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STILE arte
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L'URLO DEL SILENZIO
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[Articolo della rivista STILE arte n. 133] |
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Gli artisti contemporanei si confrontano con il genere della natura
morta senza recidere il legame con gli antichi maestri, restituendoci
immagini che ci suggeriscono valori e significati di profonda
spiritualità.
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Per quale ragione la natura morta, oggi come nel
passato, è capace di commuovere, di rapire lo
spettatore, sia esso colto addetto ai lavori o fruitore
casuale? La risposta più probabile è insita nel potere
emanato da oggetti denudati, frutti marcescenti, fiori
dischiusi isolati nel vuoto di uno spazio qualunque; un
potere disciplinato ma ineludibile che induce alla
riflessione, all’ascolto del “silenzio” che diviene,
spesso, autentico urlo.
“Urlo” che resiste nel tempo, che funge da filo
conduttore fra l’arte antica e quella contemporanea,
poiché porta con sé il destino della caducità. Ed è qui
che risiede la modernità della natura morta, genere
desueto solo in apparenza. Emblematica in tal senso la
bella mostra curata da Rob Smeets - L’Urlo del silenzio.
La natura morta contemporanea tra l’Italia e i Paesi
Bassi - e allestita alle gallerie dei Gerosolimitani, a
Perugia, sino al 19 settembre (info: 075-5735481,
).
“Se l’origine del genere - spiega Smeets - è
da ricondurre alla pittura fiamminga primitiva, è
altrettanto vero che già all’epoca degli antichi Romani
la pittura ad affresco contemplava raffigurazioni di
questo tipo”. |
E’ nel ’500 che la natura morta acquista autonomia
rappresentativa, ossia assume valore di per sé, raggiungendo la
sublimazione nella Fiscella, dove Caravaggio arriva alla radice
delle cose, riesce a toccare la loro essenza più autentica.
Qual è la differenza peculiare fra i dipinti di questo
genere realizzati nei secoli fra Paesi Bassi e Italia?
“Senza ombra di dubbio essa risiede nel significato
sotteso: Oltralpe a contare davvero è il contenuto,
intriso di ammonimenti moralistici (ad esempio, l’uva e
il vino sono un chiaro riferimento al sacrificio di
Cristo; i fiori alludono alla bellezza del Creato, opera
di Dio, e alla transitorietà della vita). I sentimenti
religiosi vengono trasferiti in queste rappresentazioni
laiche attraverso il complesso mondo dei simboli, la
messa in scena di detti evangelici o proverbi popolari.
La rottura con la Chiesa cattolica crea la necessità di
un linguaggio alternativo e molto esplicito che investe
gli oggetti rappresentati di un senso imprescindibile.
In Italia, al contrario - continua Smeets, - la natura
morta ha una valenza prettamente decorativa e dunque
meno rigorosa”.
Oggi, tuttavia, tale differenza è quasi intangibile,
soprattutto perché cultura e ragioni sono mutati e
mutevoli. “I pittori contemporanei alle prese con la
natura morta tentano di rievocare un’atmosfera, di
ricreare quel silenzio di cui parlavamo prima, lo stesso
che si percepisce innanzi ad un quadro del Cinquecento.
Seppur vi siano cenni all’antico valore semantico,
questo per il pubblico del nostro tempo è tutt’altro che
immediato”...
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[Testi e immagini autorizzate da STILE
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