VERNICE FRESCA
IL RINASCIMENTO NELLE TERRE TICINESI
Da Bramantino a Bernardino Luini
Bernardino Luini
Sant'Anna, tavola, 1523 circa, Filadelfia,
Philadelphia Museum of Art
Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a
Bernardino Luini, curata da Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e
Marco Tanzi, si propone come un «reportage critico»,
affascinante e del tutto originale.
Per la prima volta viene, infatti, percorsa la rilevante
produzione artistica rinascimentale del Canton Ticino: un
capitolo ineludibile dell’arte lombarda e europea di quel
periodo. Qualunque trattazione del Cinquecento
settentrionale deve fare i conti con la grande parete
affrescata da Bernardino Luini in Santa Maria degli Angeli a
Lugano. Eppure le ricchezze di questo territorio non si
limitano a questa emergenza clamorosa, già meta dei
pellegrinaggi artistici e mondani dei conoscitori
ottocenteschi.
Il territorio dell’antica Diocesi di Como e delle Tre Valli
Ambrosiane (Leventina, Blenio, Riviera), dal San Gottardo al
San Bernardino, tra laghi (Ceresio, Verbano, Como) e fiumi
(il Ticino, su tutti), catalizza, tra gli anni Settanta del
Quattrocento e la metà del secolo successivo, una produzione
artistica di assoluto rilievo.
Sono decenni che vedono Bramantino dipingere la Fuga in
Egitto nel santuario della Madonna del Sasso all’Orselina
sopra Locarno, Bernardino Luini, il polittico di San Sisinio
a Mendrisio e il tramezzo di Santa Maria degli Angeli a
Lugano: due vertici che cadono però in un terreno già
fertile e lo vivificano ulteriormente. Valgano le Scene
della Genesi a Campione d’Italia, l’Ultima cena di Ponte
Capriasca, il Giampietrino, oltre ad artisti locali di
talento, come Bartolomeo da Ponte Tresa, Giovanni Antonio da
Montonate, Domenico Pezzi della Valsolda e Giovanni Antonio
de Lagaia.
Le pale d’altare, le oreficerie e i ricami, le sculture in
legno e in pietra, le vetrate esposte nella mostra allestita
alla Pinacoteca Züst di Rancate sono il nucleo di partenza
per itinerari che portano ad ammirare affreschi e altri
capolavori conservati nei luoghi originari, in contesti di
grande bellezza naturalistica.
Nel corso della preparazione di questa mostra sono state
ricostruite vicende di dipinti che hanno lasciato le terre
ticinesi per finire dispersi ai quattro angoli del mondo. La
fortuna di Bernardino Luini nell’Ottocento ha favorito la
diaspora delle sue opere: eccezionalmente ritorna, grazie
alla generosità del Philadelphia Museum of Art, uno
scomparto del polittico, commissionato dalla famiglia
Torriani per San Sisinio a Mendrisio e che ha lasciato la
chiesa alla fine del Settecento. Ma è stato possibile
appurare anche che cosa si trovava sull’altar maggiore di
Santa Maria degli Angeli a Lugano, a pochi metri dal
tramezzo affrescato da Bernardino Luini: un polittico del
lodigiano Calisto Piazza, realizzato per volontà di un
membro di casa Rusca. Anche in questo caso l’opera ha
lasciato Lugano nel Settecento e l’elemento centrale, per
secoli in Inghilterra e poi negli Stati Uniti, ritorna per
l’occasione in Svizzera: e sarebbe bello ci potesse restare.
Bramantino
Fuga in
Egitto, tavola,
1510-1515 circa,
Orselina, Madonna del
Sasso
Non sono mancate scoperte sul fronte dell’identificazione di
autori e date di esecuzione: per esempio il Giulio Cesare
riceve la testa di Pompeo, un capolavoro dell’arazzeria
milanese rinascimentale, destinato a un altro esponente
della famiglia Rusca, è oggi diventato – grazie alla lettura
dell’iscrizione – l’unico pezzo firmato di Antonio Maria da
Bozzolo, il principale tessitore di arazzi nella Milano
rinascimentale, realizzato nel 1509; il suo cartone spetta,
per ragioni di stile, a Bernardo Zenale. Anche questo
preziosissimo manufatto, conservato nel Musée des Arts
Décoratifs di Parigi, sarà esposto a Rancate.
L’enigmatico Bramantino ha dovuto cedere qualcosa di fronte
a una pattuglia di suoi innamorati, vecchi e nuovi:
finalmente della Fuga in Egitto di Orselina è possibile
proporre una decifrazione della misteriosa iconografia, alla
luce dei Vangeli apocrifi.
Nella mostra si vedranno anche opere pressoché prive di
storia che emergono oggi alla ribalta, come uno splendido
stendardo processionale proveniente dal Duomo di Como,
appositamente restaurato per l’occasione da Gianmaria
Casella. Dalla grande cattedrale sul lago, per la
straordinaria disponibilità della Curia locale, provengono
anche due monumentali tele di Bernardino Luini, un San
Sebastiano e un San Cristoforo, restate ingiustamente ai
margini del suo catalogo per l’intero Novecento.
Tra le scene madri con cui la mostra si conclude, dopo avere
cavalcato più di mezzo secolo di storia, c’è il confronto,
sempre emozionante, tra Gaudenzio Ferrari e Giovanni Angelo
Del Maino: due opere del grande pittore valsesiano, molto
attivo per l’antica diocesi di Como e non senza effetti
sulla produzione artistica ticinese, saranno esposte reduci
da restauri (uno generosamente offerto da Novaria Restauri,
l’altro sostenuto dal Credito Valtellinese e realizzato da
Barbara Ferriani) di fronte alla intensa Madonna svenuta
dello scultore pavese, anch’essa da poco recuperata (grazie
a Luciano ed Eugenio Gritti) e praticamente sconosciuta al
pubblico.
La tradizionale gravitazione di Varese e del suo territorio
verso la Svizzera e la collaborazione in atto tra il Comune
di Varese e la Pinacoteca Züst hanno dato vita a una sorta
di vetrina della mostra nella Sala Veratti. Nel refettorio
settecentesco dell’ex convento di Sant’Antonino saranno
esposte, a partire dal 16 ottobre 2010, due tavole del più
importante pittore varesino del Rinascimento: Francesco De
Tatti. Ritorna per la prima volta in Italia, generosamente
prestata dal Museo di Nancy dove si trova dal 1907, la
Madonna con il Bambino e angeli firmata e datata 1512,
commissionata da Gian Guido Orrigoni e destinata
probabilmente alla chiesa di San Martino a Varese. Dalla
parrocchiale di Craveggia, in Val Vigezzo, giunge un Cristo
in pietà che poteva costituire l’elemento superiore del
polittico da cui proviene la tavola di Nancy. A rinforzare
idealmente il senso di questo gemellaggio è giunta la
recente scoperta documentaria che Francesco De Tatti ha
realizzato nel 1526 un polittico, oggi perduto, per la
comunità di Rancate. Il Comune di Varese e l’Università
degli Studi di Milano hanno inoltre sostenuto la messa a
punto di un regesto completo dell’attività di questo
pittore.
Scheda tecnica della mostra
Titolo mostra: IL RINASCIMENTO NELLE TERRE TICINESI. Da Bramantino a Bernardino Luini Luogo: Canton Ticino, Svizzera - Rancate (Mendrisio), Pinacoteca cantonale Giovanni Züst Periodo: Dal 10 ottobre 2010 al 9 gennaio 2011 Orario: Da martedì a venerdì: 9.00-12.00 / 14.00-18.00; sabato, domenica e festivi 10.00-12.00 / 14.00-18.00; chiuso lunedì (tranne i festivi); 24-25-31/12; 1/01 A cura di: Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi Coord. scientifico: Mariangela Agliati Ruggia e Alessandra Brambilla Gruppo di lavoro: Giovanni Agosti, Maria Teresa Binaghi Olivari, Alessandra Brambilla, Carlo Cairati, Andrea Canova, Lara Calderari, Giuseppe Chiesi, Louise Dalmas, Laura Damiani Cabrini, Simone Facchinetti, Davide Mirabile, Paolo Ostinelli, Giovanni Romano, Massimo Romeri, Nicola Soldini, Jacopo Stoppa, Marco Tanzi, Silvia Valle Parri. Allestimento: Claudio Cavadini Catalogo: Officina Libraria Ingresso: Intero: Fr. 8.-/ € 6,50; Ridotto (pensionati, studenti, comitive): Fr.6.-/ € 5. Gratuito per le scuole ticinesi Visite guidate su prenotazione, anche fuori orario Informazioni: PINACOTECA CANTONALE GIOVANNI ZÜST CH - 6862 Rancate (Mendrisio), Canton Ticino, Svizzera Tel: 0041 (0)91 816.47.91; Fax 0041 (0)91 816.47.99 E-mail: decs-pinacoteca.zuest@ti.ch Sito web: www.ti.ch/zuestPittura&dintorni cresce anche grazie al tuo contributo!



