VERNICE FRESCA

PARIGI. GLI ANNI MERAVIGLIOSI

Impressionismo contro Salon

Rimini, Castel Sismondo
Dal 23 ottobre 2010 al 27 marzo 2011
Edouard Manet: Argenteuil

Edouard Manet
Argenteuil, 1874 olio su tela, cm 149 x 115
Tournai, Musée des Beaux-Arts

Nell’estate del 1874, poche settimane dopo la conclusione della prima mostra degli “Indépendants”, alla quale peraltro aveva scelto di non partecipare, Edouard Manet si reca nella casa di famiglia a Gennevilliers, poco distante dall’abitazione di Camille e Claude Monet ad Argenteuil. E’ un’estate gioiosa, durante la quale frequentemente, così come aveva fatto l’anno prima e come farà l’anno successivo, anche Renoir si reca da Monet per dipingere. Come appare per esempio nel bellissimo quadro, presente in questa esposizione. La raccolta dei fiori, del 1875 e proveniente dalla National Gallery di Washington. In questo clima di vacanza, dopo le fatiche che hanno portato all’apertura della mostra da Nadar, i tre amici possono finalmente abbandonarsi completamente alla luce e al colore. Ed è proprio entro queste atmosfere, appena al di fuori della Parigi in quegli anni meravigliosi, che Manet pone mano a uno dei suoi più straordinari capolavori, un grande quadro cui dà il titolo di Argenteuil. Certamente il più impressionista tra tutti quelli da lui dipinti. E in parte realizzato en plein air, per la prima volta nella sua vita. John Rewald, nella celeberrima Storia dell’impressionismo, ne parla così: “Fu ad Argenteuil, dove vide Monet dipingere, che Manet fu definitivamente convinto del lavoro compiuto all’aria aperta.” La delicatezza dei volti, il loro senso di intimità, come mai era avvenuto nell’opera di Manet; la vivezza della luce e dei colori, quel blu intenso dell’ acqua della Senna, tutto parla di una vicinanza con l’arte impressionista. Eppure convive con essa una sempre rigorosa composizione, l’alternanza delle orizzontali e delle verticali, in una deliberata costruzione che indica come l’opera fosse effettivamente destinata ad essere esposta al Salon, cosa che avvenne l’anno successivo. Ma fu soprattutto il sarcasmo dei critici ad accogliere questo capolavoro, quand’anche non fossero state vignette ironiche, come quella apparsa in L’Illustration del 29 maggio 1875, dove si ringraziava Monsieur Manet di avere inserito una nota di gaiezza nell’atmosfera altrimenti triste del Salon. Ricordando la partecipazione del 1873 con Le bon bock, Gaillardon in Le Soir del 6 maggio stigmatizzava così: “Avevamo una certa speranza dopo aver visto Le bon bock, ma è perfino troppo evidente come Argenteuil sia un disastro. Monsieur Manet non è nulla ma è soprattutto un eccentrico.”

Berthe Morisot: Al ballo

Berthe Morisot
Al ballo, 1875 olio su tela, cm 62 x 52
Parigi, Musée Marmottan

Rousseau parlava in Le Figaro del 2 maggio di “marmellata d’Argenteuil spalmata sul fiume. Il Maestro ritorna ad essere uno studente di vent’anni.” Soltanto pochi, da Chesneau a Castagnary, prendevano le difese di Manet, individuando in questo quadro meraviglioso quel capolavoro che effettivamente pose Manet su una nuova strada. Volutamente ci si è soffermati a lungo, in questa presentazione della mostra Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon, su questo dipinto, che a buon diritto ne costituisce l’emblema e il simbolo. Oltre ad essere un prestito invero eccezionale e che raramente si è visto al di fuori del Museo di Tournai, di cui rappresenta l’eccellenza massima. La lotta tra Salon e impressionismo, che si concentra sul senso della rappresentazione della vita quotidiana da una parte e sulla rappresentazione della quasi immobilità della storia dall’altro. Pur esposto al Salon del 1875, il quadro ne sancisce la distanza e le reazioni furibonde e ironiche da parte dell’ufficialità ne decretano il senso nuovo e avvertito.Del resto la storia del Salon, più che non si creda, è storia anche di partecipazioni da parte di tutti i giovani pittori impressionisti, che ovviamente vedevano in quel luogo lo spazio per una possibile affermazione. Pur contraddicendo con le loro opere il senso di una stucchevole musealizzazione. Ma per esempio Bazille, a proposito di un suo quadro accettato al Salon del 1870, non riesce a trattenere l’entusiasmo: “Tutto il mondo lo vede e ne parla. Molti ne
dicono più male che bene, ma insomma sono lanciato.” E la mostra di Rimini vuole indagare, per la prima volta in Italia, e facendo ricorso a circa novanta opere provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo, proprio questo capitolo affascinante, quando il nuovo giunge e un grande muro viene opposto a quel giungere. Ma anche quando attraverso quel muro, il muro del Salon, passa il fascino che accende e accompagna la dimensione della pittura. Non a caso Frédéric Chevalier, in un articolo sul Salon del 1877 per la rivista L’Artiste, e intitolato significativamente “L’impressionismo al Salon”, dopo avere compiuto un paragone con quanto Giorgione a Venezia e Correggio a Parma fecero per svecchiare “la severità dello stile alto”, così prosegue: “L’impressionismo ha finito per entrare al Salon ufficiale. Da questo punto di vista, analizzando non per partito preso le opere dei diversi artisti contemporanei, ci si rende conto della sua importanza entro il movimento naturalista dei giorni nostri e si dà il giusto valore agli elementi di rinnovamento che esso contiene.” Non sarà del resto inutile ricordare come, ovviamente al di là di Manet, al Salon siano stati a più riprese accettati Monet e Pissarro, Sisley e Degas, Bazille e Renoir, Cézanne e Guillaumin, Morisot e Fantin-Latour, solo per dire dei principali artisti più o meno riconducibili all’impressionismo e tutti presenti in questa mostra, anche con opere precisamente presenti nei Salon o rifiutate nella loro partecipazione. Tra gli altri, soprattutto Corot e Daubigny dalla Giuria ufficiale del Salon, spingevano affinché i rappresentanti della giovane pittura francese fossero accolti tra le alte cimase.
La mostra quindi, articolandosi in tre sezioni di carattere tematico (la prima Volto, corpo e figure, la seconda Nature sospese, la terza Lo specchio della natura) pone a confronto sui medesimi soggetti i pittori del Salon con gli impressionisti e prima di loro gli artisti legati a Barbizon. E lo fa anche dopo una lunga ricerca di opere sparse in molti musei francesi di provincia, che detengono dipinti, talvolta di grande formato, dei pittori legati al mondo ufficiale e che mai si vedono nelle mostre. Di modo che quello che alla fine risulti sia un vero capitolo della storia artistica in Francia nella seconda metà del XIX secolo. Perché l’esposizione tocca proprio questo periodo, con il suo punto d’avvio però legato a un famoso quadro di Ingres del 1800. Dipinto nel dicembre del 1800, dunque da un Ingres appena ventenne, il Torso maschile rappresenta, secondo le parole di Vincent Pomarede, “un approccio realista e sensuale al corpo umano, unito a un lavoro raffinato sulla luce e sul modellato e a una perfetta sapienza di tocco. E già a questo punto traspare la sua idea successiva sulla realizzazione del corpo, che rifiuta i principi dell’anatomia a favore della naïveté e dell’impressione suscitata dal modello.” Questo precoce dipinto, concesso in prestito dall’École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi, e che proprio per le ragioni di immediata modernità addotte da Pomarede aprirà la rassegna riminese, entro i dettami dell’Accademia ma già aperto con lo sguardo sul futuro, venne realizzato da Ingres per partecipare, come tradizione tra gli allievi dell’Accademia, al concorso denominato della “demi-figure peinte”. Tradizionalmente chiamato “Prix du torse”, venne creato nel 1784 da Maurice Quentin de La Tour. Nell’edizione del 1800, Ingres colse il primo premio, che gli venne consegnato il 2 febbraio 1801. Ingres che rappresenterà per molti, nel campo della figura e del nudo da Gérôme a Bouguereau e da Dugasseau a Cabanel come ben si vedrà a Rimini, il fondamentale, e certamente ineludibile, riferimento. Fino a quel celeberrimo dipinto di Bazille, uno dei capisaldi del nascente impressionismo, La Toilette, rifiutato al Salon del 1870 e che chiude la parte dei nudi nella mostra di Castel Sismondo. Questa prima, foltissima sezione ha molti altri punti di forza. Dai corpi sacri distesi da Henner a Bonnat, nella luce fosca di una rivelazione fortemente spirituale e sofferta, fino ai veri e propri ritratti, che da rappresentanti del Salon come Delaunay e Baudry, Bonnat e Carolus-Duran, Bertrand e Couture, attraverso il sublime passaggio di Corot e Courbet, tra l’altro con quel suo capolavoro indiscusso che è La filatrice addormentata del 1853, giunge alla strabiliante stagione impressionista con Manet e Degas, Fantin-Latour e Renoir, Cézanne, Caillebotte, Morisot, Bazille e Gauguin fino alla scultura di Rodin e dello stesso Degas, con la famosissima Danzatrice di quattordici anni. E infine da non dimenticare l’importante galleria di autoritratti, che partendo da un Autoritratto tardo di Ingres del 1864 – 1865 prosegue con opere di Fantin-Latour e Guillaumin fino a Van Gogh e Cézanne. La seconda sezione, dedicata al tema della natura morta, lavorando ancora sul confronto tra gli artisti del Salon e gli impressionisti, così collocati in una continuità sulla parete e sul puntuale raffronto, affianca il principale pittore accademico di natura morta, Bonvin, con una notissima natura morta di Bazille. O sul tema dei fiori, Maisiat e Benner a Fantin-Latour e Renoir, a Pissarro e Gauguin, assieme a nature morte di frutta e oggetti di Manet e ancora Renoir, Monet e Cézanne, entro i confini di un genere che pur meno frequentato dagli impressionisti non ha mancato di generare molti dipinti splendidi. Perché certamente il trionfo di quella che venne definita la Nouvelle peinture, si celebra nella terza e ultima sezione della mostra, quella dedicata al paesaggio. Con uno stacco perfino esagerato se si considera la pittura classica di paesaggio in Francia nel corso del XIX secolo e soprattutto la sua prima metà, ma certamente con un solco che resta ampio anche nella seconda parte del secolo. Rousseau, Courbet, Millet, Daubigny, Chintreuil, Boudin ma soprattutto Corot rappresentano, con ogni evidenza, il punto di passaggio tra un prima e un poi e su questo l’esposizione farà la sua opportuna sosta, considerando anche quanto pittori di Salon come Laurens e Busson, Ségé e Doré, Lepic e Carolus-Duran, realizzano sul tema dello sguardo sulla natura. Anche qui nel confronto dapprima con i precoci paesaggi impressionisti degli anni sessanta dell’Ottocento, come per esempio il grande quadro di Sisley del 1867, ed esposto al Salon di quell’anno, Il sentiero dei Castagni a la Celle-Saint-Cloud, o certe vedute di villaggi in Normandia realizzate da Monet tra l’ altro a Honfleur a metà di quel decennio, ma poi prendendo l’avvio quella strabiliante stagione, gli anni settanta, che sono il pieno e autentico tempo dell’impressionismo. Con Monet, presente in tutto con una quindicina di opere, ovviamente al centro della scena, nel suo transito da Argenteuil a Vétheuil. E accanto a lui le opere di Pissarro e Sisley, di Cézanne e Renoir, Guillaumin e Morisot, Gauguin e Van Gogh. Fino a quel passaggio fondamentale, finale per la mostra riminese, con l’ingresso in scena di Signac e soprattutto Seurat. Con il confronto tra quanto Monet, nei primi anni ottanta, dipinge sulla costa di Normandia attorno a Trouville guardando il mare e quanto Seurat, appena dopo, dipinge ancora guardando il mare poco distante, a La Grève du Bas-Butin, vicino Honfleur. Un mondo che si disgrega organizzandosi. Uno sguardo sulla natura che fa della sintesi il suo punto di forza. La descrizione partecipata della natura è giunta a un suo importante punto di svolta.

Scheda tecnica della mostra

Titolo della mostra: PARIGI. GLI ANNI MERAVIGLIOSI. Impressionismo contro Salon Luogo: Rimini, Castel Sismondo Periodo: Dal 23 ottobre 2010 al 27 marzo 2011  
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