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LE TECNICHE ARTISTICHE
| TECNICHE PITTORICHE
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CALCOGRAFIA
ALTRE TECNICHE DI STAMPA
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A
FRESCO, PITTURA
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La pittura a
fresco, più comunemente definita "affresco", è così chiamata perché viene eseguita su un intonaco
di malta (sabbia e calce) fresca, cioè sufficientemente saturo
d'acqua. I colori sono costituiti da pigmenti che non
contengono alcun fissativo ma vengono mescolati al latte di
calce e una volta stesi sulla malta, si incorporano
strettamente con il loro supporto di cemento. |

A
RILIEVO, PITTURA
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Nasce verso la
fine degli anni Cinquanta, all'interno di quei settori dell'avanguardia artistica che si
prefiggevano di superare l'Informale con l'intento di sostituire all'osservazione
emozionalmente partecipe del quadro coperto di colori vivaci, la contemplazione più
decantata della superficie, spesso monocroma, di tele trattate, il cui disegno emergeva da
contrasti di luce e ombra, come un bassorilievo. |

ACQUERELLO
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L'acquerello si
avvale di colori macinati solubili in acqua, precedentemente
trattati con glicerina e gomma arabica. Vengono usati in stesure molto liquide e trasparenti.
Nell'impasto si rinuncia totalmente al
bianco come componente per ottenere tonalità di colore chiare e coprenti. In tale tecnica
infatti, il massimo della luminosità è rappresentato dal fondo del supporto e la stesura
del colore corrisponde a un continuo scalare verso le tonalità più scure e intense. |

ACRILICO,
PITTURA ALL'
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Di
rapida essiccazione e di resa brillante, i colori acrilici
sono sostanzialmente delle tempere magre, solubili in acqua, che invece dei leganti
organici (come la tempera all'uovo) della grande tradizione, contengono leganti sintetici
(a base, appunto, acrilica). Negli ultimi tempi, è diventato uno dei tipi di colore più
usati per pittura da cavalletto, anche in sostituzione dell'olio, con i vantaggi rispetto
a quest'ultimo, di asciugare prima e nel caso di una pittura per stesura, di accorciare
moltissimo i tempi di lavoro, anche se trattandosi di un colore più magro, è più
delicato (si riga facilmente) e ha gamme di colore generalmente più fredde e meno ricche
dell'olio. |

AEROGRAFO
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Lo strumento è costituito da due elementi
distinti. Il compressore, il primo elemento, è un motore
elettrico a pistone o a membrana, a bango d'olio o a secco, con
o senza serbatoio, che aspira aria dall'atmosfera e la comprime,
e tramite tubi flessibili arriva alla pressione desiderata (da 1
a 2 -2.5 bar - a seconda della diluizione del colore) nel
secondo elemento: l'aerografo [o meglio aeropenna] vero e
proprio, il quale consiste come concezione ad una pistola a
spruzzo, ma delle dimensioni di una comune penna, recante il
serbatoio del colore che può essere a caduta o a pescaggio, e
dotata di un tastino aria/colore che premuto dal dito permette
l'afflusso dell'aria, che si miscela con il colore a seconda di
quanto viene arretrato l'ago [nei casi di aeropenna doppia
azione], combinandosi in una miscela nebulizzata che fuoriesce
dall'ugello, di varie dimensioni, posto sulla punta dello
strumento. Nel serbatoio si possono mettere colori acrilici a
base acqua, acquerelli, kine, e vernici a solvente, qualora la
guarnizione interna fosse in teflon. Il metodo di utilizzo è
vastissimo, dal campo illustrativo, alla pittura, alla
decorazione di atuomezzi, muri, o qualsiasi altra superficie
opportunamente preparata. |

ASSEMBLAGE
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Nato dallo
sperimentalismo delle avanguardie storiche, in realtà non è una vera e propria tecnica,
poiché questa è da considerarsi in riferimento a una materia ben precisata come ad
esempio il pigmento di colore, e a regole altrettanto rigide che ne determinano le
modalità d'uso. L'esasperazione del rifiuto di qualsiasi abilità manuale ha spinto
l'artista a recuperare oggetti di uso comune e, senza provocarne la
benché minima
modifica, ad assemblarli presentandoli come opere d'arte. |

CARBONCINO
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Materia
fragile costituita essenzialmente da fusaggine, il carboncino consente di ottenere una
straordinaria varietà di gamme nere e grigie, morbide e sgranate.
Utilizzato praticamente fin dalla preistoria, esiste sotto
forma di matite, gessi o bastoncini. |

CARTE
COLORATE
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Una delle
produzioni più affascinanti del tempo è quella dei disegni su carta tinta in salmone, in
rosa, in azzurro, cui si dedicavano con entusiasmo pittori come Lorenzo di Credi, Filippo
Lippi e alcuni allievi di Beato Angelico. Lumeggiando i disegni (eseguiti a penna o a
punta d'argento) con biacca o guazzo, e fungendo il colore della carta stessa da
mezzotono, si ottenevano splendidi effetti di volume. Un altro uso più recente della
carta colorata, lo abbiamo da Matisse, che si dedicò completamente a questa tecnica.
Studiando prima con schizzi a matita le sagome che voleva ottenere, le ritagliava poi dal
foglio di carta preparata. Nasce la grande pittura su carta. |

COLLAGE
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Si tratta di
un'opera pittorica ottenuta con la composizione di materiali vari incollati sulla tela o
altri supporti. Con l'invenzione del collage (incollaggio) entriamo nell'ambito delle
tecniche propriamente moderne, fra le quali questa viene occupando un posto particolare,
in quanto non solo è una tecnica recente e di grande diffusione, ma ha veramente
rivoluzionato l'arte contemporanea. |

DIGITALE,
PITTURA
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Intendendo l'opera
d'arte come il risultato di un equilibrio sottile tra due elementi quali tecnica e grazia
creativa, per la sua "oggettivazione" non si può mai prescindere dalla
componente tecnica e ci si deve pertanto necessariamente rivolgere di volta in volta, al
complesso delle risorse tecnologiche disponibili storicamente. A pieno titolo quindi,
l'informatica, frutto della scienza del nostro secolo, è destinata ad incontrarsi con
l'arte e a generare con essa nuovi linguaggi. Di fatto ci troviamo di fronte ad una
tecnologia straordinaria destinata, se usata correttamente, a fornire importanti
contributi al progresso della storia dell'immagine. La grandissima diffusione di software
dedicato alla grafica e al painting, ha portato molti artisti e grafici ad utilizzare
questi mezzi straordinari e innovativi. |

ENCAUSTO
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L'encausto è una
tecnica pittorica antica (adottato dai greci, proseguì fino ai primi anni del
Cristianesimo, soprattutto nei paesi mediterranei e
medio-orientali) consistente nell'uso
di colori diluiti con cera fusa. Nonostante gli eccellenti risultati, tale tecnica venne
soppiantata dall'affresco e, a parte qualche esempio medievale, dovette attendere parecchi
secoli prima di ottenere una parziale riabilitazione. Tuttora viene spesso confuso con
l'affresco, poiché quest'ultimo a volte veniva sottoposto a lavoro ultimato e asciutto,
ad un trattamento con cera vergine di api, che lo rendeva così molto affine all'encausto. |

FOTOPITTORICHE,
TECNICHE
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La fotografia
rivela, fin dall'inizio, una lontana parentela con la pittura. Alcuni dei grandi pionieri
dell'uso della fotografia come mezzo artistico in senso lato (usata cioè con finalità
non strettamente "fotografiche"), come Man Ray o
Moholy-Nagy, sono in effetti
sia fotografi, sia pittori e adoperano quindi questo strumento con intenzionalità
complesse. Potremmo dire che usano la foto come tecnica al servizio della pittura. Più
recentemente, Andy Warhol, riconoscendo che il linguaggio della fotografia è quello che
caratterizza i modi di comunicazione e documentazione della nostra epoca nei suoi aspetti
più tipici, lo ha inglobato all'interno della sua arte. Egli adopera fotografie di
cronaca alle quali poi conferisce, attraverso vari accorgimenti, lo statuto di immagini
pittoriche. |

GUAZZO
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Il guazzo, o gouche,
alla francese, appartiene alla grande famiglia delle pitture a colla, solubili con
l'acqua. Può considerarsi una specie di variante della tempera, e di fatto i due termini
sono usati a volte come sinonimi. Versatile sia nelle stesure piatte sia nei tocchi
vivaci, è il mezzo ideale per studiare in piccolo l'impianto cromatico di un dipinto, da
solo o in associazione con altre tecniche. |

INCHIOSTRI
COLORATI
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Fino al secolo
scorso, gli inchiostri erano esclusivamente destinati ai letterati. L'inchiostro usato
come un acquerello, come nella grafica e nella pittura attuali, era praticamente
sconosciuto. Ancora verso la metà dell'Ottocento, riveste un carattere assolutamente
eccezionale l'attività grafica di Victor Hugo, il quale mescolava carboncino, inchiostri,
acquerelli, tempere e fondi di caffè. Non a caso si tratta di un letterato, che solo
occasionalmente dipingeva. L'uso degli inchiostri richiede tuttavia una tecnica
smaliziata, in quanto non ammette correzioni, e anche una scelta dei media guidata
dall'esperienza, in quanto col tempo, e con l'esposizione alla luce, alcune tinte sono
soggette a modificazione e scoloritura. |

MATITA
NERA
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La matita nera, lo
strumento più usato per disegnare, è costituita da un cannello di legno racchiudente un
sottile cilindro di grafite. E' possibile ottenere un'intensità di segno variabile a
seconda del grado di durezza della grafite. La gamma si suddivide in: mine molto morbide
per ombreggiature intense (da 8B a 5B), mine morbide per schizzi e disegni artistici e
architettonici (da 4B a 2B), mine morbide per disegno e scrittura (da B a F), mine dure e
molto dure per disegno (da H a 5H), mine extradure molto resistenti e adatte per
litografie e xilografie (da 6H a 9H). Esiste poi la matita
Contè, ottenuta con
polvere di carboncino pressato, che permette di produrre dei bellissimi neri assoluti, al
contrario dei disegni a grafite che risultano argentei e un po' lucidi. |

MATITE
COLORATE
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Una confezione di
matite colorate è a tutti gli effetti una tavolozza. E' chiaramente limitata, in quanto
le matite non consentono di fondere il colore come le altre tecniche pittoriche. Anche
quando i colori si mescolano, attraverso fitti tratteggi, essi hanno la proprietà di
conservare in larga misura la loro indipendenza. Le matite colorate dialogano
preferibilmente con il foglio bianco, che viene assunto come "colore-luce". |

MOSAICO
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Il mosaico è una
decorazione parietale o pavimentale ottenuta accostando e variamente componendo cubetti, o
frammenti colorati di pietra, vetro e simili. I primi mosaici dai requisiti formali degni
di un'opera d'arte risalgono all'antica cultura egea, che impiegava questa tecnica
essenzialmente per le pavimentazioni: tradizione questa, che si protrasse sino all'epoca
romana. Nel periodo bizantino il mosaico raggiunse, utilizzando al massimo le possibilità
cromatiche delle tessere in vetro fuso, quella raffinatezza tecnica e formale che
magistralmente interpretò lo stile dell'epoca. |

MURALE,
PITTURA
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Nato in Messico
agli inizi degli anni Venti, il muralismo ha contribuito a svecchiare le antiche prassi di
pittura murale su grandi dimensioni, anche se molte tecniche sperimentali non hanno dato
buoni risultati (nel senso della conservazione dell'opera stessa). Infatti i murales sono
stati dipinti con varie tecniche, ma quasi mai sono "affreschi" nel senso
tecnico della parola, poiché si tratta per la maggior parte dei casi di "pittura su
muro" realizzati con leganti sintetici come il silicone o la
piroxilina. |

OLIO,
PITTURA
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Per quanto non si
sappia con precisione quando i colori a olio apparvero per la prima volta, si hanno prove
della loro esistenza nelle Fiandre del XIV sec. Uno dei primi artisti ad utilizzare tale
tecnica, fu il pittore fiammingo Jan Van Eyck (1390-1441). In Italia, l'olio venne
introdotto durante il Rinascimento, dove conobbe il suo periodo d'oro. Da allora, fino ai
giorni nostri, con l'evolversi delle varie tendenze artistiche, l'olio si è imposto in
modo definitivo sulle tavolozze di tutti gli artisti indipendentemente dallo stile usato
diventando una delle più importanti tecniche artistiche. Rispetto ad altri mezzi
pittorici oggi a disposizione, l'olio si distingue per duttilità e polivalenza. Il suo
componente principale, l'olio di lino, le conferisce caratteristiche di luminosità,
opacità, trasparenza, elasticità, sottigliezza nelle mescolanze, corpo,
texture, e
durata, in grado di soddisfare le esigenze di ogni artista. La tecnica all'olio appartiene
senza dubbio alla tradizione della storia della pittura ed è allo stesso tempo sinonimo
di modernità e di evoluzione nel corso della storia dell'arte. |

PASTELLI
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Il Settecento fu
il secolo d'oro del pastello, soprattutto in Francia, dove questa tecnica, "fragile
come le ali di una farfalla", applicata alla ritrattistica ebbe un grande successo
sociale: re, cortigiani, aristocratici, ricchi borghesi, intellettuali
"illuminati" cercarono sovente la propria immortalità in un ritratto a
pastello. Adoperati senza l'ausilio di pennelli, quasi sempre stesi con le dita, i
pastelli trovano nelle sensibili mani degli artisti la possibilità di
"catturare" l'anima. Non a caso, furono usati prevalentemente nella
ritrattistica. Il successo del pastello declinò quasi all'improvviso alla fine del XVIII
secolo. Anche oggi i pastelli (secco, a olio, a cera) sono tecniche
"alternative", sussidiarie ad altre considerate magari più fondanti. |

PENNE
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L'utilizzo di
penne o pennini per realizzare disegni con vari tipi di inchiostri è una delle tecniche
"tradizionali" del disegno. Ai giorni nostri possono rientrare in quest'ambito
altri "mezzi" (per esempio i rapidograph) forse più congeniali alle nuove
discipline del disegno, prevalentemente a carattere tecnico-pratico, ma in realtà il
principio tecnico della penna non è cambiato molto. La consuetudine, che non è una
regola fissa, di far precedere l'intervento a penna e inchiostro da leggeri cenni a
matita, utili a ripartire nel foglio la composizione, non va fraintesa: la tecnica del
disegnare a penna non consente pentimenti e correzioni; semmai, all'opposto, richiede la
massima concentrazione del disegnatore, il quale deve mettere in gioco la propria
attitudine alle decisioni immediate, unitamente alle proprie capacità inventive, per
conseguire risultati assolutamente individuali. |

POLIMATERICA,
PITTURA
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La pittura
polimaterica è stata realizzata per la prima volta nel corso del XX sec., in coincidenza
con le prime affermazioni delle "avanguardie storiche". Generalizzando,
l'attenzione alle possibilità espressive delle materie extrapittoriche è subordinata
all'emergere di un nuovo modo di intendere l'opera d'arte, che si propone come
composizione o costruzione in sé autonoma, cessando di essere rappresentazione di
qualcosa che sta al di fuori dei canoni tradizionali. Pertanto lo spazio del quadro
finisce con l'essere un'ipotesi di spazio reale, in cui il colore può diventare sia un
luogo preposto a favorire particolari sinergie tra elementi appartenenti a diverse
categorie di materiali -come vetro, pietre, oggetti d'uso e così via- sia un'occasione in
cui il puro dato cromatico si materializza mischiandosi con materie come sabbia, cenere o
altro. |

SANGUIGNA
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Il termine
"sanguigna" deriva da "sangue", poiché questa "materia" da
disegno richiama il colore del sangue: un rosso non squillante ma pieno, nelle matite e
negli "stick", dalla persistenza durevole e dalla completa affidabilità
evocativa. La sanguigna è una "materia-colore" che, talvolta miscelata a
tonalità ocra appena accennate, consente di evidenziare nelle sue stesure una fresca
luminosità, ricca di calda fisicità nella fusione tra figura e ambiente, in un contesto
disegnativo di intensa, pulsante vitalità. Ricavata dall'ematite (una varietà
dell'ossido di ferro), essa ha assunto un ruolo specifico -come strumento e come tecnica-
nell'ambito del disegno agli albori del Rinascimento, anche se già in precedenza ne erano
note le possibilità di impiego. Oggi si avverte un restringimento del campo di impiego
della sanguigna, ma ciò non toglie, tuttavia, che nell'ambito del disegno, tale
"materia-colore" dotata di grande fascino, sia in grado di creare vibranti
suggestioni. |

TECNICHE
MISTE SU CARTA
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Le cosiddette
tecniche miste -una definizione arbitraria e del tutto soggettiva- consistono nella
libertà di associare differenti mezzi grafici e pittorici tradizionali (matita, carbone,
pastello, olio, smalti e così via) nel medesimo dipinto. Le tecniche miste su carta o su
altri supporti, hanno un impiego essenzialmente moderno, ma già nel Medioevo e nel
Rinascimento esistevano criteri di diversificazioni nei mezzi impiegati dai vari artisti
che, in certi casi, davano luogo a mescolanze inusitate di ingredienti, come dimostra
questo "Studio di panneggio" di Leonardo. |

TEMPERA
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La tempera, come
gran parte delle tecniche pittoriche utilizzate ancor oggi, ha radici molto lontane nel
tempo: nell'ambito della pittura, unitamente all'affresco, è uno dei mezzi più antichi
in senso assoluto. Genericamente per "tempera" si intende un impasto cromatico
ottenuto unendo il pigmento colorato con sostanze collanti (leganti) quali l'uovo, il
latte di fico, le cere o altre sostanze sempre solubili in acqua. Con la metà del
Quattrocento, questa tecnica iniziò lentamente ad accogliere componenti oleosi,
avvicinandosi sempre di più a quella materia che poi si sarebbe chiamata pittura ad olio.
Nell'esperienza di oggi, il termine "tempera" si identifica unicamente con un
prodotto preconfezionato che corrisponde ad un impasto di collanti deboli (caseina) adatto
genericamente a stesure su carta. |

ACQUAFORTE
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Le tecniche
calcografiche, permettono di ottenere più copie di stampa da una stessa matrice: una
lastra generalmente di rame o di zinco, su cui viene spalmata, nel caso dell'acquaforte,
una vernice grassa. Una volta asciugata, si esegue il disegno con punte più o meno
sottili, con le quali si intacca la vernice. A disegno ultimato, si immerge la lastra in
un bagno di acido nitrico ("acquaforte" è il nome antico di tale acido da cui
questa tecnica ha preso il nome) che "morde", ossia, corrode, il metallo
soltanto nelle zone in cui la vernice è stata tolta dalla punta, mentre il resto della
lastra rimane intatto. Si provvede quindi a rimuovere la vernice rimasta sulla lastra e ad
inchiostrare quest'ultima. Pulendo la lastra, si sarà rimosso l'inchiostro superficiale,
ma non quello depositato negli incavi ottenuti dalla morsura dell'acido, che sarà
trasferito (sotto la pressione di un torchio) sulla carta. |

ACQUATINTA
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L'acquatinta si
distingue per i suoi effetti di "grana" ossia di una minutissima puntinatura
della superficie che consente di ottenere effetti di dispersione d'inchiostro non lineare
ma alla maniera di un lavis. Vi sono vari metodi per ottenere la grana; uno di questi è
cospargere uniformemente la lastra con polvere di bitume e riscaldarla su un fornellino
per farla cristallizzare. A questo punto si procede col disegnare il soggetto e a
mascherare con la vernice le parti che man mano che si procede con le morsure si vogliono
lasciare più chiare. I procedimenti di rimozione della vernice, inchiostrazione, pulizia
e stampa, sono analoghi a quelli dell'acquaforte. |

CERA MOLLE
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Il segno della cera molle è
morbido e sgranato, molto simile a quello di matita. La lastra, viene incerata a rullo con
una particolare cera che viene fatta sciogliere a bagnomaria; si aggiunge quindi il sego
e la polvere di bitume. Terminata l'inceratura e lasciata raffreddare la
lastra, si copre la stessa con un foglio di carta velina, facendo in modo che la parte
ruvida di questa carta sia a contatto con la cera. A questo punto, utilizzando una matita
di media durezza, si disegna sulla parte lucida della carta velina. Terminato il disegno,
con molta delicatezza, si stacca la carta velina dalla lastra; così facendo si asportano
quelle piccole parti di cera che la pressione della matita aveva fatto aderire alla carta
durante la fase del disegno. Seguono quindi i soliti procedimenti delle altre tecniche
calcografiche, con l'accortezza di usare acidi deboli nella morsura, data la delicatezza
dello strato protettivo. |

MANIERA
NERA
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Questa tecnica,
chiamata anche mezzatinta o incisione a fumo, consiste, contrariamente a quanto avviene
nei procedimenti abituali, nell'annerire prima tutta la superficie, liberando poi le
mezzetinte e i bianchi. Per prima cosa dunque, si effettua la granitura per mezzo di un
apposito strumento chiamato berceau in francese o rocker in inglese. Si
tratta di una specie di piccola mezzaluna d'acciaio, con il taglio munito di minutissimi
denti, inserita in un manico di legno a forma di pera. Questa bisogna farla dondolare
sulla curva della lama, ripetendo sempre lo stesso movimento. La granitura della lastra si
effettua incrociando regolarmente le linee secondo assi perpendicolari e obliqui.
Terminata la granitura, se ne raschiano, lucidano o rifilano talune parti per impedire che
l'inchiostro vi si trattenga al momento dell'inchiostrazione. Si creano così le
mezzetinte con l'ausilio di raschiatoi e brunitoi dopo avere, in genere, preventivamente
unto d'olio la lastra. |

PUNTASECCA
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In questo caso, il
nome della tecnica si confonde con quello dell'utensile. Per la puntasecca, non si tratta
tanto di incidere in profondità quanto di graffiare, rigare o raspare sollevando sottili
sbavature, le cosiddette "barbe", che, al contrario di quanto avviene nella
tecnica classica, a bulino, vanno conservate: esse infatti al momento dell'inchiostrazione
tratterranno l'inchiostro e conferiranno al tratto quel suo aspetto vellutato
caratteristico dell'incisione a puntasecca. L'utensile è generalmente sottile e molto
tagliente; ha l'aspetto di una matita e lo si usa anche come una matita; la punta può
essere affusolata ad ago o sfaccettata ed è di spessore variabile.
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LITOGRAFIA
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E' un metodo di
stampa piana, la cui invenzione è posteriore a quella dell'incisione. La pietra
utilizzata è un calcare molto compatto e di grana grassa, chiamata appunto
"litografica", che protegge la pietra quando la si tratta con una soluzione di
gomma arabica e acido nitrico molto diluito: le zone rimaste libere e quindi raggiunte
dall'acido sono rese repellenti ai grassi e ricettive all'acqua. La pietra viene quindi
bagnata ed inchiostrata a rullo: l'inchiostro si fissa sulla superficie esatta del
disegno, trattenuto dalla matita grassa, mentre le zone bagnate rifiutano
l'inchiostrazione. Ci vuole una pietra diversa per ogni colore. Prima di una nuova
utilizzazione, la superficie della pietra viene sabbiata (granitura). |

MONOTIPO
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Il monotipo (dal
greco "unica impronta") è un unico esemplare a stampa; la matrice non presenta
né tagli né morsure, il disegno viene tracciato dall'artista direttamente sulla
superficie con pennelli e altri strumenti. Come in ogni stampa, la composizione risulta
rovesciata rispetto al foglio. Senza altre aggiunte di inchiostro, se ne traggono, qualche
volta, una seconda e una terza prova che diventano sempre più sbiadite e quindi vengono
ritoccate a mano. Il supporto su cui viene eseguita l'opera può essere di metallo, di
vetro, di legno, di plexiglas o di altro materiale duro e liscio, oppure leggermente
poroso. |

SERIGRAFIA
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E' una tecnica
derivata da quella dello stampino; si esegue con una matrice costituita da un tessuto
finissimo (seta, nylon, ecc.), teso su un telaio, le cui maglie sono state otturate con un
apposito liquido in corrispondenza delle zone non stampanti e lasciate aperte in
concomitanza del motivo da riprodurre: attraverso queste ultime l'inchiostro viene
spremuto mediante una racla sul supporto. Si può eseguire il disegno direttamente sul
tessuto con gomma liquida, che si toglie poi dopo l'applicazione del liquido
impermeabilizzante, oppure con il metodo fotografico, che trasferisce sul tessuto
qualsiasi genere di documento purché alla base vi sia una pellicola. Eccettuati l'offset
e la serigrafia che riproducono l'immagine al diritto, le stampe sono sempre impresse
specularmente alla matrice; il riporto si fa quindi a rovescio. |

SILOGRAFIA
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Detta anche
xilografia, è una tecnica d'incisione su legno per riproduzioni a stampa. L'incisione
xilografica viene eseguita su una tavola di legno, incisa con bulini e
sgorbiette,
lasciando solamente quelle parti che verranno poi inchiostrate. La xilografia utilizza
quindi il segno in rilievo, cioè in superficie, che risulta dallo scavo dei bianchi. Un
limite di questa tecnica è dato dall'estrema fragilità delle lastre lignee: di recente
esse sono state sostituite dal più compatto e morbido linoleum, che può essere
inchiostrato e stampato con maggiore facilità. |

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