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LEZIONI DI GUSTO
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GIOVANNI
CARLO ROCCA.
Evoluzione di un artista in ascesa |
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Intervista di Roberto Fabbretti |
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Giovanni Carlo Rocca
Anno 2005: Radici Quadrate - "Carlo Manuele"

Giovanni Carlo Rocca e Mario Alejandro
Buonpensieri
Anno 2008: L'evoluzione - "Carlo Manuele" |
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Avevamo fatto la conoscenza
di Giovanni Carlo Rocca qualche
tempo fa, e proprio su queste
pagine avevamo intervistato
l’artista che, da affermato
restauratore, iniziava a muovere
i “primi passi” nel mondo della
pittura.
A pochi anni dal suo esordio
come pittore, lo abbiamo voluto
incontrare di nuovo, per farci
raccontare gli sviluppi del suo
percorso artistico e la sua
notevole ascesa che lo ha visto
protagonista di importanti
mostre-evento in Italia e in
giro per il mondo…
P&D: Giovanni, dalla
nostra ultima intervista, usciva
fuori un tuo ritratto
orgogliosamente affermato per
ciò che riguardava i lavori di
restauro, ma piuttosto affranto
per la pittura che da poco avevi
ripreso a sperimentare… poi
cos’è successo?
G.C.R.: Mi sono
intestardito innanzitutto...
devo essere sincero… poco mi
sono preoccupato di fare
qualcosa che potesse piacere e
molto mi sono divertito a
“eruttare” colore a più non
posso su quelle tele che non
sopportavo più di vedere
bianche.
Venti e più anni ad apprendere
le tecniche esecutive e le
espressioni pittoriche di
artisti delle epoche più
svariate non hanno fatto altro
che “riempirmi come un
contenitore” che alla fine “se
derrama” come ama dire il
mio assistente. Colore che
trabocca, rompe gli argini e
straripa, niente di più
affascinante che vedere come poi
si assesta sulla tela.
Nasce così, da un gioco , la
voglia di ringraziare, rendendo
omaggio, gli artisti che per
questi lunghi anni mi hanno
“pazientemente“ insegnato, loro
malgrado, tutto ciò che con la
loro esperienza avevano
trasferito nelle loro opere.
Nasce il progetto “Radici
Quadrate".
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P&D: Sì, ricordo benissimo
“Radici quadrate”, la tua prima
personale importante, in grande stile, a
Palazzo d’Oria di Ciriè dove, aiutato
dalla scenografia dei bellissimi
ambienti, avevi curato ogni minimo
dettaglio… i tendaggi porpurei, la
musica che si propagava magicamente
nelle stanze, e all’inaugurazione
ricordo addirittura delle comparse in
costume settecentesco, che pareva si
fossero staccate dai tuoi quadri… una
mostra che difficilmente si scorderà.
G.C.R.: E’ stato un esordio
importantissimo, la grande affluenza di
pubblico, circa 8000 visitatori da più
regioni d’Italia in meno di due mesi, mi
ha dato il coraggio di continuare
mettendomi in gioco con successive e
quasi immediate esposizioni.
Dalla mostra sulla Cavalcata dei vizi,
opera di 20 m. di lunghezza, alla
esposizione permanente della Deposizione
, opera di 36 mq esposta nel santuario
di S.Vito a San Vito Lo Capo (TP),
visitato da oltre un milione di
visitatori l’anno fino alle più recenti
esposizioni alla Biennale Internazionale
d’Arte Contemporanea Città di Firenze.
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P&D:
Radici quadrate è stata quindi l’inizio di
un’irrefrenabile ascesa creativa che ti ha portato a
sviluppare ogni volta un progetto che non si limita
all’esposizione delle opere ma è quasi sempre legato ad
importanti eventi sociali e porta il pubblico ad
interagire…
G.C.R.: Bhe certo, credo che l’arte
abbia anche il compito di comunicare cose spesso
scomode, per cui nasce il progetto della Strage degli
innocenti dove si denunciano, senza altri commenti,
violenze e abusi che spesso passano indifferenti nelle
realtà “al plasma”.
La più importante esposizione di una delle opere del
progetto della Strage, “Riflesso” , è stata nel 2007 per
la giornata mondiale |
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Giovanni Carlo Rocca
"La cavalcata dei Vizi" - m. 2,10 x 20 - 2006 |
contro il lavoro minorile a Ginevra, nel
Palazzo delle Nazioni Unite.
Ma non solo... nel progetto si cerca
anche la positività di chi invece si da
molto da fare per il prossimo per cui
nel progetto nasce “Luci nella notte”
dipinto di 4x2 m. dedicato ai volontari
della Croce Verde, presentato nel Teatro
Regio di Torino e ora custodito nella
sede della Croce Verde come simbolo del
ringraziamento del loro lavoro.
P&D: Veniamo ad oggi. La tua
produzione di opere è notevole, tenendo
conto che parliamo sempre di opere di
grandi dimensioni e molto curate, ma
nonostante la tua velocità di
esecuzione, hai voluto ricreare una
sorta di “bottega rinascimentale”,
affiancandoti un assistente: Mario
Alejandro Buonpensieri.
Come nasce questa collaborazione?
G.C.R.: Si… mi ha
sempre affascinato l’antico modo di
creare un’opera, e il restauro mi ha
insegnato come lavorare in equipe.
Mario Alejandro l’ho conosciuto così
come si conosce un amico, amico di
amici, scopro parlando con lui che si
era occupato in Venezuela di pittura e
di ceramica… mi ha subito affascinato
l’idea di contaminare i dipinti con il
gusto latino per il colore... e senza
pesarci due volte gli ho proposto di
collaborare.
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Giovanni Carlo Rocca e Mario Alejandro
Buonpensieri
Anno 2008: El cuerpo y el alma - "Marat" |
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P&D: E’ il tuo unico
collaboratore?
G.C.R.: No, non è
l’unico. Oltre che con il mio
assistente collaboro con
scenografi come Gianpiera Aghemo,
con Camilla Torre
architetto-restauratore e autore
del dizionario
storico-tecnologico “Ponti in
muratura” edito da Alinea
Firenze, con la scrittrice Tania
Re, con il giovane scrittore
Orazio Greco , con scultori come
Silvia Danesi e potrei
continuare così a lungo.
Anche nel restauro mi sono
affiancato collaboratori e
collaboratrici che hanno
dimostrato un talento prima di
tutto emotivo... talento che ha
consentito la realizzazione di
importanti restauri.
P&D: Tu poi, provenendo dal
mondo del restauro, non hai
problemi a lavorare con uno
staff, anche se in tempi
moderni, è difficile concepire
un’opera creata a più mani, o mi
sbaglio? |
E se durante il periodo rinascimentale era una cosa
comune avere un Maestro di bottega che dirigeva i lavori (oggi
lo chiameremmo Art Director), in tempi più recenti, mi viene in
mente il Renoir scultore affiancato da Richard Guino, ma solo
per via dei reumatismi che gli impedivano di maneggiare la creta
come voleva...
G.C.R.: Non è facile lo ammetto, ma il restauro
insegna anche ad essere umili, lo si deve essere per non mettere
nulla di proprio in una ricostruzione di una mancanza in
un’opera. Cercare il più possibile collaborazioni nella pittura
per me è fonte di grande divertimento.
P&D: Sempre riferendomi a Renoir e al suo assistente, ad
un certo punto i due interruppero la collaborazione, poiché
Guino non fù adeguatamente apprezzato e tutti gli onori erano
per Renoir. Mezzo secolo più tardi (forse un po’ troppo tardi?
Ma si sà… la giustizia ha i suoi tempi), Guino vinse una causa
contro gli eredi Renoir e venne riconosciuto come co-autore
delle sculture.
Come nasce un’opera a quattro mani e come sono i vostri
rapporti?
G.C.R.: Ogni opera in cui Mario Alejandro
collabora porta, sul retro del dipinto, la sua firma e la
scritta “collaboratore”. E’ chiaro che al momento il suo ruolo è
più marginale, ha molto da imparare. Quello che apprezzo di lui
è la sua grande curiosità e la sua disponibilità ad affrontare
anche il lavoro più duro.
P&D: Forte della tua esperienza di restauratore, che
riprende in mano le opere antiche per rendergli l’antico
splendore, non hai saputo resistere alla tentazione e ad un
certo punto del tuo percorso, hai sentito la necessità di
“rinverdire” opere che forse non sentivi più tue…
G.C.R.: No aspetta, le sentivo mie eccome, è diverso!
Rivedere alcune opere del passato elaborandole con le nuove
evoluzioni tecniche non fa altro che constatare la
contaminazione alla quale sono state esposte durante le mostre.
Lo scopo è lasciarle “crescere” per poter, in maniera ancora più
chiara, raccontarsi e comunicare…
P&D: E’ bella e insolita questa cosa dell’opera che cambia col
tempo… mi fa venire in mente un celebre romanzo di Oscar Wilde…
anche se nel tuo caso, l’opera anziché invecchiare,
“ringiovanisce” e quello che invecchia sei tu…
G.C.R.: Sì, è affascinante, anche solo pensare che le
opere possono cambiare fino a che l’autore è in vita… credimi…
mi fa invecchiare bene…
P&D: All’estero come è stata recepita la tua arte? In
particolare vorrei sapere della mostra presso la celebre
Broadway Gallery di New York…

Giovanni Carlo Rocca e Mario Alejandro
Buonpensieri
Anno 2008: El cuerpo y el alma -
"Malinconia"

La copertina del NY ARTS MAGAZINE con il dipinto
"Malinconia" |
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G.C.R.: Sono
stato contattato dalla redazione
di una rivista grazie
all’inserimento nel catalogo
della Biennale Internazionale di
Firenze, subito mi hanno
proposto un articolo sul NY Art
Magazine e, visti i consensi,
successivamente una esposizione
alla Broadway Gallery insieme ad
altri 4 artisti americani.
Credo siano rimasti affascinati
dalle tecniche esecutive e dalle
interpretazioni cromatiche ed
emotive dei dipinti esposti, il
tema era “La malinconia”.
Mi hanno proposto un articolo di
2 pagine e la copertina del NY
Art Magazine di
novembre-dicembre 2008 per cui
ci sarà a breve. Una copertina…
non nascondo un po’ di
imbarazzo... non so se meritare
già tanto interesse :)
P&D: E noi siamo lieti di
mostrare questa copertina sulle
pagine del nostro sito.
Altre tue uscite editoriali in
programma?
G.C.R.: Quasi in
contemporanea uscirà la mia
prima monografia a cura di Arte
Studio srl , promossa dalla
Biennale Internazionale
dell’Arte Contemporanea Città di
Firenze nella “Collana degli
artisti” a cura di Flora Rovigo
con il coordinamento di Sandra
Miranda Pattin.
Un progetto editoriale di Carlo
Cambi Editore.
P&D: Paradossalmente, un artista
di solito tende a focalizzare
tutta l’attenzione su quello che
deve comunicare l’opera,
tralasciando spesso “come”
comunicare la propria arte. Tu
invece hai capito come muoverti
e presti molta attenzione alla
comunicazione…
G.C.R.: Il 2008 è stato
l’anno in cui sono riuscito a
realizzare il progetto di
coniugare la mia attività
artistica con il mondo della
comunicazione; ho sempre pensato
che abbinare l’arte alle moderne
forme di marketing potesse
essere una chiave innovativa e
vincente per divulgare la vena
creativa di un artista. E’ nata
così la collaborazione con il
Dottor Enrico Rovera, Manager in
grandi aziende per oltre 15 anni
ed oggi titolare di uno Studio
Associato che sviluppa e
realizza progetti di marketing
strategico e di comunicazione,
anche a livello internazionale.
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P&D: In quali altri Paesi hai esposto fuori dall’Italia
e quali sono i prossimi appuntamenti?
G.C.R.: Sempre in agosto ho esposto anche a Bratislava
e nel prossimo marzo a Stoccarda.
Si prevedono interessanti eventi per il 2009 tra i quali
esposizione del “Mandala” opera del progetto della Strage degli
innocenti dedicata alla tragedia del Tibet.
L’opera sarà donata nella speranza di ricavare fondi che
consentano di conservare, tramite l’insegnamento nelle scuole la
memoria di una cultura millenaria che rischia di scomparire nel
nulla.
Una personale realizzata tra Milano e Torino.
Sono stato invitato a partecipare alla Biennale Internazionale
dell’Arte Contemporanea Città di Firenze edizione 2009.
Sono stato invitato come il pittore che fa del Restauro un’Arte
nel Salone Internazionale dell’Arte e del restauro che si terrà
a Firenze nel 2009. Mi è stata richiesta l’esposizione di una
grande opera, una performance e una tavola rotonda con
restauratori e studiosi d’Arte sulle mie tecniche esecutive e
sul significato della mia Arte.
P&D: Invitiamo quindi tutti i visitatori a scoprire o a
riscoprire le tue opere sia nel tuo sito
che nella nostra galleria,
presso la , dove siamo onorati
di annoverarti.
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di Roberto Fabbretti
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