vicino Pitigliano ed a Capodimonte, luogo dove, nella
locale residenza Farnese, sia Giulia che il fratello Alessandro
passarono diverso tempo ad assistere il fratello Angelo,
gravemente ammalato e ove poi morì. La strage ai danni dei
Caetani, vide anche la morte, nelle segrete di Castel
Sant’Angelo, del Protonotario Apostolico, Giacomo V Caetani
(1500).13

Cardinale Enrico Caetani (1550-1599)
Dipinto conservato a Palazzo Caetani di Roma |
|

Cardinale Nicolò Caetani (1526-1585)
Dipinto conservato a Palazzo Caetani di Roma |
Ma torniamo al mosaico ed alla motivazione principale che fece
ricordare per sempre quelle importanti figure, sia nella storia
del Rinascimento che in quella del Cardinale Caetani; è il
significato insito nella rappresentazione del
Cristo-Imperatore-Trionfatore, il quale, seduto su un trono
gemmato, ricorda la figura di un Re, forse in omaggio agli
imperatori del IV secolo. Egli, grazie a Costantino, vide man
mano ufficializzarsi il cristianesimo e come citato dal Prof.
Vitaliano Tiberia: « [...] il mosaico cristologico di Santa
Pudenziana riaffermava un valore centrale del cristianesimo: il
perdono davanti al pentimento ».14 Anche il
“Gran Cardinale” sembrava essere particolarmente legato
all’aspetto del “perdono cristiano”; infatti affidò a Giacomo
Della Porta la costruzione (1583) della chiesa di Santa Maria
Scala Coeli alle Tre Fontane (Roma); « [...] il nome deriva
dalla visione che San Bernardo di Chiaravalle ebbe nel 1138
mentre celebrava messa: una lunghissima scala che ascendeva al
Paradiso salita da un peccatore per la cui anima il santo aveva
pregato la Madonna, la quale lo attendeva in cima ai gradini, ad
indicare che la richiesta era stata accolta».15
Sia Enrico Caetani che il Farnese, dovevano ben conoscere il
significato intrinseco al mosaico per mettere le figure dei loro
congiunti, che in un modo o nell’altro, avevano tutti dei
peccati da farsi perdonare commessi nella vita terrena, fatta di
potere e trame politiche. L’unico che sembra essere fuori da
questi giochi politici terreni e che può permettersi di guardare
senza indugio e con passione il volto di Cristo, è San Francesco
Saverio il quale attraverso le parole: ‘Pues, sus, hème aqui’
(Bene, eccomi qui), rispose all’invito di Papa Paolo III
per la prima missione di evangelizzazione dei Gesuiti nelle
Indie.
La cappella di famiglia che il Card. Enrico Caetani volle
costruire nella Basilica di Santa Pudenziana, comprensiva di
vari lavori di ristrutturazione architettonica, costò ingenti
somme alle già ridotte risorse finanziarie della famiglia.
Stando però a quel che dice Gelasio Caetani nella sua ‘Domus’:
« tutti i conti erano esaminati dal Volterra, il quale
regolarmente ne riduceva l’importo, apponendovi il visto di mano
propria ». Il manoscritto prosegue elencando i costi di
alcuni lavori eseguiti all’epoca aggiungendo però che non se ne
conosce l’ammontare totale. Personalmente voglio far notare che
visto il legame tra il Cardinal Farnese jr. ed il Card. Enrico e
che il Volterra, insieme ad altri artisti che lavorarono alla
cappella di famiglia, quali ad esempio gli Zuccari, era tra
coloro che eseguirono importanti lavori per il Farnese, sia
nella Chiesa del Gesù , che nei Palazzi Farnese di Roma e
Caprarola. Niente di più facile allora che lo stesso Alessandro
Farnese jr., abbia lui stesso autorizzato la riduzione dei costi
fatta dal Volterra per aiutare Enrico e di conseguenza chiedere
l’inserimento dei suoi congiunti , all’interno del mosaico
absidale.
Va sottolineato che tutti gli studi e le consultazioni
di testi riguardanti la Basilica di Santa Pudenziana finora
svolti non hanno mai evidenziato alcuna teoria circa l’analogia
tra i volti dei Farnese con quelli dei personaggi del mosaico
absidale.
Attualmente non si conosce l’autore, della fine del cinquecento,
di quelle pitture (successivamente divenute mosaico) anche se
un’ipotesi è di doverosa citazione. Durante queste ricerche è
rinvenuta una riproduzione a stampa del volto di Tiziano
Vecellio, (suoi i ritratti di Papa Paolo III, del figlio Pier
Luigi, dei nipoti Alessandro jr e Vittoria.) eseguita nel 1587
da Agostino Carracci e donata: « All’Ill(ustrissi)mo et Rev(erendissi)mo
Card. Enrico Caetano Mons. Legato [...] ».. chiara
dimostrazione dell’amicizia che univa il Cardinale Enrico,
legato pontificio di Bologna e la famiglia Carracci, che di lì a
poco avrebbe lavorato per i Farnese.

Stampa di Agostino Carracci con ritratto
del Tiziano Vecellio, 1587
con dedicatoria al Card. E. Caetani |
|

Cardinale Alessandro Farnese,
dipinto del Tiziano Vecellio, Napoli,
Museo Capodimonte |
Come sappiamo Agostino Carracci (Bologna 1557 - Parma 1602) ,
raggiunse a Roma suo fratello Annibale (Bologna 1560 - Roma
1609) per coadiuvarlo negli affreschi della galleria di palazzo
Farnese, la stessa dove più tardi lavorò il pittore Domenichino,
allievo dei Carracci. L’affresco della dama con l’unicorno è
attribuito a quest’ultimo, ma fu realizzato probabilmente su
cartoni preparati dai Carracci. Proprio su questo personaggio
vogliamo soffermare il nostro pensiero accompagnandolo
all’interno della Basilica di Santa Pudenziana dove, nel
mosaico, la bella dama, così somigliante a quella che ha
immortalato il Domenichino, sembra meditare sul mondo.
L’esecuzione rimane purtroppo attribuita ad anonimi, forse su
cartoni degli stessi Carracci, amici del cardinal legato di
Bologna Enrico Caetani, oppure del De Vecchi, autore dei cartoni
che dovevano essere utilizzati per il mosaico nella Chiesa di
Santa Maria Scala Coeli alle Tre Fontane, progettato dal
cardinale Alessandro Farnese jr.
Patrizia Rosini
Si ringraziano per la gentile collaborazione il Dott.
Luigi Fiorani , la Dott.ssa Caterina Fiorani
dell’Archivio Caetani di Roma, Avvocato Giacomo
Antonelli, Presidente della Fondazione Camillo Caetani
di Roma ed il Dott. Romualdo Luzi.
BIBLIOGRAFIA
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San Casciano Val di Pesa, Tip. F.lli Stianti, 1933.
Annibal Caro, Delle lettere del Commendatore Annibal
Caro, scritte a nome del Card. Alessandro Farnese,
vol. terzo, Ed. Società Tipografica de' Classici
Italiani, Milano, 1807, volume 4°, p. 269
Gaspare De Caro, Voce Caetani Enrico, Dizionario
Biografico degli italiani, Roma, Istituto della
Enciclopedia italiana, vol.16, 1973.
Carlo Fornari, Giulia Farnese: una donna schiava della
propria bellezza, Parma, Silva Editore, 1995.
Giuseppe Marchetti Longhi, I Caetani, Roma, Istituto di
Studi Romani, 1942.
Matilde Rossi Parisi, Vittoria Farnese duchessa
d’Urbino, Modena, Tip. G. ferraguti & C., 1927.
Vitaliano Tiberia, Il mosaico di Santa Pudenziana a
Roma: il restauro, Todi, Ediart, 2003.
Siti consultati:
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;
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NOTE
- Roma, Archivio Caetani, 1523 1° luglio,
Corrispondenza Camillo Caetani, n° I34571.
- Per questo argomento
cfr. G. Incisa della
Rocchetta,
Ricostruzione d’un Pintoricchio borgiano, in
“Strenna dei Romanisti”, VIII, 1947, p. 176-184 e F. I.
Nucciarelli (a cura), Pinturicchio. Il Bambin Gesù
delle mani, Perugia, Quattroemme, 2006.
- Carlo Fornari, Giulia Farnese: una donna schiava
della propria bellezza, Parma, Silva editore, 1995.
- Pecchiai Pio, Il Gesù di Roma, descritto ed
illustrato, Società Grafica Romana, Roma 1952.
- Corrispondenza Nicolò Caetani, Arch. Caetani n°
180921
- Matilde Rossi Parisi,
Vittoria Farnese, Modena,
Tip. G. Ferraguti& C., 1927, pag. 118
- Matilde Rossi Parisi,
op. cit., pag. 119
- Lavinia Farnese, figlia
naturale di Ottavio Farnese,
il 6 Ottobre 1585 a Capodimonte sposò per procura il
marchese Alessandro Pallavicino che raggiunse nei
feudi parmensi il mese stesso.
- Matilde Rossi Parisi,
op. cit., pag. 120-121
- Annibal Caro, Delle lettere del Commendatore
Annibal Caro, scritte a nome del Card. Alessandro
Farnese, vol. terzo, Ed. Società Tipografica de'
Classici Italiani, Milano, 1807, volume 4°, p. 269: AL CARDINAL SERMONETA (Nicolò Caetani):
« Con molto piacere ho inteso l’acquisto fatto da
Vostra Signoria Reverendissima del nipotino (futuro
Card. Enrico Caetani), del quale mi rallegro con lei,
col Signor suo fratello (Bonifacio Caetani Duca di
Sermoneta), e con la Signora Caterina (Pio di Savoia di
Carpi), quant’io posso, per l’allegrezza che n’hanno
essi, e me ne congratulo per quella che ne sento io: che
ne fo il medesimo conto, che se Madama avesse partorito
un figliuolo del D. Ottavio; e prego Dio che ne dia a
Vostra Signoria Reverendissima quella contentezza
ch’ella medesima desidera. Mi rallegro ancora del
prospero successo delle sue cose in Francia; ed
esortandola a non perdere l’occasione di valersi dei
favori che se le dimostrano di là, le replico quel che
per l’altra l’ho detto, che solleciti di presentarsi,
quanto più presto può, a Sua Maestà Cristianissima. E
senz’altro dirle, umilissimamente le bacio le mani. Di
Gradoli alli 15 d’Agosto 1550.»
- R. Luzi, Il Giglio e la
Rosa. Ceramiche farnesiane
di scavo dalla Rocca Farnese di Valentano. Viterbo, Faul
ed. artistiche, 1993, p.11-32.
- Gelasio Caetani, op. cit.
- Vitaliano Tiberia, Il Mosaico di Santa Pudenziana a
Roma: il restauro, Ediart, Todi, 2003.
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- Morì a Parma quando era
al servizio del Duca Ranuccio Farnese,
lasciando incompiuta l’esecuzione di un affresco nella
volta del Palazzo del Giardino.
Articolo di Patrizia
ROSINI
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