VERNICE FRESCA
CHARDIN
Jean-Baptiste-Siméon Chardin
Bolle di sapone, 1733-34? Olio su tela, cm 93 x 74,6. Washington, National Gallery of Art
«Noi usiamo i colori ma quello con cui dipingiamo è il
sentimento». Con queste parole, Jean-Baptiste-Siméon Chardin
(1699-1779), contrapponendosi alle regole accademiche allora
in voga, amava descrivere il suo modo di fare arte e la sua
poetica. A questo grande protagonista dell’arte del
Settecento, uno dei più straordinari pittori di tutti i
tempi, Ferrara Arte dedicherà nell’autunno del 2010
un’importante mostra, la prima mai consacrata all’artista
nel nostro paese. L’esposizione è organizzata in
collaborazione con il Museo del Prado di Madrid, che la
ospiterà dopo la tappa italiana, ed è curata da Pierre
Rosenberg, massimo esperto di Chardin, membro dell’Académie
Française e già direttore del Musée du Louvre. Chardin è
l’artista francese che ha avuto maggior influenza sulla
pittura moderna. L’aver elevato gli oggetti di uso
quotidiano e i gesti delle persone comuni a materia di
rappresentazione artistica ne fa il vero erede di Vermeer e,
al contempo, il punto di riferimento per artisti del calibro
di Cézanne, Matisse, Braque e Morandi. Ma Chardin non è solo
uno dei più influenti artisti del Settecento, è anche uno
dei più originali. Egli infatti rifiuta, sin da
giovanissimo, i percorsi didattici accademici ed è uno dei
pochi a non aver mai effettuato il viaggio in Italia. Tra
tutti i generi pittorici evita proprio quelli che nella
Francia del secolo dei lumi sancivano la statura e la
fortuna degli artisti, e cioè i dipinti di soggetto storico
o mitologico. Nonostante ciò, nel 1728 l’Académie Royale de
Peinture et de Sculpture – alla quale Chardin aveva
sottoposto la propria candidatura con opere impressionanti
come la razza – riconosce il suo talento e lo accoglie nei
suoi ranghi come pittore di frutta e di animali. La scelta
del genere della natura morta, apparentemente minore, non ne
vincola il successo e Chardin si impone presto
sulla competitiva scena parigina.
Jean-Baptiste-Siméon Chardin
Il paniere di fragole di bosco, c. 1760, olio su tela, cm 38 x 46. Collezione privata
Nel corso del decennio successivo, egli estende la propria ricerca anche alla figura umana, effigiata perlopiù in ambienti domestici e nello svolgimento di semplici mansioni quotidiane, in scene in cui i ceti più umili sono associati ai rampolli della borghesia francese. Nascono così capolavori come la Il garzone d’osteria, la Vivandiera o Il giovane disegnatore ai quali si affiancano le toccanti raffigurazioni delle attività ricreative dei giovani come Le bolle di sapone, la Bambina che gioca al volano o il Bambino con la trottola. In ciascuna di queste opere, attraverso una tecnica pittorica stupefacente, incentrata sul rapporto tra tono e colore e sulla variazione degli effetti di luce sugli oggetti e sulle persone, l’artista riesce a trasmettere all’osservatore l’emozione provata di volta in volta di fronte al soggetto. È con questo spirito che Chardin dipinge, ad esempio, il Bouquet di fiori (c. 1754) uno degli esiti più alti della sua arte, dove la straordinaria freschezza di esecuzione e la tavolozza dai colori audaci appaiono del tutto inedite rispetto alle opere dei suoi contemporanei. Il successo dell’innovativa pittura di Chardin è registrato dalle reazioni del pubblico alle tele che l’artista espone al Salon a partire dal 1737. Entusiasti, ad esempio, i pareri di alcuni intellettuali tra cui Denis Diderot, che nel 1763 osanna pubblicamente il realismo delle nature morte del pittore. Chardin è molto apprezzato anche dal re di Francia Luigi XV, al quale il pittore dona la Madre laboriosa e il Benedicite, ricevendo in cambio la stima del sovrano e, nel 1757, il grande privilegio di dimorare e lavorare al Louvre. Verso il 1770 i problemi di salute lo inducono a rallentare l’attività e ad abbandonare progressivamente la tecnica ad olio. Con un gruppo di ritratti a pastello si conclude la lunga carriera di un artista che per tutta la vita aveva concepito la pittura come un mezzo di conoscenza della realtà, evitando con cura i contenuti aneddotici, e mirando a raggiungere un’arte senza tempo che riflettesse un’armoniosa perfezione tra forma ed emozione. La mostra di Ferrara e Madrid offrirà l’occasione di ripercorrere le tappe salienti del percorso artistico di Chardin attraverso un’ampia selezione di opere provenienti da musei e collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. La rassegna spazierà così dalle nature morte giovanili alle scene di genere della prima maturità, fino al ritorno agli oggetti degli anni Cinquanta e agli straordinari capolavori dell’ultimo periodo. Un appuntamento che si preannuncia imperdibile e che consentirà di apprezzare l’opera di un’artista che Vincent Van Gogh riteneva «grande come Rembrandt».
Scheda tecnica della mostra
Titolo della mostra: CHARDIN A cura di: Pierre Rosenberg Organizzata da: Ferrara Arte e dal Museo Nacional del Prado di Madrid Collaborazione di: Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, il Comune di Ferrara, la Provincia di Ferrara, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, la Cassa di Risparmio di Ferrara e Parsitalia Real Estate Sede: Ferrara, Palazzo dei Diamanti Periodo: Dal 17 ottobre 2010 al 23 gennaio 2011 Orari: Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso, dalle 9.00 alle 19.00.Aperto anche 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio Informazioni: Tel. 0532.244949, fax 0532.203064 Sito-Web: www.palazzodiamanti.it E-mail: diamanti@comune.fe.it
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