VERNICE FRESCA
RINASCIMENTO PRIVATO
Aspetti inconsueti del collezionismo degli Este da Dosso Dossi a Brueghel
Corneille de La Haye dit Corneille de Lyon
Ritratto di Francesco di Valois-Angoulême (part), 1536 ca. Olio su tavola’, Modena, Galleria, Museo e Medagliere Estense
Il titolo di questa mostra si rifà a quello del celebre
romanzo storico con cui Maria Bellonci vinse lo Strega nel
1986.
Non a caso: questa esposizione, curata da Mario Scalini, fa
rivivere l’atmosfera culturale che permeò la Corte e la
Dinastia dei Principi d’Este tra Ferrara e Modena, alla
stregua di quanto Isabella d’Este, che del volume della
Bellonci è la protagonista, racconta di sé e della Corte dei
Gonzaga.
Per Rinascimento Privato. Aspetti inconsueti del
collezionismo degli Este da Dosso Dossi a Brueghel giungerà
ad Aosta una sequenza di capolavori dall’Antichità romana
fino al pieno Rinascimento, a illustrare per la prima volta
al pubblico la ricchezza e la varietà di una delle più
antiche raccolte principesche europee, quella di Casa
d’Este, appunto.
Ricchezza e varietà che, nel caso della dinastia fondata da
Leonello, colui che alla metà del Quattrocento fece di
Ferrara - capitale del suo Ducato - uno dei principali
centri della cultura umanistica, non è solo testimonianza di
potenza economica ma segno di precisi interessi e passioni
culturali. Le medesime che coinvolsero Isabella, andata
sposa a Francesco II Gonzaga.
Tutte le opere arriveranno dalla Gallerie Estese di Modena.
E’ in quella città, infatti, che trovarono corte gli Este
dopo che la prima loro capitale, Ferrara, venne “devoluta”
allo Stato Pontificio.
La mostra, attraverso una sintesi di quanto si è conservato
attraverso quattro secoli di vendite e dispersioni, rievoca
per il visitatore l’atmosfera di uno studiolo, ambiente
riservato all’otium del principe, nel quale erano conservati
gli oggetti più rari e preziosi, simbolo delle ambizioni
culturali del principe stesso. L’amore per l’Antico che
contraddistinse l’umanesimo di Leonello d’Este, la
magnificenza di Borso, le passioni antiquarie di Alfonso I e
dei cardinali Ippolito I e Ippolito II è straordinariamente
esemplificato in mostra dal rilievo marmoreo con Bacco e
Menadi, dall’enigmatico bassorilievo con lo Zodiaco che
racchiude, come un fregio, il divino Phanes generato
dall’uovo cosmico, quale simbolo dell’eterno ciclo di morte
e rinascita.
Ambito romano Busto di Antinoo (part)
Bronzo dorato e alabastro d’onice, Prima metà del XVIII secolo, Modena, Galleria, Museo e Medagliere Estense
Fa da pendant il meraviglioso busto rinascimentale che
impreziosisce con i suoi marmi mischi uno straordinario
Antinoo raffigurato come imperatore. Le ricche raccolte
numismatiche sono ben rappresentate dal nucleo di 117 monete
d’oro: rari esemplari dal mondo punico fino al Medioevo
bizantino, passando attraverso la monetazione più raffinata
prodotta dalla Grecia propria, dalle città greche coloniali
della Sicilia e della Magna Grecia, fino alle emissioni
d’oro di Cesare, di Augusto e dei più celebrati imperatori
che resero Roma immortale. E ancora, 500 gemme finora mai
presentate al pubblico, costituiscono in mostra il nucleo
centrale delle Antichità estensi.
Nell’esposizione vengono esaltate le materie prime delle
gemme: le varietà di calcedonio, i lapislazzuli, le
molteplici corniole, le ametiste, l’eliotropio ed in
particolare i granati nelle rare forme del piropo e
dell’almandino che riconducono alle vie commerciali che
fornirono rocce e minerali resi preziosi dalla loro
provenienza esotica, tra cui Cipro e l’Anatolia fino
all’Afghanistan e all’isola di Sri Lanka. Un altro aspetto
che riguarda le gemme sono le proprietà terapeutiche e
addirittura magiche che gli antichi attribuivano alle pietre
e alle raffigurazioni. Personificazioni, divinità,
simboli e magiche raffigurazioni accomunano le gemme ad
altre opere di arte suntuaria, come alla pittura e alla
scultura, alle quali vengono accostate in mostra opere
significative delle collezioni estensi. L’amore per le gemme
che, frutto non solo di collezionismo, ma anche di dono e di
scambio tra principi, è ben documentato in mostra dal
Ritratto di dama come Verginità di Giovanni Cariani, adorna
di questi preziosi ornamenti.
Nel percorso di mostra una trentina di altre opere:
affreschi, dipinti, bronzi di piccolo formato, trionfi da
tavola, una preziosa zuccheriera in lapislazzuli,
testimoniano come le raffigurazioni e i simboli propri
dell’Antichità confluiscano stupendamente nella cultura
rinascimentale di cui si appropria il variegato gusto
collezionistico di casa d’Este.
Scheda tecnica della mostra
Titolo della mostra: RINASCIMENTO PRIVATO. Aspetti inconsueti del collezionismo degli Este da Dosso Dossi a Brueghel Luogo: Aosta, Museo Archeologico Regionale (Piazza Roncas, 12) Periodo: Dal 12 giugno al 1° novembre 2010 Orari: tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 19.00 Biglietti: intero euro 5,00; ridotto euro 3,50Catalogo: Silvana Editoriale
Prenotazioni: Assessorato Istruzione e Cultura
Museo Archeologico: Tel. 0165-275902
Sito-web: www.regione.vda.it
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