Tra i frequentatori del nostro sito abbiamo avuto recentemente l'onore di fare il felice incontro con l'artista Giovanni Carlo Rocca, di cui abbiamo potuto apprezzare il suo notevole operato per ciò che riguarda i lavori di restauro ad opera del suo laboratorio, nonché di scoprire un pittore di grande talento.
Lo abbiamo intervistato, sicuri che dalla sua esperienza possiamo trarre un importante insegnamento sul restauro, materia che andrebbe maggiormente considerata per fare in modo che anche tra i non "addetti ai lavori" si sviluppi l'interesse e la cultura per la salvaguardia delle opere d'arte.
P&D: Giovanni, hai alle tue spalle un curriculum di notevole importanza per ciò che riguarda i lavori di restauro che hai eseguito nel corso della tua carriera ad opera del tuo laboratorio e sappiamo che sei anche un bravo pittore… sarebbe una lista troppo lunga elencare tutti i lavori svolti, elencaci solamente i tre lavori di restauro che reputi più importanti. G.C.R.:
Ce ne sarebbero veramente molti da elencare, per un restauratore ogni opera è importante, sia che sia stata realizzata da un noto artista, sia che sia stata eseguita da
un artista sconosciuto; per tutte le opere si deve seguire una metodologia di intervento di restauro che ne
garantisca il massimo risultato di conservazione e di ricostruzione iconografica nel totale rispetto dell'opera, ed è per questo motivo che ogni intervento è seguito da un funzionario della Soprintendenza competente.
Se però devo elencare qualche lavoro ''importante'' mi piacerebbe citare le quattro grandi tele realizzate per la chiesa di
S.Maria degli Angeli da Pietro Francesco Guala dedicate alla storia della vita di Maria, a Ciriè (TO) fr.
Robaronzino sec. XVIII, la decorazione lapidea della facciata di Palazzo Madama a Torino dell'architetto Filippo Juvarra, gli splendidi stucchi ed affreschi dell'alcova di Carlo Emanuele II a Palazzo Doria a
Ciriè (TO) realizzati da maestri luganesi sec. XVI, due statue lignee di Giovanni
Maragliano custodite nella Parrocchiale di S.Eugenio ad Altare (SV), gli affreschi gotici della chiesa di
S.Croce a Rocca C.se (TO), quelli duecenteschi e trecenteschi della Pieve di
S.Martino di Liramo a Ciriè (TO) e quelli databili 1050 circa della
Pieve di S. Stefano in Sesamo a Chiaverano (TO)... potrei continuare a lungo...
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Ciriè
(TO) loc. Robaronziono - Chiesa della Madonna degli Angeli
Ciclo di quattro tele con scene della vita della Vergine
Maria (P.F. Guala, sec. XVIII)
- Prima e dopo il restauro -
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Torino
- Palazzo Madama
Facciata lapidea (Filippo Juvarra, sec. XVIII)
- Prima e dopo il restauro -
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Rocca
C.se (TO) - Chiesa di Santa Croce
Affreschi di gotico Internazionale sec. XV - Presbiterio -
parete di fondo. Nella parete sono raffigurati in basso i
12 Apostoli, San Giovanni Battista, santo a cui era
dedicata in origine la Chiesa, nella parte centrale la
Pietà, nella parte alta Dio Padre con gli angeli.
- Prima e dopo il restauro - |
P&D:
Puoi illustrarci sinteticamente l'iter del lavoro di restauro? Chi, e quando si decide che un'opera debba essere restaurata e quali sono le varie tappe, per giungere alla fine del restauro?
G.C.R.:
Le possibilità sono diverse, è fondamentale che esita
un interesse verso l'opera da parte di una committenza che può essere una parrocchia, un privato,
un ente e, come capita spesso, un gruppo di persone sensibili che si riuniscono a formare un comitato atto a cercare fondi per il restauro e per la manutenzione e cura del bene.
Non è facile trovare fondi, molto spesso è necessario ringraziare enti statali,
enti di beneficenza, banche, privati cittadini che sensibilmente collaborano, e che consentono seppur a lotti di arrivare al recupero totale dell'opera.
A questo punto il committente consulta il restauratore che è in grado di valutare lo stato di degrado, e che prepara una relazione tecnica con gli interventi da eseguire che verrà inviata alla competente soprintendenza.
La proposta di restauro dovrà essere approvata, solo allora si potrà intervenire.
Una volta avviati i lavori ripetuti sopralluoghi del funzionario competente garantiranno che il lavoro di restauro conservativo sia eseguito correttamente e si concorderanno le eventuali integrazioni cromatiche che garantiranno una nuova fruibilità nel totale rispetto dell'opera.
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Intervento su altare ligneo
monumentale
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Scoprimento degli affreschi
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Generalmente un restauro prevede:
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Indagini preliminari per conoscere meglio il manufatto
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Interventi conservativi sia del supporto che del colore
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Pulitura dell'opera
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Eventuali ricostruzioni plastiche (stuccature)
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Eventuali ricostruzioni cromatiche
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Protettivo finale
Altre operazioni dipendono dallo stato di degrado e dal tipo di manufatto (rimozioni incoerenti, disinfestazioni,
descialbatura, ecc.). Ogni operazione richiede documentazione fotografica. |
P&D:
Sarebbe interessante sapere come si svolge una giornata, durante una fase di restauro di un'opera…
G.C.R.: L'unico modo di sapere come si svolge la giornata di un restauratore è viverla direttamente con quest'ultimo…
gli interventi sono complessi e a volte molto lunghi.
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Nole
(TO) fr. Fornelli - Chiesa di San Vito
Restauro di un altare policromo e degli affreschi della
parete dietro l'altare raffiguranti S. Antonio Abate, S.
Vito, S. Giovanni Evangelista - sec. XVII
- Prima e dopo il restauro -
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Statua
lignea di S. Rocco (G. Maragliano - sec. XVIII)
- Prima e dopo il restauro - |
P&D:
Deve essere una sensazione inappagabile pensare di riportare a nuovo splendore opere che hanno centinaia di anni… quali sono i momenti in cui senti maggiormente il peso della responsabilità?
G.C.R.: Ogni momento è carico di responsabilità, non è retorica, ma quello che mi lascia ogni volta più in apprensione e che mi emoziona fortemente è la scoperta di superfici affrescate ritrovate sotto strati di intonaco e coloriture, o addirittura sotto spessi muri, affreschi che per centinaia di anni sono stati nascosti alla vista dell'uomo e che solo in qualche vaga documentazione vengono citati.
La responsabilità di portarli alla luce senza danneggiarli e grande, si usa comunemente un bisturi da chirurgo a lame intercambiabili che consente lentamente di rimuovere gli strati fino ad arrivare al colore. A volte ci si aiuta con degli impacchi di AB57, sostanze che mescolate tra loro e posate in sospensione ammorbidiscono gli strati che poi vengono rimossi meccanicamente.
Sei il primo a vederli dopo così tanto tempo… è l'emozione che prova un archeologo alla scoperta di un sito.
E' difficile essere conciso, gli interventi sono diversi e il lavoro molto complesso... si finisce per sminuire.
P&D:
Visitando il tuo sito
(
- n.d.r.), abbiamo visto che il restauro è stato in qualche modo, almeno all'inizio della tua carriera, una sorta di ripiego, deluso dalla pittura - o meglio dalla critica - che, come riporti, "dimostrava un disinteresse verso un genere accademico che a quel tempo ti caratterizzava"… quando hai ripreso interesse verso la pittura?
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Giovanni Carlo Rocca - ''Il
sonno'' composto da una tela di cm
160x55; una tela cm. 160x25; una tela di cm055x55 e una di cm
100x50
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G.C.R.: Ho ricominciato a dipingere tre anni fa.
Dopo che per vent'anni mi ero occupato di opere di altri artisti è venuto spontaneo creare qualcosa di mio, in qualche modo dovevo mettere a frutto questo grande insegnamento che è stato il restauro.
Ho potuto in questi anni rimanere in forte contatto con opere di artisti che come maestri mi hanno insegnato il loro modo di dipingere, di interpretare, di comporre un'immagine o una scena, l'uso dei loro valori cromatici e del chiaroscuro, l'utilizzo di grandi dimensioni… hai tutto dentro e ti sembra di esplodere.. tutto questo si è riversato nelle tele.. dipingo con grande rapidità quasi come un artista che dipingendo un affresco va veloce per riuscire a lavorare finché l'intonaco è fresco.
Amo le grandi dimensioni e riesco molto difficilmente a dipingere piccole tele. |
P&D:
Ultimamente hai presentato all'esterno di un edificio scolastico, la "Deposizione", una imponente opere composta da più tele di varie dimensioni. Nei volti dei protagonisti, si legge tutto il dramma di un triste avvenimento che ti ha riguardato molto da vicino…
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G.C.R.: Si. Da quando è mancato mio fratello nel
2002, per un male che colpisce molti nei nostri giorni, il cancro, è cresciuta dentro di me una forte emozione che difficilmente riuscirei a tramutare in parole, un'emozione che ho dovuto a tutti i costi…
"liberare"
Quattro mesi dopo era conclusa la Deposizione.
Un'opera che non vuole ricordare il momento del dolore ma la sua fine, quasi come una liberazione, il Cristo deposto piange di gioia, una vittoria sulla sofferenza rappresentata nel suo apice dal bambino il alto seduto sulla croce , Lorenzo, ultimo figlio di mio fratello, che sguaina una spada di plastica.. per i bambini è tutto un gioco e per fortuna che è così.
Non credo che le persone possono morire finché rimangono nei ricordi delle persone, ed è per questo che ho ritratto mio fratello in basso a destra mentre guarda l'osservatore, per lasciarne un ricordo indelebile a tutti coloro che lo hanno amato. |
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Giovanni Carlo Rocca - "Deposisione" - Particolare
del Cristo |
P&D:
I tuoi prossimi progetti?
G.C.R.: In questo momento sto partecipando alla manifestazione ''IO
ESPONGO'' realizzata dall'associazione culturale Azimut e che si tiene al Pastis a Torino e che è
all'8a edizione.
Dal 1° febbraio al 1° marzo del 2005 esporrò 11 grandi opere al First Out , 52, ST. GILES HIGH STREET LONDON
Nel 2005 la realizzazione di un cortometraggio di cui ho scritto la sceneggiatura e ne curerò la regia intitolato ''Rosso Lacca'' non è casuale il riferimento ai dipinti.
Sto' realizzando un'opera imponente ''Il 5° Stato'' (circa 20m. x 4), ispirata al 4° Stato di Pellizza da Volpedo, in collaborazione con altri artisti che ne cureranno l'inserimento in un contesto architettonico e il movimento.
Vorrei segnalare per tutti una scenografa di grande talento, Gian
Piera Aghemo che si è formata al corso di Scenografia dell'accademia di Belle Arti di Venezia.
P&D:
Quale consiglio daresti a chi volesse intraprendere il mestiere di restauratore? Quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere? Bisogna avere qualche dote particolare?
G.C.R.: L'unico consiglio che mi sento di dare è di provare. Il restauro è una passione e bisogna davvero essere molto convinti per superare gli ostacoli che offre il mondo del lavoro.
Non occorrono doti particolari che non siano la voglia di imparare umilmente e un grande amore e rispetto per l'arte in ogni sua forma.
Il talento è una cosa che scopri di avere con il tempo, dopo tanto lavoro e tante prove.
A
cura di Roberto Fabbretti

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