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STILE arte
L'URLO DEL SILENZIO
[Articolo della rivista STILE arte n. 133]

 
di Stefania Mattioli



Gli artisti contemporanei si confrontano con il genere della natura
morta senza recidere il legame con gli antichi maestri, restituendoci
immagini che ci suggeriscono valori e significati di profonda
spiritualità.
         Per quale ragione la natura morta, oggi come nel passato, è capace di commuovere, di rapire lo spettatore, sia esso colto addetto ai lavori o fruitore casuale? La risposta più probabile è insita nel potere emanato da oggetti denudati, frutti marcescenti, fiori dischiusi isolati nel vuoto di uno spazio qualunque; un potere disciplinato ma ineludibile che induce alla riflessione, all’ascolto del “silenzio” che diviene, spesso, autentico urlo.
“Urlo” che resiste nel tempo, che funge da filo conduttore fra l’arte antica e quella contemporanea, poiché porta con sé il destino della caducità. Ed è qui che risiede la modernità della natura morta, genere desueto solo in apparenza. Emblematica in tal senso la bella mostra curata da Rob Smeets - L’Urlo del silenzio. La natura morta contemporanea tra l’Italia e i Paesi Bassi - e allestita alle gallerie dei Gerosolimitani, a Perugia, sino al 19 settembre (info: 075-5735481, www.legalleriedeigerosolimitani.org).
“Se l’origine del genere - spiega Smeets - è da ricondurre alla pittura fiamminga primitiva, è altrettanto vero che già all’epoca degli antichi Romani la pittura ad affresco contemplava raffigurazioni di questo tipo”.
E’ nel ’500 che la natura morta acquista autonomia rappresentativa, ossia assume valore di per sé, raggiungendo la sublimazione nella Fiscella, dove Caravaggio arriva alla radice delle cose, riesce a toccare la loro essenza più autentica.
Qual è la differenza peculiare fra i dipinti di questo genere realizzati nei secoli fra Paesi Bassi e Italia? “Senza ombra di dubbio essa risiede nel significato sotteso: Oltralpe a contare davvero è il contenuto, intriso di ammonimenti moralistici (ad esempio, l’uva e il vino sono un chiaro riferimento al sacrificio di Cristo; i fiori alludono alla bellezza del Creato, opera di Dio, e alla transitorietà della vita). I sentimenti religiosi vengono trasferiti in queste rappresentazioni laiche attraverso il complesso mondo dei simboli, la messa in scena di detti evangelici o proverbi popolari. La rottura con la Chiesa cattolica crea la necessità di un linguaggio alternativo e molto esplicito che investe gli oggetti rappresentati di un senso imprescindibile. In Italia, al contrario - continua Smeets, - la natura morta ha una valenza prettamente decorativa e dunque meno rigorosa”.
Oggi, tuttavia, tale differenza è quasi intangibile, soprattutto perché cultura e ragioni sono mutati e mutevoli. “I pittori contemporanei alle prese con la natura morta tentano di rievocare un’atmosfera, di ricreare quel silenzio di cui parlavamo prima, lo stesso che si percepisce innanzi ad un quadro del Cinquecento. Seppur vi siano cenni all’antico valore semantico, questo per il pubblico del nostro tempo è tutt’altro che immediato”...

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