VERNICE FRESCA
IL VOLTO DELL'OTTOCENTO
Da Canova a Modigliani
Locandina della mostra
La mostra intende ripercorrere la straordinaria vicenda, in
gran parte ancora inesplorata, del genere artistico del
ritratto nel corso del XIX secolo. Genere nel quale, più che
in altre forme di pittura e in altre tecniche, si sono
manifestati durante l’Ottocento i mutamenti del gusto, anche
grazie ai rapporti intercorsi tra gli italiani e le schiere
di stranieri che hanno attraversato la penisola,
soggiornando a Napoli, Roma, Firenze, Milano e Venezia.
Una prima, decisiva rivoluzione nel genere del ritratto,
elaborata sul versante teorico da figure dell’importanza di
Francesco Milizia o, in ambito internazionale, dell’inglese
Joshua Reynolds, si manifestò con agli inizi del secolo, nel
pieno del neoclassicismo, quando sotto le insegne del “Bello
Ideale” di Canova veniva sperimentata una sintesi
naturalistica che fosse in grado, attraverso nuove sintesi
formali, di restituire lo spessore psicologico-intellettuale
degli effigiati e di rappresentare, anche idealmente, i
protagonisti politici e intellettuali della nascente
modernità.
Questi radicali mutamenti, che coincidono storicamente con
l’età napoleonica, ebbero i loro portavoce in artisti dal
prestigio di Antonio Canova, Lorenzo Bartolini, Bertel
Thorvaldsen, Jean-Auguste-Dominque Ingres, Andrea Appiani,
Giuseppe Bossi, Pelagio Palagi, e i numerosi stranieri
presenti in Italia.
Con le istanze neoclassiche vennero riformulate in
un’accezione assolutamente inedita le varie tipologie del
ritratto, da quello d’artista a quello intellettuale, da
quello ufficiale a quello ambientato, reimpostati in nome di
una sintesi espressiva che sapesse cogliere, con pochi mezzi
che talora si fermano al non finito, l’anima dei ritrattati.
Questa impostazione venne mantenuta anche durante la
stagione romantica, quando, persistendo lo strumento visivo
della imitazione selettiva della natura e della
semplificazione formale dell’effigie, il ritratto avrebbe
delineato più intimi stati sentimentali e dello spirito,
proprii della cultura più esclusiva e riservata della
Restaurazione. E così, mentre ad opera di critici come
Leopoldo Cicognara, Antonio Neu-Mayr (entrambi veneti),
Carlo Tenca o Giuseppe Rovani si avviava una
riconsiderazione teorica del genere, artisti come Francesco
Hayez, Pelagio Palagi o Lorenzo Bartolini, figure di respiro
nazionale, come Giovanni Tominz a Trieste, Gaetano Forte a
Napoli, Pietro Ayres a Torino, Giuseppe Bezzuoli a Firenze,
Adeodato Malatesta in Emilia, Placido Fabris a Venezia,
Giuseppe De Albertis e Molteni a Milano, il russo Brjullov
itinerante per l’Italia diedero consistenza visiva a questa
connotazione intimista del ritratto o, su un altro versante
altrettanto emblematico, alle effigi mondane e sfarzose
della nuova classe borghese.
Queste immagini sono rimaste nell’immaginario collettivo
dell’Ottocento e sono ancora in grado di catturare passioni,
stati d’animo e moti interiori. Mentre la tipologia ben
codificata del ritratto d’artista rivela una grande forza
introspettiva e soluzioni di assoluta originalità, se
pensiamo agli autoritratti di Tominz, Giacomo Trécourt. In
un ambito analogo i dipinti di Jean Alaux, Carlo Canella e
Angelo Inganni hanno inserito i ritrattati nello spazio
privato dei loro atelier.
Giacomo Trécourt,
Autoritratto in costume orientale,1842 ca.,
Olio su tela, cm 80.5x65, Pavia, Musei Civici
La stessa forza espressiva, insieme a
soluzioni compositive inedite, si rivela
nei ritratti di Manzoni di Hayez e
Molteni, di Byron a Missolungi di
Trècourt o nelle straordinarie immagini
dei protagonisti delle scene teatrali,
come il tenore Giovanni David di Hayez.
Con la metà del secolo, in un momento
immediatamente successivo agli eventi
fatidici del 1848, le istanze del
naturalismo, sovvertendo le valenze
ideali del Romanticismo, hanno
profondamente rinnovato il genere, dando
ascolto alla voce del Vero. Se alcuni
artisti di grande valore, come Hayez
hanno saputo reggere ancora il confronto
con la nuova era e un grande outsider
come il Piccio è stato interprete in
Lombardia di una grande tradizione che
scorre ininterrotta da Leonardo ad
Appiani, sarà la Firenze dei Macchiaioli
ad offrire in chiave verista gli esiti
più significativi. Le straordinarie
sperimentazioni di Giovanni Fattori o
Silvestro Lega tra gli anni ’50 e ’60 si
sono ricongiunte alle indagini
naturalistiche di Puccinelli, Giovanni
Morelli e Bernardo Celentano.
Mentre il prepotente e conflittuale
rapporto che si instaura con la
fotografia a partire dagli anni sessanta
è ben documentato dalla presenza di
Vincenzo Gemito, dagli autoritratti di
Francesco Paolo Michetti o di Alessandro
Guardassoni davanti alla macchina
fotografica.
Dopo l’unità d’Italia il ritratto
seguirà straordinari percorsi
sperimentali, toccando vertici
difficilmente eguagliati nel resto
d’Europa. Abbandonando il principio di
verosimiglianza e cercando soluzioni
inedite per rappresentare il mondo
interiore dei ritrattati, la grande e
lunga stagione del Simbolismo produrrà
capolavori assoluti.
Prima la Scapigliatura di Tranquillo
Cremona, Daniele Ranzoni o Medardo
Rosso, poi il Divisionismo di Giuseppe
Pellizza da Volpedo, quindi il
Simbolismo che fa riferimento
all’estetismo di Gabriele D’Annunzio ed
elabora i nuovi miti della modernità con
Giovanni Boldini, Ettore Tito, Mosé
Bianchi, Giacomo Grosso, Vittorio Corcos,
Cesare Tallone, Emilio Gola, porteranno
a nuovi e altrettanto suggestivi esiti
sia sul piano compositivo che delle
soluzioni pittoriche.
Si raggiungeranno così quei confini che
preludono al Novecento, rappresentato in
mostra dai dipinti ancora divisionisti,
e pertanto proiettati nell’Ottocento, di
Giacomo Balla, di Umberto Boccioni e di
Gino Severini. In loro la dissoluzione
dell’immagine, la rottura delle
convenzioni dei generi pittorici e la
sovrapposizione del ritratto al
paesaggio e alla pittura di figura
apriranno la strada al nuovo mondo delle
avanguardie. Iniziava così un’altra
storia che avrà come centro quella
Parigi che intanto aveva accolto come
protagonisti lo stesso Severini e un
grande italiano come Modigliani.
Scheda tecnica della mostra
Titolo della mostra: IL VOLTO DELL'OTTOCENTO. Da Canova a Modigliani A cura di: F. Leone, M. V. Marini Clarelli, F. Mazzocca, C. Sisi Luogo: Padova, Palazzo Zabarella Periodo: Dal 2 ottobre 2010 al 27 febbraio 2011Pittura&dintorni cresce anche grazie al tuo contributo!



