VERNICE FRESCA
WILDT
L’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt
Felice Casorati
La preghiera, 1914, tempera su fustagno,
cm. 130x120. Verona
Adolfo Wildt (Milano, 1868 – 1931) è il genio dimenticato
del Novecento italiano. La grande mostra che Forlì gli
dedica al San Domenico (dal 28 gennaio al 17 giugno) per
iniziativa della locale Fondazione Cassa dei Risparmi e del
Comune, è certo una scommessa: rendere popolare un artista
tra i più sofisticati e colti del nostro Novecento. La
mostra è a cura di Fernando Mazzocca e Paola Mola affiancati
da un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci.
Da sottolineare come questa esposizione, eccezionale per
completezza e qualità delle opere, rappresenti il primo
tempo del “Progetto Novecento. Percorsi – Eventi –
Interpretazioni” che si svilupperà nel 2013 con la grande
mostra DUX, dedicata ad una ricognizione sull’ “arte
italiana negli anni del consenso”, legittimamente proposta
da Forlì, città del Duce. Nel percorso al San Domenico,
allestito dal parigino Wilmotte et Associès e dallo Studio
Lucchi e Biserni, la grande arte di Wildt sarà messa a
confronto con i capolavori di maestri del passato che per
lui furono sicure fonti di ispirazione. Da Fidia a Cosmè
Tura, Antonello da Messina, Dürer, Pisanello, Bramante,
Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Bambagia, Bernini,
Canova, e con i moderni con cui si è originalmente
confrontato: Previati, Mazzocutelli, Rodin, Klimt, De
Chirico, Morandi, Casorati, Fontana, Melotti. Ma anche con
artisti come Klimt che a lui si ispirarono Nell’uno e
nell’altro caso non si tratta di richiami o confronti
casuali, ma puntualissimi, diretti, evidenti. Insomma la più
grande retrospettiva mai realizzata su Wildt ma anche una
sequenza di capolavori mozzafiato, scelti come confronto,
quasi due mostre in una, quindi. Estraneo al mondo delle
avanguardie e anticonformista, capace di fondere nella sua
arte classico e anticlassico, Wildt è un caso unico in
questo suo essere in ogni istante tutto e senza luogo.
Adolfo Wildt
Carattere fiero-anima gentile, 1912
marmo con dorature, h. cm. 40. Venezia
La sua incredibile eccellenza tecnica e lo straordinario
eclettismo furono attaccati sia dai conservatori, che non lo
vedevano allineato per i contenuti, ancora pervasi dal
Simbolismo, e per le scelte formali caratterizzate da
richiami gotici ed espressionisti estranei alla tradizione
mediterranea e all’arte di regime, sia dai sostenitori del
moderno che mettevano in discussione la sua fedeltà alla
figura, la vocazione monumentale, il continuo dialogo con i
grandi scultori e pittori del passato, e la predilezione
della scultura come esaltazione della tecnica e del
materiale tradizionalmente privilegiato, il marmo, che lui
sapeva rendere con effetti sorprendenti sino alla più
elevata purificazione dell’immagine. Questi aspetti, che ne
hanno condizionato per lungo tempo la fortuna, esercitano
oggi su di noi un fascino nuovo che solo una grande mostra
può finalmente restituire. Partendo dall’eccezionale
nucleo di opere conservate a Forlì, dovute al mecenatismo
della famiglia Paulucci di Calboli, protagonista della
storia della città e della storia nazionale, e grazie alla
disponibilità dell’Archivio Scheiwiller (il grande editore
milanese che per via familiare ha ereditato molte opere e
materiali di Wildt), è oggi possibile radunare una serie di
straordinari capolavori di Wildt e ricostruire il percorso
più completo della sua produzione sia scultorea sia grafica.
L’idea che governa questa esposizione non è semplicemente
quella di una rassegna di carattere monografico, ma di un
percorso che (come nel caso della recente mostra di Forlì su
Canova) metta in relazione profonda le sue opere con quelle
degli artisti - pittori e scultori - del passato (come Fidia,
Cosmè Tura, Antonello da Messina, Dürer, Pisanello,
Bramante, Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Bambaia,
Cellini, Bernini, Canova) e dei moderni (Previati,
Mazzucotelli, Rodin, Klimt, De Chirico, Morandi, Casorati,
Martini, Fontana, Melotti) con cui si è intensamente e
originalmente confrontato, attraversando ambiti e momenti
diversi della vicenda artistica. I temi da lui privilegiati,
come quelli del mito e della maschera, gli consentirono di
dialogare anche con la musica (Wagner) e la letteratura
contemporanea, da D’Annunzio (che fu suo collezionista) a
Pirandello e Bontempelli; così, da ritrattista eccezionale
quale era, con i magnifici busti colossali di Mussolini,
Vittorio Emanuele III, Pio XI, Margherita Sarfatti,
Toscanini e di tanti eroi di quegli anni, egli ha saputo
creare un Olimpo di inquietanti idoli moderni. Wildt vuole
condurre i gesti, i volti, le figure umane a una nudità
essenziale, coglierne l’anima consentendo al pensiero di
giungere a un’armonia maturata e composta tra la linea e la
forma. Nell’ambito del Progetto Novecento, da segnalare che
a “Wildt. L’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt,
allestita al San Domenico sono collegate altre esposizioni
sul territorio: a Faenza, al MIC – Museo Internazionale
delle Ceramiche, “La ceramica nell’età di Wildt”, a Cervia,
ai Magazzini del Sale, “Giuseppe Palanti. La pittura,
l’urbanistica. La pubblicità da Milano a Milano Marittima”,
e a Predappio, nella Casa Natale di Mussolini, due mostre in
successione: “Archivio del Novecento. Marisa Mori, donna e
artista del ‘900, il talento e il coraggio” e “Renato
Bertelli, la parentesi futurista”.
Scheda tecnica della mostra
Titolo della mostra: WILDT. L’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt Luogo: Forlì, Musei San Domenico Periodo: Dal 28 gennaio al 17 giugno 2012 A cura di: Fernando Mazzocca e Paola Mola Informazioni: Tel. 199.75.75.15 Sito Web: www.mostrawildt.it E-Mail: servizi@civita.itPittura&dintorni cresce anche grazie al tuo contributo!



