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Sala 04

Andrea Morelli

Andrea  Morelli

La pittura è il campo delle immagini positive che richiamano la realtà... Per il resto c’è la musica. Scrive G. Segantini in una sua lettera: “...le idee, che germogliano nel cervello, possono esprimersi colla pittura solo allorquando, nella mente del pittore si siano delineate, precise, distinte, afferrabili si che nel colore e nelle forme vi sia il senso vero della natura. Se restano vaghe, indefinite vi è la musica, l’arte chiamata per eccellenza ad esprimerle; non la pittura”.

 
Il mondo odierno è caratterizzato nel campo dell’arte dal bisogno di stupire... spesso in funzione del mercato... Tutte o quasi tutte le opere sono autoreferenziate in quanto non sussistono modelli assoluti di confronto che si pongono come punto di riferimento.
Per A. Morelli, artista riminese, ogni punto di osservazione della realtà è occasione di conoscenza che si traduce in idea-azione e non è fuori luogo affermare che osservando i suoi dipinti balza all’occhio, anche del meno esperto in arte, una pittura colta, meditata, presentandosi spesso e contemporaneamente con opere di diversa impronta in virtù della sua continua ricerca di stile e di forme con contrapposizioni di forme e di colori con il precipuo scopo di valorizzarli.
E’ dunque nel contesto di cui si è fatto cenno che Morelli sviluppa le sue opere. La sua figurazione all’interno di uno spazio pittorico predeterminato si svincola dal reale realizzando con un disegno decisamente marcato spazi e forme simboliche nella consapevolezza che il realizzato sono frammenti di idee... di cose viste un tempo lontano negli anni... ricordi...
Prof.ssa Magda Del Bianco
 
 
"NON CONOSCO ARTE CHE IMPEGNI DI PIU' L'INTELLIGENZA DEL DISEGNO" 
Così Paul Valery riflettendo sull'opera di E. Degas ne componeva la biografia. 
Ed è proprio da un'attenta ricerca del disegno e del chiaroscuro e, di seguito, attraverso queste elaborate discipline, che A.Morelli approda alla pittura con altrettanta sintesi di forma e raffinato cromatismo che, inizialmente tonale, via via diviene sempre più materico. 
Senza mai disgiungere le due cose egli non indulge al compiacimento, ma continuamente rivisita, trasforma e reinventa le sue opere prendendo sempre più coscienza dei propri mezzi espressivi. 
Prof. Enzo Berardi

Mario Gianquitto

Mario Gianquitto

A Napoli, nel 1948, il 28 marzo, nasce  Mario Gianquitto, nel poetico e verdeggiante contesto di Via D'Auria sulla collina del Vomero. Mario Gianquitto è un bambino vivace, allegro curioso, il cui destino gli toglie, all'età di tre anni, la fonte d'amore più grande, la madre. Processi mentali e sensoriali sconvolti, una personalità embrionale dove l'incomprensibilità e l'incontenibilità di questo tragico evento lo accompagneranno e regoleranno per sempre la sua ispirazione. Già nella primissima adolescenza si fa strada in lui la necessità di dare  corpo  alle  sue   
inquietudini, il disegnare e il dipingere divengono l'appiglio a qualcosa o a qualcuno che possa riempire un buco senza fondo. Un giovane adolescente che si impone, con caparbietà, contrastato fortemente dal padre, a voler seguire la strada dell'arte.Frequenta con passione e profitto la Scuola Statale d'Arte di Napoli guidato dai maestri Casciaro, Girosi, Striccoli, e l'Accademia di Belle Arti di Napoli. Mario Gianquitto è un uomo schivo, si sente sempre un apprendista, modesto e riservato, spesso sorpreso ed imbarazzato dallo stupore di chi contempla una sua opera. Ignaro di essere quel che è partorisce le sue creature disconoscendole subito dopo. Si sente uno strumento bistrattato da una società fatta di velenoso e profumato artificio. Un personaggio il cui fascino si estrinseca nel sentirlo parlare, è inevitabile percepire una riverenza inusuale verso l'arte ricca di emozioni ed intuizioni, sia essa pittura, musica o poesia. Chi conosce Mario Gianquitto trova solidarietà e umanità che si accomunano al suo sentire, dove il presente e l'assente, il vivo e il morto, si affiancano come sconosciuti. Per essergli amico nella simpatia e nella napoletanità, deve aggiungere l'uomo, con il suo carattere, le sue idiosincrasie, e alla fine dimenticare ogni cosa che non sia la "sua" pittura. L'intelligenza critica, il suo antivedere la sorte umana con ironica e mordace premonizione lo inseriscono, a pieno titolo, tra i pittori "contemporanei".

Giovanni Panzavolta

Giovanni Panzavolta

Nato a Riolo Terme (RA) il 29 luglio 1960, abita a Riolo Terme. 
Diplomato all'istituto d’Arte della Ceramica di Faenza, e in seguito, all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Stage di restauro della pietra e del cotto nel 1986 a Bologna.
Ha lavorato presso il Centro Internazionale di ricerche artistiche della Cooperativa Ceramica di Imola.

Dal 1989 è insegnante di arte e immagine.

Gloria Brugali

Gloria Brugali

Gloria Brugali nata nel 1993, è sempre stata affascinata da diverse forme d'arte sin da quando era bambina. Durante la sua adolescenza ha sperimentato varie tecniche artistiche grazie a corsi di disegno. La sua curiosità e la sua fame di esperienze di vita la portarono in Australia dove visse per due anni e poi nel Regno Unito. Portando sempre con sé la sua macchina fotografica e i suoi pennelli. La sua identità è profondamente legata alla sua natura creativa, ecco perché le sue esperienze sono una parte fondamentale della sua ispirazione artistica. L'arte ha il potere di afferrare tutte le sfumature emotive della sua percezione. Attualmente sta allargando la sua conoscenza e la sua espressività creativa in un percorso di continua crescita artistica.

Raffaello Carle

Raffaello Carle

Raffaello Carle nasce a Cairo Montenotte (SV) il 26.05.65.

Sposato, vive a Dego con moglie e due figli. Diplomato, lavora da sempre come impiegato in Aziende del settore Automotive.

Non ha ricevuto nessuna formazione artistica, e nessuno avrebbe mai potuto immaginare una sua evoluzione in tal senso.

Nel 2013 un'amica, forse per “colpa” del nome “Raffaello” ha pensato di regalargli una tavolozza e dei colori ad olio. Con queste cose in mano a stuzzicarne la curiosità, ha cominciato, con la tenacia che gli appartiene, a seguire corsi online, e ha così iniziato questa nuova avventura che lo sta appassionando molto e comincia e regalargli qualche soddisfazione.

Ha partecipato a varie collettive tra Liguria, Piemonte e Toscana riscuotendo piacevoli consensi.

Nel 2015 ha esposto i suoi lavori in una Bi-Personale di beneficenza a favore di AISLA Savona/Imperia, una onlus che si occupa di promuovere assistenza domiciliare medica e psicologica ai malati di SLA delle due province.

Ha vinto il concorso “La tela del mese” marzo 2018 organizzato da “Pittura e Dintorni”.

È stato tra i finalisti de “La quadrata 2018” nel contest ideato da “Il melograno Art Gallery” di Livorno dal 16 giugno al 4 luglio 2018.

Esposizione personale “Briciole d’Arte e ... fantasia” nella sala “Pier Luigi Nervi”, a Savona nel Palazzo della Provincia dal 17 al 22 novembre 2018.

Esposizione Bi-Personale organizzata dal Circolo Culturale Dego presso le Scuole Elementari di Dego dal 11 al 18 Agosto 2019

Serena Gatti

Serena Gatti

Mi chiamo Serena Gatti e sono nata in provincia di Bergamo, precisamente a Treviglio nel 1976.
Dal 2008 ho avuto la fortuna di conoscere il meraviglioso mondo dell'acquarello e da allora è entrato a far parte della mia vita...
Per il momento lavoro in un industria tessile part-time e mi piacerebbe poter cambiare… come dico sempre, mi piacerebbe passare... dalla fabbrica, al pennello.

 

Massimo Ronzoni

Massimo Ronzoni

Libero professionista nell’edilizia, pittore per passatempo, ho iniziato a dipingere 3 anni fa, uscito dalla mostra di Jean-Michel Basquiat al Mudec di Milano.

I miei sono ancora tentativi di pittura figurativa, dal carattere essenziale e istintivo, che trae ispirazione dall’arte neoespressionista di Basquiat, dall’art brut definita da Dubuffet e dal graffitismo di Haring.

Per me è essenziale dipingere ciò che conosco nel minimale, per cui protagonista unico dei miei quadri è la città, l’abitazione, il comparto edile in tutti i suoi argomenti, forme e scale di rappresentazione.

Gli argomenti sono la condivisione del costruito con l’abitante, la simbiosi sempre più spinta all’estremo tra abitante e abitato, l’umanizzazione del costruito, l’involucro come corpo da animare, l’abitazione come estensione del proprio corpo.  E l’atomizzazione del tessuto urbano, continuo da un punto di vista fisico, frammentato da quelli amministrativo, funzionale, sociale, razziale, economico, politico, emozionale.