VERNICE FRESCA
EAST ZONE. ANTONIO BEATO, FELICE BEATO E ADOLFO FARSARI
Fotografi veneti attraverso l’Oriente dell’Ottocento
Adolfo Farsari
Giappone, Due Geisha, ca. 1887
Stampa all’albumina , mm. 216x285
Raccontarono il mondo quando la fotografia era ancora
sperimentale, furono protagonisti della nascita del
fotogiornalismo e del reportage. Fecero scoprire il
Giappone, e le meraviglie dell’Egitto, agli Europei,
portarono la fotografia nelle terre d’oriente, partendo dal
Veneto. Loro sono Antonio e Felice Beato, due fratelli
greco-veneziani, e Adolfo Farsari, vicentino.
Una mostra, dall’emblematico titolo di “East Zone”, per la
prima volta documenta in modo esteso la loro arte.
Raccontando anche uno scambio culturale tra l’est italiano e
il lontano Oriente, scambio nei due sensi dato che i tre
fotografi veneti influenzarono la storia della fotografia in
Giappone ma dal questo e dagli altri Paesi visitati trassero
elementi che influenzarono la loro maniera di “fare
fotografia”. Da segnalare come la mostra proponga accanto
alle immagini dei tre protagonisti, una carrellata di foto
di confronto, a dar conto di come queste terre lontane
seppero calamitare, affascinare fotografi di diverse
provenienze. Ad ospitare la mostra, dal 17 dicembre al primo
aprile 2012, sarà Villa Contarini, la reggia delle Ville
Venete, oggi proprietà della Regione Veneto, a Piazzola sul
Brenta, vicino a Padova. La mostra è curata da Magda di
Siena e promossa da Regione del Veneto, Photosophia e
Immobiliare Marco Polo, società regionale di gestione di
Villa Contarini. Felice Beato viene avvicinato alla
fotografia dal fotografo della Zecca Ottomana James
Robertson, affiancandolo nel suo lavoro a Costantinopoli. A
loro si unisce il fratello di Felice e prendono vita le
grandi spedizioni fotografiche: Malta (nel 1854-1856), in
Grecia e Gerusalemme (1857). Scoppia la Guerra di
Crimea e Felice, con Robertson, crea reportage di guerra che
fanno il giro del mondo e contribuiscono non poco a
orientare l’opinione pubblica inglese ma non solo. É il
primo esempio di grande fotogiornalismo di guerra.
Felice Beato è poi in Cina, ancora al seguito dell’esercito
inglese stavolta impegnato nella Guerra dell’Oppio. Negli
anni ’60 i tre fotografi si dividono; Antonio si trasferisce
in Egitto, mentre Felice è in Inghilterra. Nel 1863 si trova
già a Yokohama, in Giappone, in società con Charles Wirgman,
un illustratore giornalista che Beato aveva già incontrato
ai tempi della Cina e col quale aveva viaggiato a lungo.
Le fotografie giapponesi di Beato rivestono particolare
importanza documentaria in quanto riprese in anni in cui
l’accesso degli stranieri era decisamente avversato. Il suo
corposo archivio di negativi nel 1866 viene distrutto dal
grande incendio di Yokohama. Per quasi due anni è impegnato
a ricostituire un adeguato fondo di immagini, che
pubblicherà negli anni successivi in due diversi volumi,
“Native Types” e “Views of Japan”, oggi conservati presso il
Victoria and Albert Museum a Londra. Nel 1871 è il
fotografo ufficiale di una spedizione navale statunitense in
Corea e nel 1873 viene nominato Console Generale per la
Grecia in Giappone. Nel 1884 lascia il Giappone e si reca in
Egitto, fotografo ufficiale di una spedizione diretta in
Sudan, a Khartoum, in soccorso del generale Charles George
Gordon. Torna in Inghilterra, ma già nel 1888 lo troviamo in
Birmania. Proprio in quell’anno a Yokohama muore Robertson,
Felice Beato continua la sua attività e le ultime notizie di
questo stravagante ed avventuroso personaggio si ritrovano
nel 1907, quando la sua compagnia “F. Beato Ltd” viene
liquidata. Anche le ultime notizie di Antonio
risalgono a quegli anni; un documento, infatti, riporta
l’annuncio di vendita del suo studio fotografico, emesso
dalla vedova Beato a Luxor nel 1906. Intanto in
Giappone lo studio fotografico di Felice Beato passato a
Baron Von Stillfried nel 1877, finisce, nel 1885, nelle mani
di un altro veneto: il vicentino Adolfo Farsari. Dopo aver
viaggiato a lungo in Occidente ed aver partecipato, come
militare, a diverse guerre (fu anche volontario nella guerra
civile americana), Farsari si era stabilito a Yokohama
specializzandosi nell’importazione di libri e riviste e
dedicandosi alla fotografia. Di notevole capacità
imprenditoriale e dotato di forte senso estetico, Farsari fa
del suo studio un punto di riferimento per la fotografia
giapponese del tempo. Le sue foto sono di straordinaria
bellezza e si distinguono soprattutto per la qualità della
colorazione. Le sue tecniche fotografiche e i suoi alti
standard qualitativi influenzano notevolmente la fotografia
come forma d’arte in Giappone, ma anche in Cina e in altri
paesi d’Oriente. Sicuramente le foto di Farsari pubblicate
in occidente, contribuiscono a plasmare l’immagine che del
Giappone medievale si ha negli immaginari collettivi
contemporanei. Farsari, nei soggetti e nelle scenografie
delle sue opere, si ispira al grande artista giapponese
dell’ukiyoe Hiroshige, il quale nell’ultimo periodo della
sua produzione artistica si cimenta con l’emergente
sperimentalismo fotografico. Nella primavera del 1890
Farsari fa ritorno a Vicenza con la figlia Kiku, avuta da
una relazione con una giapponese, le ultime immagini lo
ritraggono vestito alla maniera orientale assieme a sua
sorella nella casa di Arcugnano. A Vicenza è considerato un
personaggio stravagante, spesso nominato nel foglio satirico
locale ‘La freccia’. Muore nel 1898 senza aver fatto ritorno
in Giappone. Anche se notizie del suo studio fotografico
appaiono nel Japan Directory con il vecchio nome di Farsari
and Co. ancora per moltissimi anni fino al terremoto del
1923.
Felice Beato è uno dei pionieri delle riprese fotografiche e
del fotogiornalismo soprattutto del reportage di guerra. In
Giappone la sua influenza è notevole, sia in termini di vero
e proprio insegnamento delle tecniche di ripresa, sia per il
livello della documentazione che ha prodotto. Bisogna tener
conto che nella sua lunga attività ha vissuto l’evoluzione
dei materiali sensibili e li ha praticamente utilizzati
tutti, cominciando dai negativi al collodio umido stampati
sulle carte all’albumina fino, probabilmente, alle lastre in
gelatina al bromuro d’argento. Deve essere considerato un
pioniere anche delle tecniche di colorazione a mano delle
copie positive. I suoi reportage hanno il merito di aver
portato in Occidente immagini di luoghi e di persone fino a
quel momento praticamente sconosciuti. Antonio ne seguì le
orme, ma le sue foto sono principalmente concepite come
souvenirs, egli riprende sovente monumenti e architetture.
Adolfo Farsari, “erede” della ricca attività commerciale di
cui il veneziano F. Beato era stato il pioniere, avrà modo
di perfezionarla e di avvalersi dei migliori coloristi
giapponesi per fare delle sue fotografie dei veri e propri
capolavori.
Scheda tecnica della mostra
Titolo della mostra: EAST ZONE. ANTONIO BEATO, FELICE BEATO E ADOLFO FARSARI Sede: Padova -Piazzola sul Brenta ( Villa Contarini ) Periodo: Dal 17 dicembre 2011 al 1 aprile 2012 A cura di: Magda di Siena Orario: 10 - 16 (mercoledì chiuso, chiuso inoltre Natale e Capodanno) Ingresso mostra: Gratuito Ingresso villa: Interi euro 5,50, ridotti 4,50 Informazioni: Tel. 049.8778272 / 3 Sito-Web: www.villacontarini.euPittura&dintorni cresce anche grazie al tuo contributo!



