VERNICE FRESCA
IL GRANDE GIOCO. Forme d'arte in Italia 1947-1989
Enrico Prampolini Ampo
1956 cotone stampato. Mostra Museo d’arte contemporanea di Lissone, 1947-1958
Tre grandi mostre per descrivere e interpretare quarant’anni
di storia italiana. Avendo nell’arte il punto focale,
inserendo però le espressioni artistiche nel contesto
culturale, sociale economico di decenni rivelatisi cruciali
per l’Italia: quelli dal 1947 al 1989, dall’immediato
dopoguerra alla caduta del muro di Berlino. Sono stati gli
anni della ricostruzione dopo una guerra tra le più
devastanti, ma anche del celebrato “miracolo italiano”, gli
anni della contestazione e del terrorismo, gli anni
complessi della Guerra fredda. Anni comunque fondamentali
anche per capire ciò che è l’Italia di oggi, nell’economia,
nella politica e, a suo modo, anche nell’arte.
Per la prima volta in modo organico una grande mostra cerca
di fare il punto su quel periodo magmatico, contraddittorio
e vivo come pochi, tentando fra l’altro di verificare come
nel corso di quei quarant’anni, l’arte abbia influenzato la
società.
Emblematico il titolo della rassegna: “Il Grande Gioco.
Forme d’arte in Italia 1947 – 1989”, dove il “grande gioco”
evoca ruoli, richiama esperienze, suggerisce relazioni, ma
soprattutto intende sottolineare come il divenire della
storia e dell’arte non possano essere affrontate per
comparti, ma debba essere letto nelle interazioni e nelle
rispettive e reciproche influenze.
Per realizzare una così importante rassegna tre realtà hanno
unito gli sforzi: Il Comune di Lissone con il suo Museo
d’arte contemporanea, il Comune di Bergamo con la GAMeC –
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e il Comune di
Milano - Cultura, con i suoi spazi della Rotonda di via
Besana, strettamente affiancate dall’Assessorato alla
Cultura della Regione Lombardia. A ideare il progetto e
curare la mostra Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di
Pietrantonio.
Compagnia Krypton
Eneide,
1983 photo Sferlazzo-Lucchese. GAMeC di Bergamo,
1973-1989
“Il Grande Gioco. Forme d'arte in Italia 1947-1989” –
scrivono i curatori - fa il punto sulla ricchezza di
ricerche ed esiti conseguiti nel quarantennio corrispondente
al periodo ormai universalmente definito della Guerra fredda
mediante la sperimentazione di nuovi mezzi e di nuovi
territori estetici da parte dell’arte e le relazioni, le
confluenze e/o influenze instauratesi in molti casi con
architettura, cinema, design, editoria economia/industria,
fotografia e fotogiornalismo, società, teatro, televisione….
Si tratta di una trasversalità che recupera, ravvivandola a
partire dal secondo dopoguerra, la ricchezza dell’esperienza
futurista, che intendeva entrare nei vari campi espressivi e
sociali della realtà, come risulta evidente fin dalla
pubblicazione del primo manifesto avvenuta non su un
catalogo o una rivista d’arte, ma su Le Figaro, maggiore
quotidiano dell’epoca, con l’intento di rivolgersi in
generale alla società e non solo agli addetti ai lavori
dell’arte.
Negli anni dell’immediato dopoguerra gli artisti cercano di
riprendere percorsi spesso interrotti dalla loro
partecipazione al conflitto o, comunque, di ravvivare la
propria ricerca e di dare ad essa una nuova visibilità.
Sui due percorsi figurazione-astrazione gli artisti si
dividono, rimanendo in parte nella scia di Corrente,
allineati ad una visione realistica storicamente e
ideologicamente connotata (il Fronte Nuovo delle Arti,
1946), e in parte cercando, senza per questo rinunciare a un
impegno politico, nuove modalità espressive, sulla scorta di
esperienze come quelle condotte dagli astrattisti attivi già
negli anni Trenta sia attorno alla Galleria del Milione di
Milano, che in una situazione singolare come quella di Como,
dove interagivano con gli architetti razionalisti e in
particolare con Terragni.
Questi ultimi, memori dei limiti che un regime può imporre
anche alla cultura e all’arte, manifestano l’intolleranza
per un inquadramento della loro libertà espressiva entro
schemi realisti, ritenuti di retroguardia.
Il filone figurativo, stando agli effetti prodottisi nei
decenni successivi al dopoguerra, non sembra avere sbocchi
fecondi nella società alla quale peraltro ambiva, mentre la
ricerca astratta si va espandendo e ramificando in vari
filoni.
L’esposizione si sofferma su questa “storia”, proprio per la
sua diversificata evoluzione, per le conseguenze decisamente
ampie che avrà sulla ricerca dei decenni successivi e per le
relazioni che si instaurano con i vari aspetti della cultura
e della società e dell’economia dell’epoca. Le forme
dell’avanguardia e della neoavanguardia si diffondono nella
realtà, diventano vita, anche se la maggior parte della
gente non ha consapevolezza da dove quelle forme
provengano”.
La mostra si articola sui tre spazi espositivi secondo una
successione temporale che affida al Museo d’arte
contemporanea di Lissone gli anni dell’immediato dopoguerra
fino al 1958, alla Rotonda di via Besana di Milano il
periodo 1959-1972 e alla GAMeC di Bergamo gli anni più
recenti, dal 1973 al 1989.
Si annuncia che una rilettura di sintesi della mostra si
terrà a partire dal 3 luglio fino al 26 settembre 2010
presso la sede del Museo d'Arte di Lugano.
Scheda tecnica della mostra
Titolo della mostra: IL GRANDE GIOCO. Forme d'arte in Italia 1947-1989 Luoghi: Lissone, Museo d’arte contemporaneaMilano, Rotonda di via Besana
Bergamo, GAMeC Periodo: Dal 24 febbraio al 9 maggio 2010 Orari: Bergamo e Lissone: martedì mercoledì venerdì sabato domenica 10.00-13.00 / 15.00-19.00; giovedì 10-13; 15-22 lunedì chiuso.
Milano: martedì mercoledì venerdì sabato domenica 9.30-19.30; giovedì dalle ore 9.30 alle ore 22.30; lunedì dalle ore 14.30 alle ore 19.30Catalogo: Silvana Editoriale Siti-web: www.ilgrandegioco.it
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