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Come doveroso non poteva mancare in un sito come
Pittura&dintorni una sezione dedicata al restauro, alla conservazione, catalogazione, legislazione,
esposizione e quant'altro ruoti intorno ai beni culturali nella "provincia" italiana.
Da questa premessa si può già capire che la nostra sezione avrà un raggio d'azione che riguarda l'oggetto BENE CULTURALE nella sua interezza e non esclusivamente il restauro di questi.
Siamo partiti infatti pubblicizzando un'autorevole esposizione torinese che credo abbia fornito molti spunti di riflessione sia per quel che riguarda il restauro e soprattutto per quel che riguarda la proprietà di un bene culturale.
Bisognerà comunque focalizzare un aspetto... l'aspetto di oggi è il
RESTAURO!!!
Credo sia poco originale e poco comunicativo procedere didatticamente attraverso un percorso storico che pur chiarendo le idee risulterà banale e
noioso... credo sia più interessante ed efficace partire dalla moderna concezione del restauro, percorrendo la quale non mancheranno riferimenti storici che analizzeremo rendendo il discorso più vivace ed intrigante.
"Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al
futuro". Muovendo da questa premessa Cesare Brandi espone, nella sua teoria del restauro
edita nel 1963 dall'editore De Luca e ristampata nel '77 da Einaudi, il significato e i metodi del restauro indirizzandoli ai tecnici, ai critici e agli storici dell'arte, ma soprattutto al pubblico e a chi voglia approfondire la materia attraverso lo studio e l'applicazione pratica.
Il volume nasce dal lavoro svolto da Brandi all' ISTITUTO CENTRALE del RESTAURO di Roma ed è una raccolta organica di scritti in cui vengono sottolineati i criteri teorici che hanno ispirato l'attività del teorico e dell'istituto traendo da questa esperienza conferme, approfondimenti e precisazioni.
La teoria del restauro risulta così essere un'opera che dà tutti gli strumenti informativi e teorici utili per applicarsi a una disciplina ritenuta oggi indispensabile.
Per comprendere meglio l'itinerario culturale che permette la nascita di un così radicale pensiero conservativo, bisogna partire dagli anni '30 ed analizzare Brandi nella sua globalità, ripercorrendo quegli anni di cruciali trasformazioni.
Scrive di Lui Luigi Russo: "il sistema brandiano era dunque un frutto originale, la resultante di un innesto inedito, su uno sfondo classicamente kantiano, di un
'certo' Croce, Heidegger, Husserl, Sartre (ma anche Fiedler), responsabilmente assunti e ripensati".
Maria Ida Catalano ricostruendone la formazione afferma: "la forma che il pensiero di Brandi assume nel suo complesso è in definitiva quella di una serrata concatenazione di pensieri scaturiti da fonti molteplici di riflessione, dove ogni cambiamento di rotta viene maturato ed assorbito per essere immesso nuovamente nel circuito teorico senza che si compiano mai vere e proprie rotture con il nucleo costitutivo."
Negli anni il tema del restauro emerge in Lui sempre più tanto da individuarlo come "fattore costitutivo di una teoria generale della critica", questo concetto, sempre secondo la Catalano, coglie uno dei nodi essenziali del processo teorico brandiano dove il tema del restauro mira a costituirsi come uno dei poli fondanti l' intero sistema estetico.
Questa breve ma intensa analisi del pensiero brandiano ha lo scopo d'inquadrare le nostre
premesse... premesse che ci servono per capire la personalità e la corrente di pensiero che da essa scaturisce, tutt'oggi attuale e vivacemente operante sia sul piano teorico che su quello pratico.
Il mio pensiero và alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell' Università della Tuscia di Viterbo, dove alcuni
"illuminati" studiosi formano, con grande rigore metodologico, i futuri addetti alla conservazione.
Per tutti noi Brandi è un modello... non solo professionale quanto di pensiero.
Introduzione di Francesca NUCERA

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