VERNICE FRESCA

VAN GOGH E IL VIAGGIO

Pittura degli spazi percorsi da Turner a Gauguin a Rothko

Genova, Palazzo Ducale
Dal 12 novembre 2011 al 15 aprile 2012
Vincent van Gogh, Autoritratto al cavalletto, 1888

Vincent Van Gogh

Autoritratto al cavalletto, 1888,
Van Gogh Museum (Vincent Van Gogh Foundation)

 

L’idea di questa mostra favolosa, composta da 80 capolavori della pittura europea e americana del XIX e del XX secolo provenienti dai musei di tutto il mondo, origina dal riconoscere la centralità della figura di Vincent Van Gogh nell’arte dei due secoli considerati. Attorno a questo fuoco che continua a bruciare, si è venuta sviluppando quella straordinaria avventura del viaggio che è il senso vero e profondo dell’esposizione.  Il viaggio da un luogo verso un altro luogo – dunque gli spazi evocati nel sottotitolo – e il viaggio dentro se stessi, per un percorso non meno esteso e talvolta anche più impegnativo. Il viaggio nella sua connotazione fisica e geografica, fin anche all’esplorazione, e il viaggio di caratterizzazione spirituale, interiore. Van Gogh li esprime benissimo entrambi, unendoli così nella sua opera. Ed è per questo che addirittura trenta suoi dipinti fondamentali, quasi interamente prestati dal Van Gogh Museum di Amsterdam e dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, saranno il cuore e il nucleo di questa eccezionale esposizione genovese, nel passaggio dal buio degli interni olandesi alla lucentezza quasi insopportabile del sole del Sud. E se è vero che Van Gogh ha cercato in nessun’altra immagine più che in quella di se stesso questa fusione tra ciò che è dentro e ciò che è fuori, non poteva che essere il celeberrimo Autoritratto al cavalletto, dipinto nel 1888 ed eccezionalmente prestato per questa occasione dal Van Gogh Museum, la sintesi estrema e perfetta di questa tensione irrisolta tra il viaggio che conduce e il viaggio che sigilla.  Dunque al centro starà Van Gogh con tanti veri capolavori tra i quali è impossibile non ricordare la più celebre versione del Seminatore dipinta ad Arles nel giugno del 1888. Ma anche quell’altro quadro famoso, e simbolico quant’altri mai in questa mostra dedicata al tema del viaggio, con le Scarpe di Van Gogh. E prima e poi si svilupperanno due sezioni, l’una dedicata alla pittura americana e l’altra alla pittura europea.  Dapprima dunque la pittura americana del XIX secolo, pittura che è anche vera e propria esplorazione di territori sconosciuti, enunciazione di uno spazio che si identifica con una nazione nuova. Due pittori soltanto a rappresentare questo anelito, questo pathos, questa forza primordiale che autorizza il viaggio verso l’ignoto di un luogo che si desidera incontrare e quasi abbracciare. Se questo abbraccio non fosse quasi esagerato per la sua dimensione.

Vincent van Gogh, Covone sotto un cielo nuvoloso, 1890

Vincent Van Gogh

Covone sotto un cielo nuvoloso, 1890, Otterlo,

Kröller-Müller Museum

Edwin Church, il pittore dell’Est, della valle del Hudson, delle cascate del Niagara, e poi Albert Bierstadt, il pittore dell’Ovest, della scoperta di Yellowstone e di Yosemite.  E con un salto di qualche anno, il viaggio sulle rive dell’Oceano Atlantico, e precisamente a Prout’s Neck lungo la costa del Maine, di Winslow Homer. A cavallo dei due secoli, Homer conclude il suo viaggio nella solitudine di acque tempestose, nel buio di un gorgo che si specchia contro la nera nuvolaglia del cielo. Quella stessa costa del Maine che uno straordinario pittore come Andrew Wyeth racconterà per tutta la seconda metà del XX secolo raccogliendo la tradizione figurativa oltre che di Homer anche di Edward Hopper, colui che ha saputo isolare il senso del viaggio nella provincia americana all’interno di una muta sillaba, di un impressionante silenzio. Che ha saputo altresì isolare il senso del viaggio interiore in alcune sue celeberrime figure pensose e mute. Da certe anse di buio e notte di Hopper, la mostra ripartirà per indicare le superfici quasi monocrome di Mark Rothko, per uno dei viaggi nell’interiorità più straordinari che la storia della pittura ricordi. Viaggio che sente le profondità del territorio e delle acque e tutto trasforma in lividi accenni d’onda. Ma che vivrà anche nell’esaltante confronto, fianco a fianco sulla parete, tra i gialli e gli arancioni appunto di Rothko e i gialli e gli arancioni dei campi di grano di Van Gogh. E poi mareggiate che Richard Diebenkorn rovescia nei suoi fulminanti Ocean Parks guardando da una finestra alta sul Pacifico il trafficato scorrere dei fili dell’elettricità.  E se qui si chiuderà la sezione americana, quella dedicata alla pittura europea partirà dal viaggio della mente davanti all’infinito di Caspar David Friedrich, che si affaccia sulle rive dell’immenso e lascia che siano i suoi personaggi a contemplare. Mentre William Turner si confonde – materia nella materia, colore nel colore, cenere nella cenere, acqua nell’acqua, fuoco nel fuoco, pittura nella pittura – nel gorgo di un viaggio che sposa la potenza degli elementi. Il viaggio di Paul Gauguin sarà agli antipodi, e prima che a Tahiti anche in Martinica. Sarà il lontano quanto più lontano, per scoprire un colore nuovo, la distanza che separa l’educazione ai sentimenti dal sentimento nella sua primordialità. Per cui il viaggio è il vedere distante, è l’essere altrove. Mentre il viaggio di Claude Monet è nel recinto protetto del giardino di Giverny, nella fioritura delle ninfee come ghirlande. Il viaggio di Monet è dentro la luce che tocca l’occhio e rivela i colori, ne autorizza la dissolvenza. Poi ancora il viaggio mentale di Wassily Kandinsky, quel viaggio che ha a che fare quotidianamente con la visione accidentata, talvolta persino malata, che si costruisce nella forma che genera sogni e incanti, tremori e memorie. Viaggio che è cosa prettamente legata alla cultura europea della prima metà del XX secolo. E che a metà di quel secolo, in una sorta di epico, e anche tragico, parallelo con Rothko, vede sulla scena il percorso straziato di Nicolas de Staël, dai muri calcinati di Agrigento agli strapiombi di Antibes, alti sul cielo violato dai gabbiani. Fino alle nature morte finali di Giorgio Morandi, quelle in cui il viaggio dentro la stanza di via Fondazza a Bologna è polvere e cenere, sosta dentro il vuoto e l’assoluto. Ma nel mezzo, monumentale e tragico, accidentato e splendente, Van Gogh continua a giganteggiare, con i suoi campi di grano sorvolati dai corvi o con le fioriture gentili nei parchi. Van Gogh che è il cuore e l’anima di questa mostra straordinaria, che per questo ne allinea tanti e motivati dipinti.  Genova incredibilmente avrà una sublime mostra dei capolavori di Van Gogh. E accanto a essi, in altrettante sale monografiche, tanti altri capolavori da Hopper a Kandin.

Scheda tecnica della mostra

Titolo della mostra: VAN GOGH E IL VIAGGIO. Pittura degli spazi percorsi da Turner a Gauguin a Rothko Luogo: Genova, Palazzo Ducale Periodo: Dal 12 novembre 2011 al 15 aprile 2012 Sito-Web: www.lineadombra.it
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