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LEZIONI DI GUSTO
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Il romanzo
dell’architetto
“IL ROVESCIO DEL TENNISTA” di Gilberto Canu |
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Conversazione con
l’autore di
Osvaldo Contenti
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IL ROVESCIO DEL TENNISTA
copertina del libro |
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La lettura del romanzo “Il
rovescio del tennista”, edito
dal Gruppo Albatros Il Filo,
scorre via piacevolmente,
suscitando un immediato
interesse per il fitto e
complesso intreccio che si
dipana nell’alternarsi delle
varie vicende. E non solo perché
lo stile di Gilberto Canu è
coinvolgente sin dalle prime
battute, ma soprattutto perché
l’autore sa strutturare assai
bene le basi psicologiche e lo
specifico ruolo di ogni nuovo
personaggio che mano a mano
affiora dalle pagine.
Una minuziosa costruzione degli
“attori in scena” in cui si
avverte un metodo, una
disciplina che va al di là delle
normali prerogative di un
qualsiasi scrittore. Difatti,
l’autore, assieme alle sue
notevoli capacità narrative,
annovera anche l’esercizio della
professione di architetto, il
che spiega il rigore
nell’”edificare” il racconto sin
dalle sue fondamenta.
Del resto, per dirla con le
parole dell’architetto Renzo
Piano, l’architettura è “l’arte
del costruire, ma anche l’arte
di rappresentare le cose”.
Prova ne sia l’ottimo impianto
di questo romanzo di Gilberto
Canu, dove oltre all’egregio
“progetto costruttivo”, di cui
ho fatto cenno, l’autore pone in
essere anche un difficile ma
riuscito doppio ambito di
riflessioni, rivestendo di
antiche memorie del ’56 e di
lotte del ’68 studentesco un
articolato edificio in cui sarà
intrigante perdersi, per poi
ritrovarsi proprio come i
protagonisti del racconto. |
Temi sui quali ho invitato Gilberto Canu a chiarire alcuni aspetti
nell’ampia conversazione che
segue.
Dalla tua scheda biografica risulta che
ti sei laureato in Architettura nel 1980
presso l’Università “La Sapienza” di
Roma ed eserciti la professione nella
provincia di Bologna. Ma ora, dopo il
tuo libro d’esordio, intitolato “Valle
Giulia”, torni a cimentarti nel campo
della letteratura con “Il rovescio del
tennista”. Un curriculum piuttosto
singolare per un architetto. Vuoi
spiegarci il perché di questa virata in
veste di scrittore?
Ogni lavoro, anche il più creativo,
prima o poi ti imprigiona nella routine.
Cercavo un altro campo di gioco. L’ho
trovato nella scrittura. Raccontare
della facoltà di architettura di Roma
negli anni d’oro è stato un esercizio
relativamente facile. Io c’ero.
Altri che non ci sono mai stati e che
quegli anni non hanno vissuto,
raccontavano a sproposito. Ho voluto
rimettere le cose a posto.
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Nel
romanzo “Il rovescio del tennista”, per addensare certe
atmosfere, spesso poni l’accento su una serie di
artisti, tra i quali Canova, Cezanne o Man Ray. Perché?
Io vengo dal Liceo artistico. Ero bravo. Il mio
professore di figura "Titta" Salerno fratello di Enrico
Maria cercò di convincere mio padre a farmi fare tre
anni in uno. «Questo ragazzo ha "la mano"» diceva, qui è
sprecato. |
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Lo scrittore Gilberto Canu |
Mio padre da buon operaio gli
rispose che le cose vanno fatte bene,
prendendosi il tempo che serve. Quindi
rimasi al Liceo. Fu una fortuna, poiché
gli anni erano quelli che conosciamo e i
professori straordinari. Invece di farci
studiare sul’Argan (N.d.R. I volumi di
Storia dell’Arte firmati dallo storico
dell’arte Giulio Carlo Argan) ci
portavano continuamente per musei a
meravigliarci della bellezza di alcuni
artisti. Ho scoperto così i "Futuristi"
Balla, Boccioni, Marinetti. Tutta la
pittura e scultura rinascimentale e Roma
da questo punto di vista non si fa
mancare niente.
L’arte e l’architettura sono diventate
poi, le materie naturali dei miei studi.
C’è da dire che questa cosa ha prodotto
negli anni successivi, quando scoppiò la
divulgazione di massa delle mostre
d’arte, il mio allontanamento
progressivo dagli eventi culturali.
Avevo già visto tutto o quasi, di quello
che veniva proposto.
Ancora nel tuo libro più recente, nel
capitolo “CI SONO CITTA’ A ORE”,
racconti pezzi e tragitti di Roma
passando dall’aspetto urbanistico a
quello architettonico. Cosa ti lega ai
luoghi di questa città e quanto sono
stati importanti ai fini del tuo secondo
romanzo?
Sono nato in un piccolo paese della
"bassa" bolognese. Ho vissuto per
vent’anni a Roma e ho origini sarde, a
un certo punto ho dovuto eleggermi un
domicilio legale per fare fronte a
questo randagismo di origini indefinite.
Roma è venuta da sé, in quella città ho
avuto i primi amori, gli amici per
sempre, i ricordi indelebili che
appartengono all’età più importante. Non
sono mai stato d’accordo con Paul Nizan
che in Aden Arabia affermava "Avevo
vent’anni non permetterò a nessuno di
dire che quella è la più bella età della
vita".
I vent’anni sono la più bella età della
vita! Chi dice il contrario sa di
mentire.
Vivere a vent’anni in una città come
Roma in un tempo irripetibile è una cosa
che ti segna. Frequentare luoghi e
piazze che sono considerati i più belli
del mondo con la consapevolezza di uno
studente di architettura è una
esperienza che ti porterai addosso come
uno zaino in montagna.
Un’altra particolarità del tuo nuovo
romanzo è quella di narrare,
contemporaneamente, due periodi indietro
nel tempo: la Roma degli anni ’70 e la
Bologna del ’56. Perché questa scelta?
Bologna nel '56 era sepolta dalla neve
come d’altronde tutta l'Italia. Volevo
raccontare un’atmosfera, paesaggi
silenziosi, odi di guerra terminati da
poco, la miseria della vita che si
conduceva con sacrificio e carenze, ma
anche la voglia di andare avanti, di
essere felici di quel poco che si aveva.
Insomma della semplicità della vita
degli uomini e delle donne di
quell’epoca non ancora corrotta, non
ancora avariata.
Roma degli anni '70 è la città della mia
crescita, della passione politica, della
possibilità che il mondo potesse essere
diverso, felice di partecipare al suo
cambiamento. Poi le delusioni e le
sconfitte hanno scavato un solco che ha
inciso in profondità quell’antica
passione, senza vincerla del tutto.
Quella passione è nata a Roma negli anni
della contestazione giovanile e
inevitabilmente quella città mi è
entrata dentro per sempre.
Periodicamente sento la necessità di
tornare, sentirne gli odori, perdermi
tra i suoi vicoli, pranzare da Armando
al Pantheon, passeggiare la sera sul
lungotevere, prendere un caffè al Sant’Eustachio.
Vuoi mettere?
Note biografiche dell’autore
Gilberto Canu è nato a Sant'Agata
Bolognese nel 1953. Laureato in
Architettura nel 1980 all'Università La
Sapienza di Roma. Svolge la professione
nella Provincia bolognese. È stato
sindaco del suo Comune per due
legislature, ha due figli Leonida e
Saverio. “Il Rovescio del Tennista” è il
suo secondo romanzo, ha pubblicato con
SBC Edizioni “Valle Giulia”.
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In libreria e on line
Il volume “Il rovescio del tennista”, di 151 pagine, scritto da Gilberto Canu ed
edito dal Gruppo Albatros Il Filo, è in vendita presso la catena di librerie
Coop, diffusa in ambito nazionale e nelle maggiori città, tranne che a Roma,
dove è disponibile nella libreria “Il Filo”, sita in via Basento 52.
Il libro di Gilberto Canu è acquistabile anche on line ai seguenti indirizzi:
ibs.it
webster.it
Sito dell’editore
Gruppo Albatros Il Filo:
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di Osvaldo Contenti
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