VERNICE FRESCA
PARIGI. GLI ANNI MERAVIGLIOSI
Impressionismo contro Salon
Edouard Manet
Argenteuil, 1874 olio su tela, cm 149 x 115
Tournai, Musée des Beaux-Arts
Nell’estate del 1874, poche settimane dopo la conclusione
della prima mostra degli “Indépendants”, alla quale peraltro
aveva scelto di non partecipare, Edouard Manet si reca nella
casa di famiglia a Gennevilliers, poco distante
dall’abitazione di Camille e Claude Monet ad Argenteuil. E’
un’estate gioiosa, durante la quale frequentemente, così
come aveva fatto l’anno prima e come farà l’anno successivo,
anche Renoir si reca da Monet per dipingere. Come appare per
esempio nel bellissimo quadro, presente in questa
esposizione. La raccolta dei fiori, del 1875 e proveniente
dalla National Gallery di Washington. In questo clima di
vacanza, dopo le fatiche che hanno portato all’apertura
della mostra da Nadar, i tre amici possono finalmente
abbandonarsi completamente alla luce e al colore. Ed è
proprio entro queste atmosfere, appena al di fuori della
Parigi in quegli anni meravigliosi, che Manet pone mano a
uno dei suoi più straordinari capolavori, un grande quadro
cui dà il titolo di Argenteuil. Certamente il più
impressionista tra tutti quelli da lui dipinti. E in parte
realizzato en plein air, per la prima volta nella sua vita.
John Rewald, nella celeberrima Storia dell’impressionismo,
ne parla così: “Fu ad Argenteuil, dove vide Monet dipingere,
che Manet fu definitivamente convinto del lavoro compiuto
all’aria aperta.” La delicatezza dei volti, il loro senso di
intimità, come mai era avvenuto nell’opera di Manet; la
vivezza della luce e dei colori, quel blu intenso dell’
acqua della Senna, tutto parla di una vicinanza con l’arte
impressionista. Eppure convive con essa una sempre rigorosa
composizione, l’alternanza delle orizzontali e delle
verticali, in una deliberata costruzione che indica come
l’opera fosse effettivamente destinata ad essere esposta al
Salon, cosa che avvenne l’anno successivo. Ma fu soprattutto
il sarcasmo dei critici ad accogliere questo capolavoro,
quand’anche non fossero state vignette ironiche, come quella
apparsa in L’Illustration del 29 maggio 1875, dove si
ringraziava Monsieur Manet di avere inserito una nota di
gaiezza nell’atmosfera altrimenti triste del Salon.
Ricordando la partecipazione del 1873 con Le bon bock,
Gaillardon in Le Soir del 6 maggio stigmatizzava così:
“Avevamo una certa speranza dopo aver visto Le bon bock, ma
è perfino troppo evidente come Argenteuil sia un disastro.
Monsieur Manet non è nulla ma è soprattutto un eccentrico.”
Berthe Morisot
Al ballo, 1875 olio su tela, cm 62 x 52
Parigi, Musée Marmottan
Rousseau parlava in Le Figaro del 2
maggio di “marmellata d’Argenteuil
spalmata sul fiume. Il Maestro ritorna
ad essere uno studente di vent’anni.”
Soltanto pochi, da Chesneau a Castagnary,
prendevano le difese di Manet,
individuando in questo quadro
meraviglioso quel capolavoro che
effettivamente pose Manet su una nuova
strada. Volutamente ci si è soffermati a
lungo, in questa presentazione della
mostra Parigi. Gli anni meravigliosi.
Impressionismo contro Salon, su questo
dipinto, che a buon diritto ne
costituisce l’emblema e il simbolo.
Oltre ad essere un prestito invero
eccezionale e che raramente si è visto
al di fuori del Museo di Tournai, di cui
rappresenta l’eccellenza massima. La
lotta tra Salon e impressionismo, che si
concentra sul senso della
rappresentazione della vita quotidiana
da una parte e sulla rappresentazione
della quasi immobilità della storia
dall’altro. Pur esposto al Salon del
1875, il quadro ne sancisce la distanza
e le reazioni furibonde e ironiche da
parte dell’ufficialità ne decretano il
senso nuovo e avvertito.Del resto la
storia del Salon, più che non si creda,
è storia anche di partecipazioni da
parte di tutti i giovani pittori
impressionisti, che ovviamente vedevano
in quel luogo lo spazio per una
possibile affermazione. Pur
contraddicendo con le loro opere il
senso di una stucchevole musealizzazione.
Ma per esempio Bazille, a proposito di
un suo quadro accettato al Salon del
1870, non riesce a trattenere
l’entusiasmo: “Tutto il mondo lo vede e
ne parla. Molti ne
dicono più male che bene, ma insomma
sono lanciato.” E la mostra di Rimini
vuole indagare, per la prima volta in
Italia, e facendo ricorso a circa
novanta opere provenienti da musei e
collezioni di tutto il mondo, proprio
questo capitolo affascinante, quando il
nuovo giunge e un grande muro viene
opposto a quel giungere. Ma anche quando
attraverso quel muro, il muro del Salon,
passa il fascino che accende e
accompagna la dimensione della pittura.
Non a caso Frédéric Chevalier, in un
articolo sul Salon del 1877 per la
rivista L’Artiste, e intitolato
significativamente “L’impressionismo al
Salon”, dopo avere compiuto un paragone
con quanto Giorgione a Venezia e
Correggio a Parma fecero per svecchiare
“la severità dello stile alto”, così
prosegue: “L’impressionismo ha finito
per entrare al Salon ufficiale. Da
questo punto di vista, analizzando non
per partito preso le opere dei diversi
artisti contemporanei, ci si rende conto
della sua importanza entro il movimento
naturalista dei giorni nostri e si dà il
giusto valore agli elementi di
rinnovamento che esso contiene.” Non
sarà del resto inutile ricordare come,
ovviamente al di là di Manet, al Salon
siano stati a più riprese accettati
Monet e Pissarro, Sisley e Degas,
Bazille e Renoir, Cézanne e Guillaumin,
Morisot e Fantin-Latour, solo per dire
dei principali artisti più o meno
riconducibili all’impressionismo e tutti
presenti in questa mostra, anche con
opere precisamente presenti nei Salon o
rifiutate nella loro partecipazione. Tra
gli altri, soprattutto Corot e Daubigny
dalla Giuria ufficiale del Salon,
spingevano affinché i rappresentanti
della giovane pittura francese fossero
accolti tra le alte cimase.
La mostra quindi, articolandosi in tre
sezioni di carattere tematico (la prima
Volto, corpo e figure, la seconda Nature
sospese, la terza Lo specchio della
natura) pone a confronto sui medesimi
soggetti i pittori del Salon con gli
impressionisti e prima di loro gli
artisti legati a Barbizon. E lo fa anche
dopo una lunga ricerca di opere sparse
in molti musei francesi di provincia,
che detengono dipinti, talvolta di
grande formato, dei pittori legati al
mondo ufficiale e che mai si vedono
nelle mostre. Di modo che quello che
alla fine risulti sia un vero capitolo
della storia artistica in Francia nella
seconda metà del XIX secolo. Perché
l’esposizione tocca proprio questo
periodo, con il suo punto d’avvio però
legato a un famoso quadro di Ingres del
1800. Dipinto nel dicembre del 1800,
dunque da un Ingres appena ventenne, il
Torso maschile rappresenta, secondo le
parole di Vincent Pomarede, “un
approccio realista e sensuale al corpo
umano, unito a un lavoro raffinato sulla
luce e sul modellato e a una perfetta
sapienza di tocco. E già a questo punto
traspare la sua idea successiva sulla
realizzazione del corpo, che rifiuta i
principi dell’anatomia a favore della
naïveté e dell’impressione suscitata dal
modello.” Questo precoce dipinto,
concesso in prestito dall’École
nationale supérieure des beaux-arts di
Parigi, e che proprio per le ragioni di
immediata modernità addotte da Pomarede
aprirà la rassegna riminese, entro i
dettami dell’Accademia ma già aperto con
lo sguardo sul futuro, venne realizzato
da Ingres per partecipare, come
tradizione tra gli allievi
dell’Accademia, al concorso denominato
della “demi-figure peinte”.
Tradizionalmente chiamato “Prix du
torse”, venne creato nel 1784 da Maurice
Quentin de La Tour. Nell’edizione del
1800, Ingres colse il primo premio, che
gli venne consegnato il 2 febbraio 1801.
Ingres che rappresenterà per molti, nel
campo della figura e del nudo da Gérôme
a Bouguereau e da Dugasseau a Cabanel
come ben si vedrà a Rimini, il
fondamentale, e certamente ineludibile,
riferimento. Fino a quel celeberrimo
dipinto di Bazille, uno dei capisaldi
del nascente impressionismo, La
Toilette, rifiutato al Salon del 1870 e
che chiude la parte dei nudi nella
mostra di Castel Sismondo. Questa prima,
foltissima sezione ha molti altri punti
di forza. Dai corpi sacri distesi da
Henner a Bonnat, nella luce fosca di una
rivelazione fortemente spirituale e
sofferta, fino ai veri e propri
ritratti, che da rappresentanti del
Salon come Delaunay e Baudry, Bonnat e
Carolus-Duran, Bertrand e Couture,
attraverso il sublime passaggio di Corot
e Courbet, tra l’altro con quel suo
capolavoro indiscusso che è La filatrice
addormentata del 1853, giunge alla
strabiliante stagione impressionista con
Manet e Degas, Fantin-Latour e Renoir,
Cézanne, Caillebotte, Morisot, Bazille e
Gauguin fino alla scultura di Rodin e
dello stesso Degas, con la famosissima
Danzatrice di quattordici anni. E infine
da non dimenticare l’importante galleria
di autoritratti, che partendo da un
Autoritratto tardo di Ingres del 1864 –
1865 prosegue con opere di Fantin-Latour
e Guillaumin fino a Van Gogh e Cézanne.
La seconda sezione, dedicata al tema
della natura morta, lavorando ancora sul
confronto tra gli artisti del Salon e
gli impressionisti, così collocati in
una continuità sulla parete e sul
puntuale raffronto, affianca il
principale pittore accademico di natura
morta, Bonvin, con una notissima natura
morta di Bazille. O sul tema dei fiori,
Maisiat e Benner a Fantin-Latour e
Renoir, a Pissarro e Gauguin, assieme a
nature morte di frutta e oggetti di
Manet e ancora Renoir, Monet e Cézanne,
entro i confini di un genere che pur
meno frequentato dagli impressionisti
non ha mancato di generare molti dipinti
splendidi. Perché certamente il trionfo
di quella che venne definita la Nouvelle
peinture, si celebra nella terza e
ultima sezione della mostra, quella
dedicata al paesaggio. Con uno stacco
perfino esagerato se si considera la
pittura classica di paesaggio in Francia
nel corso del XIX secolo e soprattutto
la sua prima metà, ma certamente con un
solco che resta ampio anche nella
seconda parte del secolo. Rousseau,
Courbet, Millet, Daubigny, Chintreuil,
Boudin ma soprattutto Corot
rappresentano, con ogni evidenza, il
punto di passaggio tra un prima e un poi
e su questo l’esposizione farà la sua
opportuna sosta, considerando anche
quanto pittori di Salon come Laurens e
Busson, Ségé e Doré, Lepic e
Carolus-Duran, realizzano sul tema dello
sguardo sulla natura. Anche qui nel
confronto dapprima con i precoci
paesaggi impressionisti degli anni
sessanta dell’Ottocento, come per
esempio il grande quadro di Sisley del
1867, ed esposto al Salon di quell’anno,
Il sentiero dei Castagni a la
Celle-Saint-Cloud, o certe vedute di
villaggi in Normandia realizzate da
Monet tra l’ altro a Honfleur a metà di
quel decennio, ma poi prendendo l’avvio
quella strabiliante stagione, gli anni
settanta, che sono il pieno e autentico
tempo dell’impressionismo. Con Monet,
presente in tutto con una quindicina di
opere, ovviamente al centro della scena,
nel suo transito da Argenteuil a
Vétheuil. E accanto a lui le opere di
Pissarro e Sisley, di Cézanne e Renoir,
Guillaumin e Morisot, Gauguin e Van
Gogh. Fino a quel passaggio
fondamentale, finale per la mostra
riminese, con l’ingresso in scena di
Signac e soprattutto Seurat. Con il
confronto tra quanto Monet, nei primi
anni ottanta, dipinge sulla costa di
Normandia attorno a Trouville guardando
il mare e quanto Seurat, appena dopo,
dipinge ancora guardando il mare poco
distante, a La Grève du Bas-Butin,
vicino Honfleur. Un mondo che si
disgrega organizzandosi. Uno sguardo
sulla natura che fa della sintesi il suo
punto di forza. La descrizione
partecipata della natura è giunta a un
suo importante punto di svolta.
Scheda tecnica della mostra
Titolo della mostra: PARIGI. GLI ANNI MERAVIGLIOSI. Impressionismo contro Salon Luogo: Rimini, Castel Sismondo Periodo: Dal 23 ottobre 2010 al 27 marzo 2011Pittura&dintorni cresce anche grazie al tuo contributo!



