VERNICE FRESCA
GIORGIO DE CHIRICO. La suggestione del Classico
Giorgio De Chirico
Il Pensatore, 1973, olio su tela,
Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma
Dal 6 marzo al 2 giugno 2010, alle Scuderie del Castello
Visconteo di Pavia si terrà la mostra Giorgio de
Chirico. La suggestione del Classico, promossa dal
Comune di Pavia e dalla Provincia di Pavia, prodotta e
organizzata da Alef – cultural project management, in
linea con il progetto di valorizzazione delle Scuderie
del Castello Visconteo, condotto attraverso una costante
programmazione di elevato profilo culturale.
Come afferma Gian Marco Centinaio, Assessore al
Marketing territoriale e Cultura del Comune di Pavia,
“Dopo il grande successo dell’esposizione Da Velazquez a
Murillo, le sale del Castello Visconteo di Pavia hanno
l’onore di ospitare la mostra La suggestione del
Classico di Giorgio de Chirico. Si tratta di un
appuntamento particolarmente importante e di prestigio,
frutto della sinergia che questa amministrazione ha
subito instaurato con la Provincia di Pavia e che
rientra nel progetto di valorizzazione delle Scuderie
del Castello Visconteo. Con la mostra dell’Ermitage si è
toccato un livello molto elevato e l’amministrazione
vuole continuare su questa strada con altri appuntamenti
di prestigio: l’esposizione di de Chirico è solo il
primo passo di un percorso che intende porre Pavia al
centro dell’attenzione culturale internazionale, come è
giusto che sia”.
La mostra presenterà 40 opere di de Chirico - tra
dipinti e sculture realizzati tra gli anni Trenta e gli
anni Settanta del Novecento - selezionate da Victoria
Noel-Johnson e Sabina D’Angelosante per la Fondazione
Giorgio e Isa de Chirico di Roma, da cui provengono
tutti i lavori.
A questo nucleo si affiancherà una serie di reperti
provenienti dai Musei Archeologici della Provincia di
Salerno, selezionati da Matilde Romito, che evidenziano
la suggestione esercitata dal classico nell'arte del
maestro della Metafisica.
Giorgio De Chirico
Ettore e Andromaca davanti a Troia, 1968, olio su tela, Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma
Un progetto e una proposta espositiva che illustra uno
dei motivi centrali della pittura di de Chirico, ovvero
la sua propensione all’antico, al mondo ellenico e ai
valori plastici della scultura classica, elementi che ne
fanno un artista colto e raffinato con una memoria del
mondo antico sorprendente e fertile.
I motivi di quel mondo arcaico occupano, infatti, già
dal primo decennio del Novecento gli scenari delle sue
opere in modo prepotente, grazie a un linguaggio che
articola sapientemente evocazione e invenzione e che
condurrà di lì a poco a quel processo di pietrificazione
dello spazio e del tempo caratteristici della pittura
metafisica.
Il Mediterraneo, grande bacino di storia e di cultura,
ha recitato nel movimento artistico della Metafisica e
nell’evoluzione stilistica dello stesso de Chirico un
grande ruolo, rappresentando l’immagine della conoscenza
in filosofia, poesia, scultura e pittura. De Chirico si
avvicinava, infatti, al mondo classico con lo scrupolo e
la sensibilità di un archeologo ma, al tempo stesso, con
lo spirito romantico di un appassionato collezionista di
calchi di sculture classiche.
L’anima, le forme, i personaggi del mito ellenico, la
quieta grandezza della statuaria antica, gli assolati
silenzi del paesaggio meridionale sono poi sempre
rimasti gli spunti basilari della sua ispirazione: de
Chirico si riappropriava dell’arte greca nelle teste
marmoree, nelle anfore, e nelle statue conservate dai
più importanti musei archeologici italiani.
Senza la scoperta del passato, era solito affermare de
Chirico, non è possibile la scoperta del presente.
In questo caso, il pittore è l’erede non solo delle
grandi tendenze romantiche, quanto di quelle della
migliore tradizione classica. Nato a Volos, in Grecia
nel 1888, de Chirico non poteva che porre alla base
della propria autobiografia il paesaggio culturale della
sua infanzia, non separato dalla considerazione
dell’impatto svolto dal Mediterraneo come ispiratore di
cultura.
Giorgio de Chirico. La suggestione del Classico è il
secondo appuntamento di un percorso che ha toccato come
sua prima tappa la Galleria Civica d'Arte di Cava de’
Tirreni (SA), dove è stata giudicata come uno degli
eventi espositivi più significativi della stagione
culturale 2009-2010 del Sud Italia.
Nota biografica
Giorgio de Chirico nasce il 10 luglio del 1888 a Volos,
capitale della Tessaglia (Grecia) da Evaristo,
ingegnere, e da Gemma Cervetto, nobildonna di origini
genovesi. In questi anni Giorgio, assecondato dal padre
nella passione per l'arte, prende le prime lezioni di
disegno dal pittore greco Mavrudis. Proprio ad Atene de
Chirico realizza il suo primo quadro dal titolo Natura
morta con limoni. Nel 1906, a seguito della morte del
padre, la famiglia de Chirico si trasferisce per un
breve periodo in Italia, con due brevi soste a Venezia e
a Milano, per poi stabilirsi a Monaco dove Giorgio
frequenta l'Accademia di Belle Arti ed entra in contatto
con la cultura artistica, letteraria e filosofica
tedesca. Legge Schopenauer, Nietzsche e Weininger,
approfondisce lo studio della pittura antica e studia
l'arte di Arnold Böcklin.
Nel marzo 1910 si trasferisce con il fratello a Firenze
ove dipinge il suo primo quadro metafisico: Énigme d'un
après-midi d'automne. Lì subisce l'influenza di Giotto e
della pittura primitiva toscana, indirizzandosi verso
una pittura ricca di impianti prospettici e di
costruzioni a forma di arcate. Nel 1911, diretto a
Parigi con la madre per raggiungere il fratello, passa
per Torino. La città lo colpisce per alcuni particolari
architettonici che diverranno temi iconografici della
sua pittura. A Parigi ha inizio la sua vera carriera
artistica a contatto con gli ambienti dell'avanguardia
artistico-culturale francese e con il poeta Guillaume
Apollinaire. L’anno seguente, nel 1912, grazie
all'interessamento del fratello, partecipa per la prima
volta ad una mostra: Salon d'Automne al Grand Palais di
Parigi. In occasione dell'esposizione, nel 1913, di
altre tre sue opere al Salon des Indépendants a Parigi
viene notato da Pablo Picasso e Guillaume Apollinaire
grazie ai quali de Chirico stringe amicizia con Brancusi,
Braque, Jacob, Soffici, Léger e Derain. Nell'autunno di
quello stesso anno Apollinaire organizza nell'atelier
dell'artista una mostra di trenta opere e recensisce de
Chirico su "L'intransigeant" utilizzando il termine
"metafisico". Riviste e giornali pubblicano le sue opere
ed elogiano le sue qualità creative. Scoppia la Prima
Guerra Mondiale e i due fratelli de Chirico rientrano in
Italia. Giorgio viene assegnato all'Ospedale di Ferrara
dove svolge un lavoro sedentario in quanto considerato
inabile al lavoro. Continua a mantenere stretti rapporti
con l'ambiente parigino e tra il 1917 e 1918 entra in
contatto con il movimento Dada. Dipinge i suoi celebri
Ettore e Andromaca e Le Muse inquietanti e frequenta
l'ambiente artistico di Ferrara: conosce Filippo de Pisis e inizia una corrispondenza con Carrà, che
conoscerà durante un ricovero in ospedale militare.
Carrà rimane affascinato dal mondo poetico e dai temi
artistici di de Chirico, dipingendo una serie di opere
di chiara matrice metafisica. Nasce la "pittura
metafisica", teorizzata di li a poco sulla rivista
"Valori Plastici". Nel 1918 de Chirico ottiene il
trasferimento a Roma. Qui collabora alla suddetta
rivista ed espone nelle sale del giornale "Epoca"
insieme a Prampolini, Carrà, Soffici. Nel 1919 presenta
la sua prima mostra personale alla Galleria d'Arte di
Anton Giulio Bragaglia e pubblica lo scritto "Noi
metafisici". Da questo momento in poi inizia per de
Chirico un periodo ricco di esposizioni in tutta Europa,
in particolare in Francia, e un discreto interesse per
le sue opere nasce anche negli Stati Uniti. La pittura
di de Chirico viene apprezzata da tutti i massimi
artisti dadaisti e surrealisti ma anche dagli artisti
tedeschi del Realismo Magico, quelli del Bauhaus e della
Nuova Oggettività.
Nel 1924 partecipa alla XIV Biennale di Venezia, mentre
a Roma conosce la ballerina russa Raissa Gourievich
Krol, sua futura moglie. Nel tardo 1924 è con Raissa a
Parigi, dove al Théâtre des Champs Elisées, realizza
scene e costumi per i Balletti Svedesi che mettono in
scena La Giara di Pirandello con musiche di A. Casella.
Nel 1928 tiene la sua prima personale a New York presso
la Valentine Gallery e poco dopo espone a Londra.
Il 3 febbraio 1930 sposa Raissa ma già nell'autunno del
1930 conosce Isabella Pakszwer (poi Isabella Far), che
diventerà, nel 1946, la sua seconda moglie e gli resterà
vicina fino alla morte.
Alla fine del 1931 il matrimonio con Raissa, ormai in
crisi si conclude con una definitiva separazione e nel
1932 de Chirico e la Pakszwer lasciano Parigi per
trasferirsi a Firenze. Espone alla XVIII Biennale di
Venezia nella sala dedicata agli italiani di Parigi e
dedica molto tempo al teatro, come costumista e
scenografo: nel Pulcinella per l'Opéra Russe a Parigi e
nell'Ariane et Bacchus, balletto con musiche di A.
Roussel, in scena all'Opéra di Parigi.
Nel 1933 partecipa alla V Triennale di Milano per la
quale esegue il monumentale affresco La Cultura Italiana
e continua la sua attività per il teatro. Nel 1938
rientra in Italia e si stabilisce a Milano,
trasferendosi poco dopo a Parigi, disgustato dai
"decreti per la difesa della razza". Espone alla III
Quadriennale d'Arte Nazionale di Roma, al M.O.M.A. di
Boston e alla Exhibition of Italian Contemporary Art
di
New York. A Firenze nel 1940, inizia a lavorare ad
alcune sculture in terracotta: Gli Archeologi,
Ettore e Andromaca,
Ippolito e il suo cavallo e una Pietà.
Pubblica Il Signor Dudron in “Prospettive” e il testo
sulla scultura Brevis Pro Plastica Oratio su “Aria
d'Italia”.
Nel 1944 si stabilisce definitivamente a Roma,
scegliendo dal 1947 Piazza di Spagna come sede per
l’ufficio e poi per l’abitazione. Prolifico anche in età
avanzata, ha continuato a esporre in Italia e
all’estero, ricevendo la nomina di Accademico di
Francia, e lo Spadino in occasione dell'antologica al
Musée Marmottan di Parigi. Nel 1978, festeggia i 90 anni
con una mostra presso l'Artcurial a Parigi ma il 20
novembre dello stesso anno Giorgio de Chirico muore a
Roma. Dal 1992 è sepolto in Roma presso la chiesa di San
Francesco a Ripa in Trastevere.
Fondazione Giorgio e Isa de Chirico
La Fondazione Giorgio e Isa de Chirico nasce nel 1986
per volontà di Isabella Far de Chirico, vedova del
celebre pittore e di Claudio Bruni Sakraischik, curatore
del Catalogo Generale, per tutelare la personalità
intellettuale e artistica di Giorgio de Chirico. Nel
1987 Isabella Far de Chirico dona allo Stato italiano le
24 opere dell’artista che sono entrate a far parte delle
collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di
Roma.
Alla morte di Isabella Far, avvenuta a Roma nel novembre
1990, la Fondazione eredita la casa del pittore e la
maggior parte del suo patrimonio artistico. Nell’agosto
1991 si spegne a Los Angeles Claudio Bruni Sakraischik,
lasciando alla Fondazione il suo archivio di Giorgio de
Chirico.
Nel 1993 la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico ottiene
il riconoscimento della personalità giuridica e quindi
l’autorizzazione ad accettare il patrimonio relitto. Da
allora opera attivamente per il conseguimento delle sue
finalità attraverso: la raccolta e conservazione della
documentazione inerente all’opera complessiva di de
Chirico, la prosecuzione dell’archiviazione delle sue
opere autentiche per contrastare il fenomeno delle
falsificazioni, l’istituzione di borse di studio per
favorire la conoscenza e gli studi sull’arte del
Maestro, la promozione di mostre e convegni, sia in
territorio nazionale che all’estero, e la pubblicazione
di studi sull’Artista.
Nel novembre 1998, a vent’anni dalla scomparsa di
Giorgio de Chirico, la Fondazione ha aperto al pubblico
la sua abitazione romana in Piazza di Spagna, nel
seicentesco Palazzetto dei Borgognoni, come Casa-Museo.
Dal 2000, la Fondazione pubblica “Metafisica. Quaderni
della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico”, un periodico
bilingue (italiano e inglese) che pubblica documenti,
inediti e/o scritti poco conosciuti di Giorgio de
Chirico, nonché materiale d’archivio, articoli e saggi
critici. Per ulteriori informazioni,
www.fondazionedechirico.org
Musei Archeologici della Provincia di Salerno
Il primo Museo Provinciale è quello di Salerno, che nel
1964 approda nel prestigioso complesso conventuale di
San Benedetto, restaurato alla fine degli anni Cinquanta
da Ezio De Felice.
Negli anni Cinquanta si acquisisce l'area archeologica
di Fratte di Salerno; nascono il Museo Archeologico
della Lucania Occidentale nella Certosa di Padula (1957)
e il Museo Archeologico dell'Agro Nocerino nel Convento
di S. Antonio a Nocera Inferiore (1964); si acquista il
Castello medievale di Salerno (1960); nel parco della
donata Villa Guariglia a Raito di Vietri sul Mare (siamo
nel 1972) la Torretta Belvedere ospiterà il Museo della
Ceramica dal 1981. Nel 1990, con l’annessione al
Castello della Bastiglia, la Provincia è proprietaria
della intera fortificazione sulla collina Bonadies. Nel
2004 nasce il Museo Archeologico dell’Alta Valle del
Sele nel Castello di Oliveto Citra, quale sezione
distaccata del Museo di Salerno. Nel marzo del 2001
decolla la Pinacoteca Provinciale nello storico Palazzo
Pinto a Salerno (ancora una proprietà provinciale) dove
sono stati esposti circa 150 dipinti, in parte raccolti
fin dagli anni Venti.
Nel 2009 nella restaurata Villa De Ruggiero di Nocera
Superore viene realizzata la “Raccolta delle Arti
Applicate” del territorio Salernitano. Il Museo di
Salerno resterà sempre l’Istituto topografico centrale
della provincia, espressione di V. Panebianco, direttore
dei Musei Provinciali del Salernitano per circa
quarant'anni, scaturita dalla considerazione del ruolo
svolto dal Museo fin dalla sua istituzione, quale
principale motore di attività.
I reperti esposti in Mostra consistono in vasi a figure
nere con scene di battaglia, elementi di decorazione
architettonica, come antifisse, gronde, teste fittili
soprattutto femminili, gruppi scultorei (figure
panneggiate), appendici di lucerne, elmi e cuspidi di
lancia.
Scheda tecnica della mostra
Titolo della mostra: GIORGIO DE CHIRICO. La suggestione del Classico A cura di: Victoria Noel-Johnson, Sabina D’Angelosante, Matilde Romito Luogo: Pavia, Scuderie del Castello Visconteo - Viale XI Febbraio, 35 Periodo: Dal 6 marzo al 2 giugno 2010 Orari: lunedì - venerdì: 10.00 – 13.00 | 15.00 – 18.00martedì: 10.00 – 13.00 | 15.00 – 20.00
sabato, domenica e festivi: 10.00 – 13.00 | 14.00 - 19.00 Biglietti: intero: € 8.00
ridotto convenzionati: € 7,00
ridotto: € 6.00
ridotto speciale scuole: € 5.00 Catalogo: Silvana Editoriale Promossa da: Amministrazione Comunale di Pavia
Amministrazione Provinciale di Pavia Produz. e organizz.: Alef - cultural project management Infoline: +39 02 45496873; 0382 538932 dal lunedì al venerdì: 10.00 - 13.00; 15.00 - 18.00 - E-mail: segreteria@scuderiepavia.com Sito web: www.scuderiepavia.com
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