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RESTAURO

A cura di Fabio MARCELLI


A volo libero (con il casco ben allacciato in testa) sull'Appennino: il Rinascimento eccentrico e le opere eccentriche di Matteo da Gualdo Tadino.


MATTEO DA GUALDO - "Madonna col Bambino in trono fra i Santi Francesco, Bernardino, Margherita d'Antiochia, Caterina d'Alessandria" (Trittico di Santa Margherita, 1462)

Mi permetto un'unica nota di 'critica' o meglio, un utile consiglio ai responsabili del Museo civico di Gualdo Tadino per iniziare questa breve recensione della mostra: "Matteo da Gualdo. Rinascimento eccentrico tra Umbria e Marche"... in una delle sale all'ultimo piano della Rocca Flea a Gualdo Tadino, luogo dove il Museo e la mostra dialogano in un bel connubio, sarebbe il caso di applicare una protezione paraurti di gomma morbida per tutti coloro che, estasiati dalle opere d'arte (e forse perennemente distratti come il sottoscritto), al momento di uscire dalla sala hanno forti probabilità di saggiare con la testa la solidità secolare della trave di legno sistemata sull'architrave del piccolo ingresso. 
Non me ne vogliano le amiche Eleonora Bairati e Patrizia Dragoni appassionate curatrici di questa rassegna per questo insolito incipit, per farmi perdonare non posso far altro che esprimere la mia soddisfazione nel vedere nuovamente Gualdo Tadino raggiungere un'altra - importante - tappa del cammino intrapreso da quasi dieci anni, per recuperare e valorizzare il proprio patrimonio culturale e mi riferisco in primis al recupero della Rocca Flea, alla riapertura della ricca collezione civica e alla pubblicazione del suo catalogo scientifico nella ormai ricchissima collana promossa dalla Regione Umbria. Appuntamenti che oltre alle due curatrici hanno visto protagonisti anche gli altri membri doverosamente chiamati ad illustrare il comitato scientifico di questa mostra: Bruno Toscano, Pier Luigi De Vecchi, Vittoria Garibaldi, Andrea Emiliani, Enzo Storelli, Maria Grazia Albertini Ottolenghi.
Molto efficace non solo per comunicare la mostra ma per sintetizzarne i contenuti culturali il sottotitolo che è stato scelto per affiancare il nome di Matteo da Gualdo Tadino (1430-35 ca. - 1502): Rinascimento eccentrico tra Umbria e Marche. Eccentricità rispetto alla 'norma' scritta nelle capitali del Rinascimento come Firenze, Roma, o Mantova, esemplata in questa rassegna raccontando il dialogo serrato tra gli artisti oggi noti e meno noti (numerosi i maestri documentati a Gualdo), operosi tra il versante umbro e quello marchigiano dell'Appennino. Peraltro già evocata come definizione critica in un'altra fortunata mostra, curata nel 1999 da Alessandro Marchi nel Castello di San Leo, titolata emblematicamente Seicento eccentrico tra Romagna e Marche.
Quella di Matteo da Gualdo è la storia, ormai 'classica' ma sempre viva e avvincente, di un genius loci che ha caratterizzato tra la seconda metà del XV secolo e gli inizi del successivo (proseguendo poi con l'attività del figlio Girolamo) la produzione artistica di un centro culturalmente ed economicamente molto vivace: Gualdo Tadino. I suggestivi itinerari che dal Museo, alle chiese cittadine e alle numerose frazioni si spalmano su colli e montagne circostanti raccontano il senso di questa lunga attività che vide impegnato Matteo, com'era prassi, sia per soddisfare commissioni importanti sia per testimoniare la devozione popolare, integrando i guadagni d'artista anche con l'attività di pubblico notaio. Una produzione forse non capita appieno in passato dalla critica d'arte contemporanea ed oggi meglio valorizzata, anche se proprio uno dei 'padri' della moderna storia dell'arte, Federico Zeri, ebbe modo di scrivere più volte sulla produzione di Matteo fino ad acquistarne una delle sue opere più interessanti (esposta eccezionalmente in mostra grazie alla benevola concessione del suo erede Eugenio Malgeri).
Già nel 2002, in occasione della ricca mostra dedicata alla pittura del Quattrocento a Camerino, un'opera di Matteo da Gualdo era stata chiamata per testimoniare l'attenzione riservata al pittore ai suoi colleghi camerinesi, Girolamo di Giovanni ed il 'ritrovato' Giovanni Angelo di Antonio in particolare. Ed ora che a Gualdo Tadino abbiamo la possibilità di ammirare la quasi totalità della produzione cosiddetta 'giovanile' del maestro, lo sguardo di quest'ultimo appare sempre più indirizzato verso Camerino, la cui scuola è stata ben testimoniata in mostra da una tavola del cosiddetto Maestro del Trittico del 1454. 
Invero l'eccentricità di Matteo da Gualdo non si misura solamente dentro gli spazi aperti in ogni stagione artistica dentro il rapporto tra 'centro e periferia', ben indagati da Bruno Toscano ed oggetto il 21 e 22 maggio di un convegno di studi organizzato a corollario della mostra dall'Università di Macerata e dalla Regione Umbria, ma anche osservando e vagando dentro il microcosmo delle opere di Matteo. Non sappiamo se l'artista fu eccentrico anche nella persona (e poco importa appurarlo), ma è certo che egli creò opere 'eccentriche' (soprattutto quelle più avanzate nel tempo) nel senso più letterale del termine. Possiamo allora ammirare dipinti segnati da personaggi fortemente caratterizzati nelle fisionomie, figure sul limite del grottesco, irreali in quei volti così allungati, così spigolosi e dalle espressioni a volte ammiccanti e ironiche altre volte imperturbabili, come fossero eternate in un'icona dugentesca. 
Che dire poi dell'attenzione di Matteo verso l'antico? Raccontata dal pittore con 'personalissime' citazioni d'elementi architettonici e decorativi classici allora di sicuro successo e attraverso l'inserimento 'inconsapevole', nei dipinti, di bassorilievi istoriati con personaggi e vicende pagane. 
Un ricco carnet di suggestioni, citazioni e 'bizzarie' di sicuro fascino quello offertoci da Matteo nelle sue opere, ben lontano da quanto si può ammirare in questi giorni (28 febbraio - 14 luglio) a Perugia e in altri centri umbri nella straordinaria rassegna dedicata al contemporaneo Perugino (per info: www.perugino.it). Un florilegio che profuma di 'campo' nel raccontarci il dialogo tra un'artista, le sue opere d'arte e coloro che fra le pieghe di un volto spigoloso e rugoso, come fra abiti che oggi definiremo 'vistosi', potevano trovare e provare il fascino di un tempo eternato sulla tavola per rimanere sulla terra piuttosto che volare in cielo sulla scia delle eteree visioni peruginesche. 
A chiusura di queste riflessioni e volo libero sull'Appennino è doveroso ricordare che un'altra fra le voci più autentiche ed importanti dell'Umbria e delle Marche 'medievali - rinascimentali', il folignate Niccolò di Liberatore detto l'Alunno, sarà protagonista nella meravigliosa cornice di Palazzo Trinci (affrescato dalla bottega del caposcuola tardogotico Gentile da Fabriano) di un'altra rassegna da non perdere, che aprirà il 29 maggio per concludersi in ottobre (per info: www.comune.foligno.pg.it ). 


Articolo di Fabio MERCELLI

 


 

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