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RESTAURO

A cura di Francesca
NUCERA
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La
conservazione preventiva.
Oggi finalmente si va completando il processo di rivalutazione di una grande personalità del mondo del Restauro e della Conservazione: Giovanni Urbani. Tra gli ultimi esponenti
"di quel sogno di radice gobettiana e azionista, appartenente a quella borghesia colta e impegnata che si poneva al servizio del Paese, facendo dell'armonica convivenza tra le esigenze della società moderna e la tutela del patrimonio artistico e storico uno dei suoi principali compiti
morali".
Storico dell'arte laureatosi con Lionello Venturi a Roma, entra come secondo allievo dei corsi di formazione per restauratori, nell'ICR appena istituito, nell'aprile del 1945.
Dal 1973 sarà il terzo direttore fino alle dimissioni del 30 giugno 1983.
Definito da Brandi come "…un funzionario ottimo, un tecnico esemplare, un cittadino senza macchia…"
, comprende e giustifica le dimissioni con il regresso culturale dell'epoca, affiancandosi alla sua sofferenza ma allo stesso tempo rimpiangendone la grossa perdita.
Ritornando al suo impegno di intellettuale nel mondo della tutela dei beni culturali lo vediamo attivo nel portare a termine, in maniera mirabile quanto concreta, le indicazioni degli esordi conservativi legati al gruppo di Bottai e alla "rivoluzione nel settore dei beni culturali" degli anni '30.
È degli anni '70 la riflessione che Urbani sosterrà sul "Problema del restauro delle opere d'arte trattato in connessione con quello della conservazione dell'ambiente"; rilevando l'esigenza di
"non far perdere al patrimonio artistico italiano la sua condizione, unica al mondo, di sistema indissolubile dal territorio su cui era andato stratificandosi in
millenni".
Partendo proprio da queste premesse, con la direzione Urbani l'ICR si orienta verso una conservazione preventiva.
Esigenza dovuta soprattutto all'influenza dei nuovi agenti di degrado prodotti da una società italiana sempre più industrializzata.
Questo nuovo indirizzo è ben esemplificato nel volume Problemi di
Conservazione, curato dallo stesso Urbani e pubblicato proprio nel 1973, dove si sollecita la rifondazione della ricerca scientifica nel settore della tutela, dedicando una vasta sezione a metodiche ancora in via di sperimentazione applicate allo studio delle interazioni tra materiali artistici e contesto ambientale.
Con quest'orientamento si sottolinea un notevole salto di qualità che supera il tradizionalismo delle consuete indagini e soprattutto il loro rapporto esclusivo con l'opera singola, totalmente decontestualizzata dalla realtà ambientale nella quale vive; e qui ci sembra doveroso risalire alla fonte: "È dunque evidente che… la tecnica del restauro e le sussidiarie indagini di laboratorio hanno avuto assegnato un raggio d'azione che oggi risulta troppo ristretto rispetto ai problemi posti dal progressivo deterioramento dell'ambiente e quindi dalla necessità di provvedere in maniera concreta alla conservazione del patrimonio d'arte che, almeno in Italia, è coesteso all'ambiente come sua peculiare componente qualitativa…Data la novità dei problemi, è semmai da attendersi che proprio i metodi d'indagine noti debbano tradursi in sostanziali innovazioni. La preminenza da dare ai metodi di caratterizzazione non distruttivi; la necessità di ottenere dati sul
comportamento dei materiali e sulle loro modifiche superficiali a lunghissimo termine, l'importanza nella valutazione dei fenomeni di deterioramento, di fattori ambientali poco noti (ad es. la polvere) o di non agevole rilevazione…sono talune tra le principali condizioni non soddisfacibili che parzialmente coi mezzi e le conoscenze attuali, e che tuttavia costituiscono altrettanti presupposti necessari per avviare una scienza della
conservazione".
Risultati più brillanti dell'indirizzo preventivo sono, nel 1975, l'elaborazione del
Piano pilota per la conservazione programmata dei beni culturali in Umbria e l'allestimento della mostra sulla
Protezione del patrimonio monumentale dal rischio sismico.
Termini del problema, tenutasi a Roma nel maggio1983. Nell'ottobre dello stesso anno si è svolta, sempre a Roma, la prima
Conferenza internazionale sulle prove non distruttive nella conservazione delle opere d'arte e si è pubblicata una serie di piccoli volumi sulla manutenzione di dipinti murali, mosaici e stucchi.
Dalla collaborazione con il Centro Nazionale delle Ricerche (CNR), nasce una serie di proposte per la definizione di norme attinenti l'attività conservativa e comprendenti indirizzi metodologici sulle tecniche, sul rilevamento e sulla documentazione relativi alle analisi ambientali e chimico-fisiche pubblicate, dal 1980, con il titolo di "Raccomandazioni NOR.MA.L".
Come Bruno Zanardi ci ricorda "nessuna di queste concretissime indicazioni di Urbani per il governo del patrimonio artistico inteso come parte integrante e fondamentale dell'ambiente, ebbe seguito istituzionale.
I politici capirono subito come le linee di tutela [da lui] tracciate fossero scientificamente impeccabili e concretamente operative: cioè non confinabili nel limbo degli astratti pronunciamenti ideali e demagogici, consentiti dalla dilettantesca discussione sulla definizione del concetto di "bene culturale", su cui si è inceppato il dibattito della tutela da quegli anni ad oggi; e che quindi esse erano in grado di creare problemi a chi voleva continuare a considerare il territorio come luogo di saccheggio urbanistico e ambientale. Da qui l'isolamento cui Urbani venne subito posto, oltre che dai soliti soprintendenti, burocrazia ministeriale e mondo universitario, anche dal mondo
politico". Piano pilota per la conservazione programmata dei beni culturali dell'Umbria.*
Il progetto consiste nell'analisi e nella programmazione di un quadro organico di ricerche, mediante cui ci si propone di elaborare, in un tempo prefissato (ventiquattro mesi), uno studio di piano avente come obiettivi principali:
a. la valutazione degli effetti di alcuni fattori di deterioramento (geologici, sismici, meteoclimatici, inquinamento atmosferico, spopolamento) sullo stato di conservazione dei beni culturali dell'Umbria;
b. la definizione delle varie tecniche di rilevamento e intervento, e dei relativi programmi operativi, mediante cui assicurare la conservazione dei beni predetti;
c. la definizione della struttura e delle dimensioni di un organismo tecnico territoriale per la regolare attuazione dei programmi di rilevamento e intervento di cui al punto precedente. Schema metodologico generale*
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Tratti da Istituto Centrale del Restauro, Piano pilota per la conservazione dei beni culturali in Umbria. Progetto esecutivo, Tecneco s.p.a., Roma 1976.
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NOTE:
1. Nota del curatore, in G. Urbani, Intorno al restauro, a cura di Bruno Zanardi, Milano 2000, p. 9.
2.
Ricordiamo che la discussione del progetto dell'ICR risale al Convegno dei Soprintendenti del 1938, da parte di Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan (funzionari della Direzione Antichità e Belle Arti) e dall'allora ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai. L'inaugurazione ufficiale avviene nell'ottobre del 1941, nel 1942 viene bandito il primo concorso ma la guerra ne blocca l'avvio. I corsi iniziano nel 1944 con iscritti anche i vincitori del secondo concorso.
3.
"…clamorose dimissioni dovute a insanabili contrasti con la miope grettezza di alcuni funzionari dell'amministrazione del ministero." D. De Masi (a cura di), L'emozione e la regola. I gruppi creativi in Europa dal 1850 al 1950, Bari 1991, p. 303.
4. C. Brandi, Così si possono salvare i monumenti dai terremoti, in "Corriere della Sera", 27 maggio 1983, p. 3.
5. Nota del curatore, in G. Urbani, Intorno al restauro, a cura di Bruno Zanardi, Milano 2000, p. 8.
6.
Il concetto di Restauro preventivo aveva avuto fino allora un'elaborazione solo teorica da parte di Cesare Brandi. L'attenzione passa dall'opera all'ambiente che la contiene e dal quale provengono tutte le possibili cause che contribuiscono al suo deterioramento.
7.
G. Urbani, Problemi di Conservazione, Bologna 1973, pp. 5-6, 7-8.
8. G. Urbani, Intorno al restauro, op. cit., p. 9 e p. 11-12.
Articolo
di Francesca NUCERA

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