Pittura e dintorni RISERVATO AGLI ARTISTI
    
HOME | CHI SIAMO | PRIMO PIANO | VERNICE FRESCA | MOSTRE | GALLERIA DI ARTISTI CONTEMPORANEI | FORUM | CONCORSO | CONTATTI |
GALLERIE D'ARTE
NEGOZI DI BELLE ARTI
MUSEI E COLLEZIONI
FIERE E MANIFESTAZIONI
ARTE NEL WEB
GRANDI PITTORI
CITTÀ D'ARTE
ASSOCIAZIONI
CORSI E SCUOLE
LEZIONI DI GUSTO
TECNICHE
ASTE
LIBRI E RIVISTE
ILLUSTRAZIONE
FUMETTO
ART MOVIE
DINTORNI D'ARTE
RESTAURO
SPEED NEWS

 

La tua pubblicità su Pittura e dintorni

  
LEZIONI DI GUSTO
 L’ARTETERAPIA
di Luigino Bardini

L'Arteterapia è un metodo per curare alcuni disturbi emozionali e psichici con l’arte. E’ una pratica che prevede l’utilizzazione delle attività espressive non verbali come modalità terapeutiche, tale uso consente di innescare un processo che sblocca l’emozione e le resistenze e le incorpora nell’immagine. Il paziente, specie lo psicotico, agendo su dei materiali e potendo quindi esprimere direttamente qualunque cosa, agisce il contenuto psichico senza più bisogno di passare attraverso l’intermedio della simbolizzazione.
Uno degli obiettivi dell’Arteterapia è di integrare le teorie psicologiche e psicoanalitiche alla pratica artistica con speciale attenzione alle modalità che rendono questa disciplina adattabile a differenti tipi di utenza: bambini, adolescenti, adulti e anziani con disagi psichici.
L’arteterapeuta si propone alcuni strumenti per giungere alla comprensione dell’evoluzione del processo creativo in arte, sia quando quest’ultimo ha un percorso “normale”, sia quando è impedito o distorto dalla psicopatologia, da malattie fisiche, da difficoltà familiari e sociali. Nella diagnosi, nel progetto terapeutico e nel trattamento di individui e di gruppi, l’arteterapeuta agisce come professionista autonomo e indipendente o come operatore di una squadra multidisciplinare in cui le abilità professionali hanno come base la conoscenza dei concetti e dei metodi degli altri membri della squadra.

Le sedute di Arteterapia
Dalla sintesi delle descrizioni delle sessioni o delle sedute di Arteterapia, che possono avere una cadenza periodica differenziata a seconda della tipologia del paziente e della durata dell’intervento, possono emergere elementi nuovi della personalità dei pazienti ed eventuali cambiamenti. L’osservazione di tali mutamenti è importante per la verifica e ridefinizione del progetto terapeutico individualizzato: Bisogna tener conto infatti, che gli obiettivi che un’èquipe di lavoro si pone possono subire delle variazioni, in quanto ogni paziente non segue una linea evolutiva progressivamente crescente nel tempo, ma può alternare regressioni a fasi precedenti, mantenimento di stati o momenti di crescita. Le sedute di Arteterapia di gruppo si dimostrano molto efficaci come momenti in cui il paziente sente di appartenere ad un gruppo, in cui può costruirsi un proprio spazio e divenire parte attiva. Le Istituzioni spesso diventano luoghi molto impersonali e dispersivi per l’individuo e possono portare a forme di isolamento estremamente deleterie. Il gruppo che si costituisce all’interno di attività terapeutiche come l’Arteterapia diviene un’occasione dove il paziente può fare emergere la sua individualità in una situazione protetta. Il gruppo non è soltanto un’occasione di confronto su tematiche comuni, ma può essere per il singolo un modo di allontanarsi dall’isolamento, da momenti di scoraggiamento e di crisi, orientandosi verso l’instaurazione di rapporti interpersonali e la creazione di opere artistiche attraverso cui scaricare tensioni interne e comunicare con sé e con gli altri. All’interno del “Gruppo” ogni partecipante si trova a lavorare in sintonia con gli altri individui impegnati nello stesso tipo di ricerca artistica. Parallelamente ciascuno è “per sé”, si trova solo, in comunicazione con sé stesso. Appartenere ad un gruppo non significa, così, mettere da parte la propria individualità e sottomettersi a pressioni di gruppo, ma il gruppo stesso può valorizzare la creatività di ogni soggetto che si sente stimolato ad esprimersi proprio perché si trova in una situazione protetta e conosciuta. Anche se ognuno si confronta singolarmente col proprio foglio, la propria tela o il blocco d’argilla… fra chi disegna, chi dipinge e chi scolpisce, scorre una comunicazione sottile fatta di forme, volumi e colori. Il comune interessamento induce allo scambio di opinioni, alla collaborazione, all’appoggio reciproco tra persone che in altre condizioni e situazioni avrebbero manifestato difficoltà di comunicazione. La verbalizzazione conclusiva è un momento privilegiato di scambio comunicativo all’interno del gruppo. Durante tale confronto il prodotto artistico si arricchisce di nuovi significati, che ampliano e completano il contenuto originario.

Samuele
“Momenti significativi visti attraverso forme e colori di un percorso in arteterapia di un giovane con disturbi psicotici”. Scopo del lavoro è documentare alcune tappe del processo terapeutico in parallelo con l’andamento clinico.
La “crisi” intesa come un impellente bisogno di produttività creativa attraverso cui raccogliere il Sé. La possibilità di “esternare” ed oggettivare la sua frammentazione interna per favorire un processo riorganizzativo.

Opera di Samuele
Samuele
"Cleopatra e il serpente"
 

1° lavoro: “Cleopatra e il serpente” di Samuele
“Cleopatra e il serpente” è stato realizzato in un momento di spontanea presenza in atelier, evidentemente provocata da un forte bisogno di comunicare. Samuele ha dipinto un cartoncino ruvido di cm. 70 x 100 con la tecnica del carboncino e della tempera acrilica. Osserviamo la pennellata ampia e sciolta che viene tenuta all’interno dei confini del foglio con un lieve debordare nella parte superiore sopra la testa, che non delimitata e lascia fuoruscire il rosso dell’emotività e dell’aggressività.

Il dilagare dell’aggressività non neutralizzata in campo rosso ha potuto essere rappresentato impunemente perché il paziente ha trovato una situazione di controllo come i confini del setting e la presenza dell’arteterapeuta. Il paziente ha potuto esprimere sentimenti profondamente intensi, negativi e coinvolgenti come il terrore della disgregazione, l’invidia, l’aggressività, la carica di sessualità e l’interiorità. L’espressione rassegnata del volto esprime l’ineluttabilità di questi eventi. Cleopatra, “il Sé”, dalle grandi labbra semite ha le pupille strabiche e osserva contemporaneamente il dentro e il fuori tra cui non c’è distinzione. Il serpente esce dalla parte dell’emisfero destro di Cleopatra e diventa scuro e fallico. La crisi si è definita nella modalità creativa. Le idee che lo sconvolgono sono persecutorie e di condanna, di rifiuto e di esclusione, miste a idee di grandezza. Samuele s'identifica con il personaggio mitico di Cleopatra e l’accosta a Eva tentata dal serpente. Il serpente simbolo del male, dell’invidia, della minaccia e della morte, proviene dal mondo psichico del paziente. I simboli convogliano all’esterno, attraverso la trasformazione creativa, lo stato emotivo e cognitivo “liberati”.

opera di samuele
Samuele
"l vice capo tribù"
 

2° lavoro: “Il vice capo tribù” di Samuele
Samuele al termine del suo impegno espressivo si sofferma per osservare quanto ha realizzato e attribuisce il titolo: “Questo è il vice capo tribù”. Lo ha disegnato con grande impegno partecipativo e lo descrive così: “Per capire la cultura indiana loro devono fare più di 3.000 pose, e il vice capo tribù 3.063…gli africani sono tenebrosi, sono più umanoidi…”. L’uso di un materiale controllato: la matita, gli permette possibilità descrittive ampiamente utilizzate in un’immagine per lui molto significativa.

Il “potere in ginocchio” della figura esprime l’ambivalenza di Samuele, che da un lato si percepisce disgregato e dall’altro deve riaffermarsi come potente, ma in ginocchio.

opere samuele
Samuele
 "Erode"
 
 

3° lavoro: “Erode” di Samuele
In questa immagine, l’ambivalenza della postura inginocchiata, segnale di crisi, permane. I pensieri emotivamente carichi di Samuele ritrovano nell’uso del colore, il loro canale espressivo. Nella figura, la primitiva accensione del rosso magenta, viene raffreddata dal giallo, pure carico di aggressività, come il nero dei capelli minacciosi e scomposti. Qui il colore, rispetto al primo lavoro di “Cleopatra e il serpente”, non dilaga più, ma prende forma. Samuele trasferisce in metafora su questa figura della storia sacra, le vicende della propria storia. Erode, con la strage degli innocenti, persegue e uccide tutti gli infanti, con l’intenzione di ucciderne uno: Gesù. L’odio per il padre (Gesù), che morendo l’ha abbandonato, gli procura un senso di colpa insostenibile, tanto da fargli instaurare il meccanismo di identificazione con l’aggressore : Erode. Ma nel momento in cui “uccide” si sente “ucciso” ed ecco che compare la dinamica di identificazione con il padre che, …, diventa vittima, “Eroe”. Il lapsus, facendo coincidere i due opposti, Erode-Eroe, va a sanare emozioni devastanti, violenza ed angoscia, che, se non neutralizzate dall’eroismo, sarebbero “insostenibili”.

opera samuele
Samuele
 "Il ponte sul Po’ e la basilica di Superga con la pietra verde"
 

4° lavoro: “Il ponte sul Po’ e la basilica di Superga con la pietra verde.” di Samuele
Successivamente quest'opera diventerà per Samuele “Sottoportici e l’uscita per Venezia”.
Una delle caratteristiche del paziente è di fluttuare velocemente da un’interpretazione all’altra, le sue letture si modificano rapidamente e si sovrappongono rispecchiando il mondo interiore di Samuele; le sue emozioni e i suoi sentimenti sono in continuo movimento, cambiano, si trasformano, si arricchiscono di nuovi significati. Nel creare questo dipinto, Samuele ha accuratamente lavorato per ottenere nel riquadro centrale, da lui definito “pietra magica” una tonalità di verde identica a quella del camice dell’arteterapeuta.

 Questa associazione è altamente chiarificatrice dell’itinerario intrapsichico transferale da lui iniziato. Intorno a questo fatto centrale, che è quanto dire intorno alla “magia” del transfert, si organizzano tre zone: le due grandi arcate d’acqua, il riquadro centrale con la scena , del nudo di donna emergente, la barca e la basilica di Superga, e lo sfondo superiore che rappresenta il nero della notte angosciosa da cui emerge la scena salvifica. Un’emersione resa possibile dall’avere espresso e potuto liberare l’immagine di sé cattiva, minacciosa ambivalente (vedi Cleopatra e il serpente, il vice capo tribù, Erode) senza incontrare disprezzo, punizione e rifiuto. L’accoglimento e l’accettazione gli consente una regressione positiva, alla ricerca di uno stato simbiotico da ripercorrere con una energia liberata espressa dalle arcate che congiungono un’unica acqua. Samuele affida al ponte, vale a dire alla relazione affettiva, la riemersione della madre per riprendere con lei, mediante il transfert, la simbiosi iniziata ma ben presto interrotta.

opera samuele
Samuele
"Simone in carcere"
 

 5° lavoro: “Simone in carcere” di Samuele
“Simone è stato il prigioniero-guardiano…”
“Non interessa a Simone di uscire dalla porta…”
“Simone ha ucciso il re di Afeartaunta… ciò significa che è stato protettore del re.”
Così Samuele illustra la sua opera. Una grande porta sovrapposta ad un dipinto a quadranti neri divisi da una croce di luce che avanza da dietro i pannelli scuri. Il nero torna a prevalere come “paura” forse di essersi spinto troppo avanti nella relazione terapeutica.

Samuele torna ad imprigionarsi ed erge una barriera di angoscia. I riquadri inferiori ricordano due visi neri posti frontalmente, uomo e donna, molto vicini e in grado di suscitare emozioni e letture opposte, contrastanti, ambivalenti. Resta comunque avvinghiato all’ambivalenza del “ritiro”, per cui è “prigioniero e guardiano”, non gli interessa uscire dalla porta, è “uccisore” ma anche “protettore”.Nel delirio riferito alla sacra scrittura susseguente al dipinto, Samuele nomina la madre come compilatrice di vangeli affiancandola agli evangelisti Marco, Giovanni,… Sembrerebbe quasi che in questo passaggio problematico della dimensione transferale, Samuele ricorra all’evocazione della madre situandola nello scenario biblico come ad esorcizzare l’angoscia di annientamento facendo coincidere la propria storia con quella dei grandi personaggi biblici.

opera samuele
Samuele
"Il villaggio di una casa"
 

6° lavoro: “Il villaggio di una casa.” di Samuele
Nella diversificazione analitica delle parti architettoniche di una casa, struttura dominante di questo dipinto, Samuele ritrova fiducia ed apertura. Il colore nero e minaccioso dello sfondo è efficace, ma poi molto controllato nei toni, così come è contenuto dallo studio strutturale. C’è omogeneità di intenzioni nel rapporto forma-colore.  Al centro c’è una macchina, fortemente tridimensionale, come vuol essere la casa; metafora del suo Sé che osa percorrere gli itinerari di sé stesso.

E’ molto protetto, ma sta alla guida di una nuova esperienza “auto” conoscitiva. Sembra che egli voglia riprendere la conduzione della relazione terapeutica iniziata, amata e poi temuta, tanto da ritirarsi. Pur permanendo un sommovimento delle forme e una forte tensione compositiva, comincia a manifestarsi qualcosa di più intellettualistico, l’analisi e il contenimento del colore, segnali di avvio della remissione della crisi.

opera samuele
Samuele
"Anfora in creta"
 

7° lavoro: “Anfora in creta” di Samuele
Samuele a breve distanza realizza un’anfora in creta. La ricerca della tridimensionalità, già avviata nel dipinto de “Il villaggio di una casa”, trova una realizzazione concreta in questo oggetto, grazie alla manipolazione della creta. La mancanza del fondo sembra legarsi alla rassicurazione del piano di legno che “funge” da fondo. E’ un modo di unire le due cose, che non sono unite, con  l’immaginazione. Samuele ha utilizzato il piano di legno per aiutarsi nello sforzo di ricomporre “tutta e subito” l’unità tridimensionale delle quattro pareti dell’oggetto, nel  tentativo simbolico di costruire i confini corporei.

L’operazione può anche rimandare al suo vissuto transferale,  in cui si vive con un supporto (cioè il fondo dell’anfora), datogli dall’arteterapeuta. L’apertura del vaso è volutamente enfatizzata da decori che rimandano alla sua volontà di offrirsi, di aprirsi, sia alla riappropriazione di sè attraverso le forme tipiche della sua etnia. Il successivo abbellimento dell’oggetto dimostrerà come Samuele ne abbia tratto grande gratificazione e autostima. Nella pregnanza dei significati, l’opera appare prepotente ma “infondata”, simbolo della forte tensione di Samuele verso la definizione di un Sé, la cui completezza gli sfugge irrimediabilmente.


Samuele
"Catena di luce e ultimo comandamento di Gesù"
 

8° lavoro: “Catena di luce e ultimo comandamento di Gesù” di Samuele
In questa ultima opera presentata (tela 100x100cm.), tecnica colori acrilici e tempera, la dimensione della creatività viene riportata ad un tratto graficamente molto “discorsivo”. L’arte si appiattisce. La remissione della crisi fornisce al paziente una forza maggiore per sostenere una continuità e una chiarezza discorsiva del linguaggio grafico-pittorico. La simbologia dell’ancoraggio della propria aggressività è data dalle catene che congiungono la candela alle due pietre verdi. Permangono i colori abituali usati in modo più controllato e contenuto.


Articolo di Luigino BARDINI
Mandami una e-mail

TORNA ALL'INDICE DI LEZIONI DI GUSTO



© Copyright Pittura&dintorni.it. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale. Powered by Advertising, Web design, Internet services