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STILE arte
STUPORE ETERNO
[Articolo della rivista STILE arte n. 135]


intervista di Stefania Mattioli



Le opere di Henk Helmantel sono la confessione
della rinnovata meraviglia che coglie l’artista
ogni qual volta si pone di fronte all’oggetto
da rappresentare.
La pittura come strumento per “ri-creare” la natura
      Può sembrar curioso pensare agli uomini come esseri di passaggio nella vita degli oggetti. D’altro canto, le cose ci sopravvivono; transitano di mano in mano caricandosi di nuovi significati, uniscono tacitamente persone che nemmeno si son conosciute e luoghi geograficamente distanti. E’ per questo che Henk Helmantel ne è attratto, da sempre. Ciò che lo interessa non è tanto la storia degli oggetti stessi, che rappresenta da più di trent’anni con ostinata precisione, quanto il carattere, la loro epidermide. Oggetti che egli colleziona e osserva con antico rigore, quasi devozionale, per captarne ogni linea, ogni caratteristica di superficie e di forma.
Incontro il pittore olandese in occasione della mostra Dagli scavi alla tela, curata da Diana J. Afman in collaborazione con Marina Volontè e allestita presso il Museo Archeologico San Lorenzo, a Cremona. A colpire sono il suo sguardo bucolico, i modi schietti di chi non ama perdere tempo.
Helmantel vive e lavora in campagna, a Westeremden, dove è nato nel 1945.
Qui, con le sue mani (mi mostra la foto) ha ricostruito fedelmente una casa medioevale partendo dalle fondamenta. Circondato dalla sua collezione di vasi romani, preziose antichità cinesi e altri cimeli, dipinge con dedizione e caparbietà, per restituire al pubblico quello stesso patrimonio accumulato per bramosia estetica, come se la tela fosse una teca espositiva itinerante.
“A contare per me non è tanto la varietà degli oggetti ma l’esperienza che vivi osservandoli, l’intensità con cui li percepisci visivamente. Ha presente i mirtilli? La loro forma, il colore? Mi piace coglierli non solo per gustarli ma semplicemente per osservarli e godere di tale meraviglia. Davanti alle cose provo una sorta di stupore che si rinnova ogni giorno e la pittura è per me un mezzo per ri-creare la natura”.
Identico è lo stupore che sperimenta lo spettatore innanzi alle sue tele, catturato dall’alchemico equilibrio compositivo che si stabilisce fra forma, spazio e luce; dal tempo sospeso, dall’atmosfera metafisica e dalla maestria di questo artista capace di realizzare immagini di una bellezza potente quanto raffinata. “Mi accorgo che continuo a ridipingere tre o quattro volte la stessa pentola o la stessa ciotola, ma ogni volta provo un forte stimolo ad ottenere il massimo delle possibilità offerte dall’oggetto”.

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[Testi e immagini autorizzate da STILE arte - © STILE arte]


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