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RESTAURO

A cura di Francesca
NUCERA
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"Dall'estetica del frammento all'unità dell'immagine."
Abbiamo già parlato dell'importanza di Cesare Brandi per la moderna concezione del restauro soffermandoci in particolare sulla forza del suo pensiero:"…fu un intellettuale eclettico e nomade che credeva nella forza dell'arte e della cultura con tutta l'energia di un vero
umanista…"
Sottolineavo che solo dopo queste importanti premesse ci potevamo accostare ai singoli interventi nel settore del restauro, proprio perché la metodologia sul campo è sempre debitrice alla personalità.
L'intervento che propongo ha fatto ormai scuola nella storia del restauro moderno, si tratta infatti di un intervento eseguito nel 1944 dall'Istituto Centrale del Restauro e diretto dallo stesso Brandi, sugli affreschi quattrocenteschi di Lorenzo da Viterbo nella cappella Mazzatosta in S. Maria della Verità a Viterbo.
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I frammenti degli affreschi
di Lorenzo da Viterbo
vengono collocati in
cassette tra due strati di vetro-flex. |
Durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale la bomba cadde sulla facciata della chiesa, distruggendola per metà e facendo franare metà del tetto.
"La cappella fu colpita da varie schegge che insieme allo spostamento d'aria produssero la sconnessione della volta e la caduta della maggior parte degli affreschi delle vele, così come di quelli presenti sulle pareti...
la Presentazione al Tempio... e lo Sposalizio della Vergine...
La raccolta dei frammenti non poté avvenire che un mese dopo la liberazione di Roma, nel giugno del 1944...
...si trattava di escogitare una nuova tecnica, visto che mai si era dato il caso di un affresco ridotto in frantumi...
così i primi passi si mossero con una tecnica archeologica... si quadrettò in pianta la cappella, ad ogni quadretto facendo corrispondere una cassetta di vetro-flex, e si iniziò il lavoro di
raccolta... Con questo sistema si poterono raccogliere i quasi 20.000 frammenti, che si scalavano da una dimensione massima di 20x10 cm2 ad un minimo di pochi millimetri, passando per una media di 2x3cm2.
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...raccolti e collocati nelle
cassette... si trasportarono all'Istituto, dove potemmo ricostruire...
l'impiantito della cappella.
Ma le difficoltà iniziali furono grandissime, perché la documentazione fotografica anteriore al disastro era scarsa; per la volta del tutto insufficiente.
...se non si fosse attuata la previdenza topografica, mai forse saremmo arrivati a ricomporre...
una massa così minuta e illeggibile di resti. ...una volta fatta la selezione, ritrovati i primi attacchi, coagulate le prime isole, si presentò il problema della ricomposizione, reso spinosissimo...
dal fatto che le soluzioni di continuità erano molto numerose e perciò si perdevano le proporzioni. Non potendo avere un calco degli affreschi ce ne dovemmo fare uno approssimativo dalle poche fotografie
esistenti."
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Lavoro di identificazione dei
frammenti
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Particolare della Vergine in fase
di integrazione pittorica, ricomposto
da 300 frammenti. La parte inferiore
ed il gomito erano rimasti in situ. Accanto ai frammenti
applicati, è
visibile il disegno eseguito dalla proiezione della lastra
fotografica
sul vetro smerigliato. |
E qui bisogna citare l'importante contributo dato dalla scoperta del fotografo Paleggi , che
"è riuscito a impressionare fotograficamente qualsiasi materiale (tela, legno, gesso). Con questa scoperta le operazioni di ricomposizione avvengono direttamente sulla fotografia del dipinto che viene proiettata su una tela preparata a caseinato di calce, su cui si fanno aderire i frammenti. Ma per essere sicuri che il frammento, una volta calettato sul disegno non subisse spostamenti sia pure minimi, si sovrapponeva l'altro telaio con lucido fatto su carta trasparente, e fissato con cerniere ad un lato del telaio di supporto. Così fra due immagini combacianti si otteneva la collimazione
perfetta."
Questo sistema accelerò il lavoro di ricollocazione dei frammenti che però si rivelarono come un'unica grande lacuna.
Così Brandi motiva il nuovo metodo proposto come soluzione del problema:
"lasciando... ai frammenti lo scabro aspetto archeologico, si sarebbe venuto a sostituire, anche nel caso migliore, un effetto di mosaico all'affresco, producendo una discrepanza insostenibile con le parti rimaste sulle pareti. Perciò ho escogitato un sistema di completamento che, pur rimanendo sempre percettibile e riconoscibile ad una visione ravvicinata (e questo per lo studioso, ma anche per l'osservatore inesperto), ricostituisse ad una certa distanza l'unità dell'immagine, che lo spezzettamento dell'intonaco ha purtroppo ridotto ad un caleidoscopio.
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La tecnica consiste in tanti sottili filamenti ravvicinati, verticali e paralleli, che producono, all'acquerello, la plastica ed i colori come nel tessuto di un arazzo: se da vicino si staccano inequivocabilmente dalla stesura larga dell'affresco, da lontano l'immagine si coagula e rifiorisce.
Dove la lacuna è troppo vasta si dà egualmente la plastica dell'immagine, ma in monocromato. Bisogna pensare infatti che in questi casi la struttura dell'immagine è distrutta, e che perciò, se il restauro è critica del testo, qui ci troviamo come il filologo che da un testo frammentario e corrotto, dopo averlo ridotto alla lezione migliore, cerca di cavarne non più soltanto delle parole storicamente attendibili, ma un
senso."
Come abbiamo notato Brandi accosta l'attività di restauro alla critica testuale, avvicinandosi alla metodologia
Crociana che sottolineava il passaggio dall'approccio
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Frammenti in fase di assemblaggio su lucido,
operazione preventiva all'incollaggio sul supporto di tela.
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filologico a quello critico...
"dalla fase dell'intelligibilità sintattica si evolveva verso un concetto più complessivo di interpretazione del testo
figurativo."
L'intenzione di restituire unità all'immagine mirava al recupero della figuratività perduta;
"in questo ambizioso intento si consumavano le nuove esperienze di
integrazione."
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Frammenti in fase di ricomposizione
sulla fotografia eseguita direttamente
sulla tela di supporto. |

Frammenti ricomposti ed integrati
a
tratteggio. |
NOTE:
1. Lode di
Vittorio Rubiu, figlio adottivo di Brandi, erede dei suoi scritti e di
parte della sua collezione. Collezione che da pochi mesi è stata donata
da Rubiu stesso alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, gesto
compiuto in rispetto dello spirito del grande pensatore.
2.
Ceare Brandi, In situ. La Tuscia 1946-1979: restauri, interventi,
ricordi a cura di Paolo Antinucci, Viterbo 1996.
3.
Ceare Brandi, In situ. ..., cit.
4.
Ceare Brandi, In situ. ..., cit.
5.
Maria Ida Catalano,
Brandi e il restauro. Percorsi del pensiero. Firenze, 1998.
6.
Maria Ida Catalano,
Brandi e il restauro. ..., cit.
Articolo
di Francesca NUCERA

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