Bruce Gilden, Amber, Las Vegas,
Nevada, USA, 2014 @ Bruce
Gilden/Magnum Photos
Dal 27 marzo al 23 agosto 2026, al Museo di Santa Giulia, la mostra, dal titolo A closer look, prima grande antologica dedicata a Bruce Gilden mai realizzata in Italia, propone un corpus di 80 fotografie. Il percorso espositivo inizia con le immagini in bianco e nero che documentano i suoi esordi nel 1968. La narrazione prosegue poi attraverso diversi scenari: dal Giappone, dove ha ritratto esponenti della Yakuza (1996-1999), ad Haiti (1985-1995), fino alle tappe in Europa tra Francia, Irlanda e Inghilterra. Il fulcro rimane tuttavia la sua città natale, New York, raccontata in un arco temporale che va dal 1969 al 1995.”
La rassegna presenta, quindi, Faces (2013-2024), ritratti di persone caratterizzati dal modo originale e diretto con il quale Gilden fotografa i volti con l’ausilio del flash, mediante una pratica che lui stesso definisce come l’arte di isolare l’epifania del quotidiano, ovvero la cattura furtiva dell’animo umano che si rivela in un frammento di secondo; sono scatti realizzati come cronaca figurativa di città in giro per il mondo: dagli Stati Uniti all’Inghilterra, passando per il Messico, la Grecia e la Colombia; sono opere che nascono da una relazione complice e da un dialogo fortemente cercato con i soggetti, ma che non rinunciano a un approccio diretto e senza sconti, tipico della sua cifra espressiva. L’uso del flash e l’estrema vicinanza al soggetto creano immagini ad alto contrasto, drammatiche, aggressive e senza filtri. Questo effetto appiattisce lo spazio, isola la persona dallo sfondo e mette in cruda evidenza ogni dettaglio del volto o del corpo. I protagonisti delle sue fotografie sono individui comuni incontrati per strada, spesso appartenenti agli ambienti più marginali della società, disoccupati, lavoratori precari, persone con problemi di dipendenza o che si trovano in situazioni difficili, i cui tratti sono segnati dall’età o dalle esperienze di vita. Il crudo realismo di ciascun fotogramma evoca la fragilità dell’esistenza, ma anche l’identità ferita di chi vive ai margini della collettività, invisibile ai più, ha perso tutte le proprie certezze ed è inghiottito dal buio dell’alienazione.
Completano l’esposizione due film: uno, realizzato dall’Agenzia Magnum Photos; nell’altro, Bruce Gilden racconta le sue vicende biografiche e la sua carriera professionale nell’intervista con il fotografo e reporter britannico Martin Parr, recentemente scomparso e suo grande amico.